in un paese normale

in un paese normale una sfida bersani-monti sarebbe una sfida fra il candidato del centro sinistra e il candidato di centro destra.

sarebbe come, che so, in francia. o in germania. o in spagna.

sarebbe il confronto fra due visioni del mondo, dell’economia e della società: il centro destra fortemente ancorato sul contenimento della spesa, sul rigore e sulla salvaguardia di alcuni ceti, quello industriale, quello ecclesiastico, quello, in poche parole, conservatore, e il centro sinistra invece che punta allo sviluppo, ai diritti, alla solidarietà.

invece noi siamo rimasti per vent’anni bloccati da un centro destra egemonizzato da un padrone che pensava solo ai propri affari e che costringeva l’avversario a pensare ogni giorno a come difendere ora la costituzione, ora la scuola pubblica, ora la sanità, ora la libera informazione.

abbiamo perso vent’anni di tempo democratico intorno all’ombelico di arcore, intorno alle leggi ad personam, intorno a ministri che avevano nel loro programma un misto di vendetta e schifo per le persone che dovevano andare a governare (si ricordi, due esempi per tutti, gli atteggiamenti di brunetta e gelmini, astiosi e perennemente polemici).

adesso sarebbe veramente interessante riuscire a capire se fosse possibile confrontarsi sul merito delle cose, sulla bontà delle idee, sulla voglia di governare un paese sulla base della propria idea di mondo che hanno i due schieramenti.

e invece io stamattina ancora non capisco se il paese normale sta nascendo davvero.

non capisco che cosa farà il cainano, non capisco come bersani reagirà all’entrata in politica di monti, non capisco quali saranno gli scenari politici che caratterizzeranno le prossime elezioni, alle quali mancano, accidenti, solo due mesi.

questo mi rende l’idea della distanza che abbiamo con un paese normale qualsiasi.

vi prego, datemi una buona volta un centro destra e un centro sinistra che si  confrontino sui problemi del paese in modo sereno ma alternativo, che di urla a ballarò, labbra gonfie e slogan urlati fino alla noia non se ne può più.

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6 risposte a in un paese normale

  1. AD Blues ha detto:

    Macché, non c’è verso.
    Non c’è verso perché la “ggente” vuole appunto gli strepiti e le facce al botulino e si annoia a sentire parlare un politico di lavoro e diritti.

    —Alex

  2. tittisissa ha detto:

    Mi unisco alla tua preghiera, Lucettina cara, sebbene in me non vi sia molto ottimismo.
    E la frase : ” Abbiamo perso vent’anni di tempo democratico intorno all’ombelico di Arcore ” la trovo davvero geniale, nella sua straordinaria e vera e scandalosa realtà.

  3. marcoghibellino ha detto:

    non c’è verso, un popolo può attraversare una o più crisi , ma se non ha gli strumenti morali etici e culturali per affrontarla non ne esce; e dirò di più, nemmeno lo merita.

  4. Anna Maria ha detto:

    Io posso solo dire che sono quasi disperata…dopo l’annuncio del toglieremo l’IMU e abbatteremo le tasse, sto meditando seriamente l’espatrio. So che non è una soluzione ma, essendo io più grande di voi, vorrei morire in un paese normale :-)

  5. crash ha detto:

    …ci sarebbe un confronto tra due opposti “pensieri”….SE non ci fosse stato un padre-padrone che avesse in questi anni congelato qualsiasi crescita positiva, propositiva, sana, coscienziosa, rispettosa, credibile, e tante altre….da una parte. E’ pietoso, veramente pietoso, assistere in questi giorni a scene che tutti possiamo osservare e ascoltare. La falsità, dovuta a furbizia(?), a problemi di opportunismo o ad altri più seri, domina. Confido molto nelle persone, soprattutto in chi si è astenuto dal voto in questi anni.

  6. franci ha detto:

    a me vengono i brividi quando sento dire al Cavaliere “presenteremo gente nuova che non è mai stata in politica!”: ma non è mica un vanto, anzi!! così ci ritroviamo di nuovo in balia delle olgettine, a che serve la gente nuova se non sa niente di politica, se non sa come ci si muove nella politica? e basta con questa cosa che “chiunque” può fare politica: sì, chiunque può iscriversi e partecipare, ma stare al governo o in parlamento è un’altra cosa!

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