sul concetto di radice

sono inciampata di recente nel concetto di radice.

sarà stato il fine settimana farnetino, (a farneta sono andata ad abitare che avevo tre anni, ancora mi considerano “piovuta”) o le terribili notizie dalla terra più contesa del mondo, o pensare a dresda d’inverno e a quanto mi manchi, ma mi sono piantata su questa cosa, sulle radici, se le ho, se non le ho, se servono a qualcosa e se sì a cosa.

parto da un ricordo. mi hanno raccontato che a belfast c’è un cimitero.

questo cimitero ha un muro, per dividere i morti protestanti da quelli cattolici.

il muro non parte dal terreno, ma da sotto, in modo che neanche sottoterra i morti  possano giocare a briscola.

quando me lo raccontarono pensai alle radici degli alberi.

che avrebbero silenziosamente disobbedito a quella sciocca e tragica divisione.

che avrebbero scavato, esplorato la terra in cerca di acqua e di azoto e sarebbero arrivate “di là”.

questo ricordo lo recupero adesso, per il mio concetto di radice.

è radice quello che ti permette di incontrare, sottoterra, qualcosa o qualcuno che sembra irraggiungibile e lontano.

è radice quello che ti tiene saldo ma esplora, viaggia, silenzioso, coraggioso, curioso, il mondo che ti circonda.

questa è la mia idea di radice. un silenzioso lavorìo verso “più in là”.

ho messo radici in posti lontani, le ho lasciate in tanti bei passati ricordi, dove ancora torno, con amore, a vedere chi ero e come ero fatta.

ho messo radici a dresda e a lucca, a volte guardo l’albero che è spuntato, come un pollone nuovo, e che non mi assomiglia quasi, e mi viene da ridere, mentre saluto e mi allontano.

le radici sono fatte per essere portate a spasso.

Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

13 risposte a sul concetto di radice

  1. Bianca-Hamburg ha detto:

    Non sapevo del cimitero di Belfast, questa immagine mi fa venire in mente “la livella” di Toto’, quella che rende i morti tutti uguali, ricchi, poveri, importanti, sconosciuti, cattolici e protestanti. Questo concetto di radice mi piace e lo sento molto vicino al mio…e questo post è cosi’ bello che mi vien voglia di condividerlo, posso? Anche io sto portando le mie radici a spasso ;-)

  2. tittisissa ha detto:

    Personalmente la mia idea di “radice” si avvicina notevolmente alla tua. Anzi, collima benissimo.
    La differenza è che avendo vissuto lontana dalla mia per moltissimi anni, non la riconosco più come tale e forse anche in passato mai l’ho sentita come “mia”, probabilmente perchè lì la mia famiglia non ha avuto le sue origini e di conseguenza non sento affatto che mi appartenga.
    Mentre invece riconosco come miei alcuni luoghi dove ho vissuto per lungo tempo ed ai quali sento di appartenere, non fosse altro che per affinità e per i ricordi che a quei luoghi mi legano.
    Anche io ho pensato alla livella, leggendo del cimitero di Belfast.
    A quell’assurdo tentativo di dividere qualcosa da qualcos’altra che mai è diversa ne per l’una e ne per l’altra, e che credo non abbia rilevanza alcuna in quel contesto.
    A chi mai può interessare se da vivo eri cattolico o protestante? Mah..

  3. AD Blues ha detto:

    Bah, io al concetto di radice non ci credo, sarà perché non sento di averne…
    Poi sento degli imbecilli usare la parola “radici” per giustificare razzismi e xenofobia (vedi Calderoli o Borghezio quando parlano delle “radici cristiane dell’Italia”, per esempio) ed allora preferisco non averne proprio.

    —Alex

  4. Megant ha detto:

    Bello il concetto di radici. Io le sentivo tanto quando d’estate tornavamo a Nocera Superiore, cittadina di poche case che mi ha dato i natali. In una di quelle poche case sono nata io, nel lettone dei nonni e non in un ospedale. Appena varcato il cartello autostradale di Roma mi era consentito parlare quello che ho sempre considerato il mio dialetto: il napoletano. Le sentivo tanto, le radici, le sentivo proprio lì nel giardino di limoni di nonno. Era come poggiare i piedi sulla terra e non su cemento e piastrelle, era come se l’aria fosse diversa, il cielo più azzurro. Quando sono iniziati a morire i miei nonni mi sono sentita via via come un albero a cui tagliano la radici, l’ultimo colpo un mese fa quando la casa dove sono nata è stata venduta. Abbiamo colto gli ultimi limoni, 2 o 3 li ho ancora nel frigorifero, con l’ultimo voglio fare 2 coppette di crema al limone poi l’ultima briciola delle mie radici sarà andata.
    Però appena cambio casa e avrò un balcone il primo desiderio è di comprarmi un alberello di limoni. Non sarà un limone di nonno ma per me è come cominciare a radicare nella nuova casa, in una nuova vita.

  5. Gianc. ha detto:

    Il concetto di radici e’ usato quantomai a sproposito (d’accordo con AD Blues!) tant’e’ che la frenesia di trovare ragioni religiose per giustificare la separazione profonda tra due terreni sfrutta il banale fatto che un muro ha bisogno di fondamenta semplicemente per non cadere… post hoc ergo propter hoc!

  6. janecole ha detto:

    Mi piace moltissimo questa tua idea di radice. Invece è terribile pensare al cimitero con il muro per dividere le tombe :(

  7. stefafra ha detto:

    Cosa sono le radici me lo sono chiesta spesso, forse perché non ne ho mai avute di salde di mio…
    Cresciuta in una regione molto dialettofona con la proibizione da parte dei mie di parlare il dialetto locale (che capivo e a volte parlavo pure, a scuola, perché in un modo o nell’altro ho un buon orecchio per le lingue e non posso fare a meno), con mezza famiglia emiliana e l’altra metá veneta.
    Cresciuta in Veneto fino a 13 anni, poi sradicata quando forse le radici cominciavo a metterle verso l’Emilia, che pure vedevo come una specie di terra promessa, terra dei miei avi..
    Poi le radici si sono sradicate definitivamente quando sono partita a zonzo per l’Europa: Olanda, Svizzera, o meglio Svizzere (tedesca e francofona), adesso UK.
    E in ogni posto dove arrivo, nonostante tutto, mi accorgo di lasciare una radichetta di nostalgia, un pezzetto di me che si annida nel nuovo suolo e poi, alla partenza, si fa sentire in modo inaspettato con doloretti di nostalgia.
    A volte invidio quelli che hanno un “suolo natio” a cui rifarsi, a cui pensare di voler tornare, é uno di quei sentimenti, come la religione, che ti aiutano a tirare avanti nei momentcci, ma che hanno anche potenti effetti collaterali.
    Una cosa che mi stupiva sempre degli Svizzeri é cheavessero sui documenti anche il |”luogo d’origine-Heimatort”, nel senso del posto da cui veniva la famiglia (paterna, ehem…vedi sotto). Un concetto arcaico, che forse andava bene quando nascevi a Gripposperduto e se ti andava bene ed eri un giramondo ti spostavi a Gripposperdutodisotto per metter su famiglia, ma che oggi suona quasi “tribale”.

    *A partire dalla metà del 18° secolo nella Confederazione Svizzera ai cittadini è stato attribuito un luogo d’origine. Di solito si trattava del domicilio del capo famiglia. I Comuni d’origine erano tenuti a tenere un registro dei loro cittadini. Tali registri sono i precursori dell’odierno registro dello stato civile. Da allora il luogo d’origine viene trasferito in caso di matrimonio alla moglie e in caso di filiazione ai figli. Il luogo d’origine dei cittadini svizzeri figura su quasi tutti i documenti di stato civile, come pure nel passaporto e sulla carta d’identità….

  8. crash ha detto:

    punto un attimo il dito su un concetto: l’assurdità di certi comportamenti. 1) I leghisti che citano le radici cristiane…quando di cristiano non hanno niente. 2) gli irlandesi del nord (belfast) che si sputtanano agli occhi del mondo, grande popolo che si aggrappa a cose inconcepibili, a maggior ragione, se sgorgano da una fede religiosa. L’assurdità di creare un muro profondo per separare….ma non avete capito un cavolo, una beata fava (usando un termine alla lucy..). Brava Bianca H. a citare Toto. Le radici. La prima cosa che mi viene in mente è questa: le radici vanno alimentate costantemente, il loro è un continuo modificarsi, ampliarsi. Ma le radici prese a se stante non servono a un cavolo (anche loro..) …….a meno che…a meno che…non “producono frutto”, non siano vitali per una struttura, per un “qualcosa” che cresce grazie a loro all’aperto, alla luce del sole !! quasi quasi questa sera mi cucino le radici amare….mmhuuumm

  9. donna allo specchio ha detto:

    Io non ho radici. Nata a Roma, vissuta in Russia nel primo anno di vita, poi a Beirut, poi di nuovo a Roma fino al giorno in cui sono partita per la Francia. Le mie radici sono me stessa, il mio compagno e la mia mamma, e poi i miei amici d’Italia e di Francia.

  10. marcoghibellino ha detto:

  11. Pingback: Kataweb.it - Blog - Anto blog » Blog Archive » Radici al Limone

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...