fra tenerezza e medioevo

domenica sera sono andata a sentir cantare il mio adorato babbuth.

il babbuth canta in un coro di canto gregoriano, quindi in effetti non mi aspettavo di certo di finire a un congresso del CICAP, però quello che ho osservato mi ha colpito e ve lo provo a raccontare.

era una festa solenne e importante per le tradizioni cittadine, il fatto che la chiesa fosse abbastanza deserta lasciava anche questo capire molte cose, ma non è di questo che vi vorrei parlare adesso.

quello di cui vi vorrei parlare è dello strano mix di sensazioni che ho provato. la festa era dedicata a san frediano, architetto del sesto secolo dopo cristo, che, deviando e riorganizzando il corso del fiume serchio mise definitivamente all’asciutto e in sicurezza la città.

nelle raffigurazioni popolari è raffigurato con un rastrello in mano, col quale, si racconta, raccoglieva le acque che invadevano la pianura per riportarle ad un unico alveo.

la basilica di san frediano è una delle più importanti della città, il babbuth mi spiegava che addirittura poteva fregiarsi della stessa importanza della basilica di san giovanni a roma, e che alcune delle sue colonne siano arrivate niente meno che dalle terme di caracalla.

alla fine del vespro cantato (e il mio babbuth è stato bravissimo) il celebrante, che già si era presentato mirabilmente vestito d’oro e d’argento, ha brandito un reliquiario, a forma di braccio benedicente, che conteneva, dice, una reliquia del santo. è andato fino alla porta della chiesa, ha spalancato la porta verso la città totalmente indaffarata a far compere e del tutto ignara di quello che si stava svolgendo e ha chiesto, per intercessione di san frediano, che il serchio  e le acque in generale, risparmiassero il lavoro, i beni e gli affetti delle persone.

mi è venuto un brivido lungo la schiena, a pensare ai morti, ai distastri economici, alle tombe etrusche piene d’acqua e alle strade allagate del sud della toscana.

mi ha fatto rabbia pensare che qualcuno potesse, con un moncherino in mano, chiedere e invocare per sé e i propri concittadini esattamente la protezione da quello che era successo pochi chilometri più in là, dimostrando, ancora una volta, che dio, la madonna e tutti i santi, hanno bisogno di essere invocati e a volte neanche quello basta, affinché si rendano conto che piove un po’ troppino.

ma mi ha fatto anche tenerezza pensare a quanto l’uomo si aggrappi a queste cose, a quanto possa sentirsi in qualche modo rasserenato da un rito pagano, da un osso dentro un reliquiario d’argento, da un moncherino di pollo mascherato da santo protettore, da un abracadabra qualsiasi che in qualche modo tenga lontane le paure e le angosce.

in qualche modo mi sono sentita vicina a queste persone, mi sono sentita piccola anche io, spaventata dal fiume e dalla pioggia. in qualche modo ho capito, in fondo al cuore, quanto spavento debba esserci nella natura umana, per portarci a compiere questi riti dal sapore antico.

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7 risposte a fra tenerezza e medioevo

  1. tittisissa ha detto:

    Com’è vero!! Da sempre l’uomo cerca di esorcizzare la potenza della natura, contro la quale non può nulla, invocando un dio o un semi dio che sia esso di estrazione pagana o cristiana, perché intervenga a bloccare il corso di un fiume o l’eruzione di un vulcano o anche la pioggia insistente. Talvolta con gesti e riti plateali ed innocui, talvolta ricorrendo ad estremi sacrifici anche umani. Tutto questo come giustamente scrivi tu, rasenta il pazzesco, il ridicolo e suscita in me rabbia e sgomento. In quale modo si decide da lassù di preservare una città dalla furia delle acque mentre un’altra ne cade vittima poco più in la? Quale criterio verrebbe adottato? Quali riti vengono riconosciuti come prodigiosi ed efficaci e quali no?

  2. marcoghibellino ha detto:

    Primus in orbe deos fecit timor, ardua coelo fulmina cum caderent (“Per prima al mondo la paura ha creato gli dei, alla vista dei fulmini che cadevano dal cielo”)
    Petronio

  3. Giorgio Iannone ha detto:

    più che pagano io lo trovo un rito tribale, identico nei modi e negli intenti alla venerazione del Nilo o del Sole e son contento che la chiesa fosse deserta, mi fa ben sperare. Perchè la gente crede che sia più utile pregare padre pio o un moncherino piuttosto che agire di persona…

  4. paleomichi ha detto:

    sono d’accordo con te, e nelle situazioni piu’ difficili della mia vita ho sentito molto la mancanza della consolazione che ci sia un disegno, un motivo razionale, una giustizia nascosta in ciò che succede, anche se solo alla fine dei giochi.

  5. crash ha detto:

    …che dire ?….se fossi un noncredente, un ateo probabilmente ragionerei anch’io come nei vari commenti. Probabilmente. Ma non lo sono. Innanzitutto mettiamo i puntini sulle “i”. Chi era S.Frediano ? era un monaco proveniente dall’irlanda diretto a Roma che si fermò come eremita a Lucca: persona piena di energia, dialogava con tutti: povera gente e atei (in particolare con i Longobardi) che convertì al Cristianesimo. Creò una comunità monastica. “Conoscitore di idraulica deviò il Serchio”, rendendo la terra fertile. “Lui è con la gente, è per la gente, mescolato a contadini e pescatori, in una intimità continua e cordiale. Sempre maestro e sempre fratello. Di qui la sua popolarità immensa, l’aura di prodigio che pare sempre accompagnarlo, i tanti miracoli che gli si attribuiranno, e l’affettuosa durata del suo culto, di secolo in secolo”. Ancora: all’interno della Chiesa esistono i sacramenti: l’eucarestia (dove è presente Cristo), la liturgia della parola, la penitenza, le varie forme di preghiera, le feste come Ognissanti e la commemorazione dei defunti. “Venerare i santi, i frammenti di ossa o quant’altro appartenuto a quelle persone significa venerare , non tanto ciò che vediamo materialmente, ma l’opera che Dio ha fatto con queste persone, che sono già pienamente realizzati e in perfetta comunione con Cristo; amare il culto dei santi, dunque, significa, al contempo, amare Dio….avvicinarsi a Dio”. Gli abiti dorati e argentati del celebrante… chissà a quale secolo risalgono, stanno a manifestare l’importanza e solennità della cerimonia. Purtroppo, come in tutte le cose, in tutte le tradizioni -consuetudini- credenze- costumi- religioni- ecc è importante capire il loro vero significato. Poi una persona è libera di crederci o meno.

  6. Guisito ha detto:

    A Lucca c’è san Frediano col suo moncherino, a Napoli san Gennaro col suo sangue; in ogni città c’è un protettore che, a quanto sembra, tutto fa fuorché proteggere. Non vogliamo rassegnarci ad essere su questa terra quel derelitto pellegrino che siamo, avvolto nel mistero che nessuno mai svelerà.

  7. crash ha detto:

    …con la preghiera si ottiene molto, ma la preghiera del cuore, non solo quella esteriore che lascia il tempo che trova….se andate in un santuario troverete delle pareti, delle stanze dedicate a raccogliere iscrizioni di ringraziamento, o meglio degli ex voto devozionali, per svariati motivi. Il mistero resterà mistero fino alla nostra morte: perfino gli apostoli di Gesù hanno dovuto toccare con mano Cristo resuscitato perchè non credevano. Su questa terra siamo liberi di fare ciò che vogliamo, e infatti la stiamo distrggendo con le nostre mani: possiamo dare amore come possiamo fare la guerra. Ripeto: pregando si ottiene tutto, ma con il cuore. Lo dice uno che fa fatica, tanta fatica.

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