fiato

si lascia la macchina al piglionico, vicino al monumento che ricorda il gruppo valanga e la sua tragica fine. le alpi apuane non hanno quasi un posto dove non sia successo qualcosa di tremendo e tragico, su quei monti sono passate le scarpacce dei ragazzi che hanno dato la vita per la libertà, prima degli scarponi da trekking dei turisti, se lo ricordi chi grida libertà libertà a un vecchio truffatore dal cerone sciolto dalla calura estiva.

dopo qualche metro si è nel bosco, che gentilmente accompagnerà i nostri passi quasi fino in cima, ombroso, fresco, incoraggiante.

decidiamo comunque di mettere una crema solare, che d’agosto in montagna si sa, si prende il sole.

la salita inizia dolcemente e io trovo un bastone abbandonato, uno dei tanti che, lungo il percorso capirò, fa su e giù per il sentiero, qualcuno li prende, li usa fin quando ne ha bisogno, e poi li appoggia di lato, in attesa del camminatore successivo.

quei bastoni devono essersi fatti la strada per il rifugio rossi almeno cento volte, dall’inizio dell’estate.

la salita si fa più aggressiva.

il caldo unito alla crema solare inizia a farci sudare, si sentono le gocce scendere lungo la schiena, la fronte riempirsi e le sopracciglia frenare alla meglio rivoli salati che scendono minacciosi verso gli occhi.

ma quello che fa più impressione è il poco fiato.

respiro come un cane, a bocca aperta, sperando di ficcare dentro quello che dentro non vuole entrare, aria per ogni passo, passi ai quali cerco di dare un ritmo, rotto, spesso, dalla successione di sassi sul sentiero, che il buon dio non ha messo in sintonia con l’angolazione delle mie gambe.

sento che voglio camminare, arrivare in cima, arrivare dove ci siamo detti saremmo andati, a vedere il mare dal naso dell’uomo morto: il profilo che si vede dal mare e dai monti, che unisce le due panie e che guarda il cielo, impassibile, da sempre e per sempre.

capisco che la cosa migliore da fare è non fermarmi, non parlare, non pensare troppo, chiudere la bocca intanto, forzare l’aria a passare dal naso, che produce un sibilo fastidioso, perché semichiuso dall’inattività, pensare solo a dove mettere i piedi, guardare il sentiero e gli alberi ma non pensare a quello che manca ancora da fare, non guardare in su, dove il percorso predice altra salita, altro fiato, altre gambe.

e all’improvviso succede.

i polmoni si arrendono e si aprono.

mi pare quasi di sentirli, si allargano un pochino, quel tanto che basta per regalarmi un po’ d’aria in più, per concedermi qualche millimetro di agio, e da quel minuscolo cambiamento tutto comincia.

l’aria aumenta, regala ossigeno alle gambe, ritempra la schiena, regala la sensazione inebriante di aver passato il limite della fatica e di essere oltre, di poter andare oltre, di poter salire dove ci si era prefissati e anche più su se solo si vuole. come un decollo mi godo il distacco della mia mente dal pensiero di quello che manca o dei passi da fare, la mente può occuparsi d’altro, il corpo è libero di fare quello che desidera, e quello che desidera fare è camminare ancora.

arriviamo al prato. senza alberi il sole schiocca.

ma ci sono i mirtilli e i mirtilli regalano dita viola e sapore d’infanzia. raccogliere e mangiare, un chicco alla volta, chiudere gli occhi e sentire il sapore espandersi sulla lingua.

la salita del prato è più dura di quella del bosco. HDC aveva mentito quando mi aveva detto che non lo sapeva, che gli pareva di ricordare che poi, il prato, saliva dolcemente o forse, addirittura, non saliva affatto.

ma ha fatto bene a mentire, ora che sono qui mi va bene anche così, vedo il rifugio, annunciato dalle bandiere sbiadite e sono contenta.

arriviamo, si mangia, si beve, si ride, si saluta la gente che c’è, e poi si va verso il naso, lassù dove dall’altra parte c’è il mare, lassù dove la montagna respira il solleone d’agosto.

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12 risposte a fiato

  1. Megant ha detto:

    Che bellezza…mi fai pregustare la vacanza allo Stelvio che, prima o poi, arriverà anche per me!!!

  2. Donna allo specchio ha detto:

    Che invidia ragazzi!! io quest’anno vado in Lorena a pochi kilometri da qui in un posto bellino, solo che dopo le mie vicissitudini di schiena, SOGNAVO IL MARE. Avevamo trovato della talasso in bretagna, ma il viaggio in treno ci costava 600 €, quanto un soggiorno a Madeira. MI RIFIUTO!!!!! MALEDETTE FERROVIE FRANCESI SGRUNT !!!!

  3. pensierini ha detto:

    Hai ‘rotto il fiato’ si dice qui da me, quando i polmoni improvvisamente si allargano.

  4. tittisissa ha detto:

    Che bella deve essere la montagna! Per me sarebbe davvero una novità! Qui mare, mare, mare…..sempre mare! ;)

  5. Donna allo specchio ha detto:

    Comunque, quello che non ho detto è che il posto dove siete andati luci è splendido

  6. letteredalucca ha detto:

    buongiorno a tutti! la cosa ganza è che non siamo in vacanza, né al mare né in montagna, siamo ancora a lucca, che è una provincia fortunata: con un’ora di macchina si va in alta montagna, con tre quarti d’ora si va al mare! :)

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