perché lucca non è dresda

(e il centro storico non è neustadt).

quando vivevo a dresdina mia ero in un quartiere che si chiamava “neustadt”.

era molto bello, colorato, in pieno centro, a pochi passi dal fiume e dentro la “movida” cittadina.

la via dove abitavo era piena di locali, aperti fino a tarda notte, e a volte la gente prendeva delle sedie per chiacchierare fuori, sul marciapiede.

dentro i locali la musica era allegra e divertente, a volte un po’ troppo fumo, ma adesso la legge contro il fumo nei locali è finalmente arrivata anche in germania.

la cosa incredibile, per me italiana, era che da dentro casa non si sentiva volare una mosca, neanche d’estate, con le finestre aperte.

ricordo una notte, che sentii tre ragazzi chiacchierare sotto al  mio balcone, che mi svegliarono.

mi alzai, uscii sul terrazzo e dissi al trio: “vi dispiace fare più piano? non riesco a dormire…”

i tre si chetarono immediatamente, scusandosi e andandosene bisbigliando sottovoce che neanche in chiesa.

la scorsa estate alle due di notte un tipo si è messo a blaterare sotto la finestra. urlava come uno spazzacamino a due sue amiche.

dopo venti minuti mi sono alzata, ho aperto la finestra e ho chiesto se poteva parlare più piano.

ha iniziato una pletora di offese a non so quanti decibel che non solo ha tenuto sveglia me, ma tutto il circondario.

domenica sera, di fronte a casa, una festa in un locale.

musica a tutto volume, che arrivava fin dentro casa, fuori dal locale cori da stadio.

a lucca si vive il circolo vizioso della prevaricazione.

“io faccio una festa, m’importa una sega del prossimo”

“io chiamo i vigili, mi importa una sega di te”.

e così a lucca praticamente per strada non c’è nessuno perché negli anni chiunque si fosse messo a fare un po’ di “banda” da un lato non azzeccava mai il momento di abbassare la voce, dall’altro lucca è piena di vecchi scassacoglioni come me o peggio di me che in un amen chiamano i vigili urbani.

vigili urbani che di notte sono però impegnati a fare contravvenzioni, perché a lucca c’è  un numero di stalli gialli (=per residenti) che non copre neanche un terzo dei possessori di permesso per stalli gialli, a causa della non politica degli ultimi anni e del sonno dei giusti dell’attuale amministrazione.

a dresda potevo arrivare sotto casa con un tram.

silenzioso, elettrico, giallo.

mi portava anche a Ikea, alla bisogna.

non avevo bisogno di un’auto, a dresda.

a lucca passano ogni tanto due navette derelitte.

derelitte e vuote.

vuote perché poche, poche perché vuote.

e non se ne esce.

a dresda ogni tanto i quartieri si organizzavano e facevano feste dove la gente cucinava e vendeva per strada i dolcetti fatti in casa.

a lucca fanno la multa al chiccaio che vende le cialde alle fiere perché non aveva la retina per capelli in testa.

a dresda le strade erano pulite dalla ciurma di capitan codino, che raccattava ogni mattina ogni sorta di schifume.

a lucca passa la ruzzolamerde.

a dresda tutti pagano le tasse.

a lucca mi sa di no.

ecco, io vorrei un po’ di dresda anche a lucca, un po’di rispetto per se stessi e l’ambiente, un po’ di semplice organizzazione, un po’ di correttezza in più,  un po’ di pragmatismo, di voglia di sistemare le cose, cose semplici, facili da fare, come mettere il vuoto a rendere sulle bottiglie e i bicchieri di vetro usati dai locali o venduti al supermercato, come le mamme che si organizzano e portano in due a giro i figli di tutte le altre del condominio e nessuna di loro “mette l’avvocato” perché il figlio è tornato col ginocchio sbucciato.

mi mancano i picnic sul fiume, anche qui abbiamo un fiume ma ogni volta che provano a farci qualcosa i vandali devastano quel poco che c’è.

che palle…

forse, alla fine, dopo averli tanto sbeffeggiati, vorrei solo che si fosse un po’ più tedeschi.

o forse meno italiani.

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4 risposte a perché lucca non è dresda

  1. AD Blues ha detto:

    Forse avevano ragione gli antichi romani: “in medio stat virtus”… Bisognerebbe essere un po’ meno italiani ed un po’ più tedeschi senza estremismi di italianità o di crucchitudine.
    Comunque non spero affatto in nessun miglioramento, ne parlavo ieri al telefono con mia sorella: noi italiani abbiamo nel DNA la necessità di inculare il prossimo, anche gratis, non necessariamente per averne un vantaggio ma così, tanto per sentirsi “più ganzi” degli altri… :-\
    Da qui il casino irriguardoso, la devastazione degli spazi pubblici e la fregola di chiamare i vigili (se non addirittura passare alle maniere forti).

    —Alex

  2. tittisissa ha detto:

    Vorrei poter sperare di avere un po di Lucca nella mia Taranto. E già cosi, ti assicuro, sarebbe un enorme miglioramento!

  3. Anna Maria ha detto:

    L’esperienza del provare a zittire l’ho fatta anche io, a Roma…immagina, puoi! Per tutti i motivi che descrivi, mia figlia se ne torna lì in terra alemanna e io rimarrò qui, come una scema a sperare in quel cambiamento che temo non ci sarà, almeno per ora. Io credevo che in una città piccolina la realtà fosse diversa, a quanto pare no, l’incivilimento è giunto anche lì. Peccato mi sarei trasferita volentieri in una piccola realtà. Va bè…
    Buona vita a tutti :-)

  4. crash ha detto:

    …”un macjello”…direbbe verdone…non sono abituato a piangermi addosso (anzi non l’ho mai fatto..)……maaa…..a me pare che: più avanti andiamo con gli anni…e… sempre peggio in fatto di educazione. Ma noto questo: percentualmente siamo noi, italiani, non tanto gli immigrati che pecchiamo in fatto di non rispetto; sarà la crisi…ma io fiuto ogni giorno più strafottenza in tante persone: l’altro giorno stavo per arrivare con il carrello alla cassa e una signora (l’ho vista già in distanza) si è fiondata davanti senza manco guardarmi. Genitori che sembrano le uniche persone con dei figli al mondo. Impiegati, commessi, ecc. svogliati “senza attenzione al cliente”: vado al grande magazzino e cerco quella commessa che almeno sa qualcosa e ha pazienza. A volte penso agli anni trascorsi e mi pare che le cose funzionassero meglio: forse c’era più inquinamento nell’aria ma almeno c’era più solidarietà, altrismo tra le persone, con meno tecnologie (dovrebbero facilitare…) e più partecipazione fisica.

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