ladies and gentlemen… il pippone! (reloaded)

eccomi qua, a pipponare felice come una pasqua per le vostre risposte.

risposte date essenzialmente da due tipologie di persone:

1) quelle che frequentano il blogghino da abbastanza tempo da sapere dove sarei andata a parare (un nome a caso: simona, la mia astrofisica preferita)

2) quelle che frequentano il blogghino da troppo poco tempo per sapere che mi sarei imbarcata in uno sfrantumìo di palle, al termine del quale si saranno pentiti amaramente di aver mai aperto queste paginette.

infatti vorrei cominciare proprio dal commento di vanni, che diceva che darwin si è sbagliato e che se puta caso casca un meteorite e ammazza l’individuo che possedeva delle caratteristiche genetiche straganze quello moriva lo stesso, per cui la selezione magari  a volte “premia” i più adatti, ma spesso e volentieri seleziona semplicemente i più sfigati.

quello che dice vanni è molto interessante perché centra perfettamente l’argomento del pippone.

i concetti per questo post mi sono venuti fuori a cena parlando con un filosofo (come è noto i filosofi sono intelligentissimi ma hanno il pessimo difetto di studiare solo la loro materia, perché io conosco kant e i  filosofi non conoscono la mitosi? mistero, ma questo è un altro pippone).

ad un certo punto sono sbottata: “ma insomma! se una vecchietta vince il prosciutto alla tombola della  sezione in piazza san francesco, tu commenti che ha avuto fortuna o che è stata brava?”

“ovviamente che ha avuto fortuna”.

“questa è esattamente la nostra storia, chi è arrivato fin qui non era il migliore, era il più adatto a un certo ambiente in un certo momento, se non fosse caduto un meteorite i dinosauri non si sarebbero estinti e noi mammiferi saremmo ancora delle mezze seghe notturne spaventati e incapaci di occupare nicchie ecologiche ragionevoli!”

questo paragone ci serve per leggere tutta la storia naturale e per cercare di dare il giusto nome alle cose.

e allora cominciamo a nominarle, ste benedette cose.

1) “evoluzione”: l’evoluzione non è una teoria, l’evoluzione è un fatto, così come è un fatto che so, la gravità.

che gli organismi cambino nel tempo assumendo forme maggiormente adatte alla loro specifica situazione è nelle cose, non è un dato da dover dimostrare. lo si evince dal susseguirsi delle forme fossili e non solo. ai tempi di darwin l’evoluzione era un punto di partenza per tutti, tutti, perfino i creazionisti erano più avanti e intelligenti di adesso. che cosa era successo? era successo che in inghilterra, in scozia, negli stati uniti, e in molte altre parti del mondo si iniziava a scavare per cercare carbone. scava scava, oltre al carbone, venivano fuori dalle viscere del terreno anche strani reperti, evidentemente scheletri di animali e parti di piante che non corrispondevano per nulla a quelli viventi. così i creazionisti si inventarono i diluvi universali periodici, una sorta di formattazione del pianeta che il buon dio faceva quando le cose iniziavano ad andare per il verso sbagliato. la cosa era affascinante, si sposava con la bibbia e con i fossili, praticamente perfetta.

lamark provò ad andare oltre (lamark, pover’omo, viene sempre trattato a pesci in faccia ma vi ci vorrei vedere voi, al posto suo!) e pensò che se un individuo acquisiva delle caratteristiche durante la sua vita, era in grado di passarle alla prole. in fin dei conti, quante volte anche noi ci siamo trovati a dire “certo che è portato per la musica, suo padre e sua madre sono musicisti!” magari non pensando che proprio perché aveva i genitori musicisti ha avuto familiarità col concetto di musica fin da bambino ed è stato questo, piuttosto che la genetica ad avviarlo verso la carriera di concertista.

darwin superò lamark (non senza una certa eleganza, va detto, d’altronde nonno charles era nonno charles) dicendo “non mi pare che il figlio del fabbro nasca con le braccia muscolose…” e propose la sua tesi: la selezione naturale.

2) selezione naturale: questa fu la geniale teoria che darwin mise in piedi per spiegare l’evoluzione, che era invece il dato di fatto.

andiamo avanti. il libro che darwin pubblicò, non si chiamava però “on evolution  by means of natural selection” ma si chiamo: “on the origin of species by means of natural selection”.

3) parliamo quindi di “origine delle specie” al plurale, e vediamo come questo porta al concetto di “evoluzione”.

le specie, con lo stesso criterio col quale un essere umano nasce solo da un altro essere umano, nascono da altre specie. e una specie nasce quando è sufficientemente diversa dalla “specie mamma” per determinate caratteristiche. una specie si definisce come un insieme di individui che condividono determinate caratteristiche e fra loro interfecondi.

darwin ebbe l’intuizione della sua teoria quando risistemava tutti gli appunti che aveva preso durante il suo viaggio sul beagle e in particolare fu colpito dalle diverse specie di passeri che notò su diverse isole.

passando da un’isola  all’altra, caratterizzata da un cibo diverso per i passeri, darwin notò che anche il becco dei passeri era diverso.

che cosa poteva essere successo? la specie “mamma” era magari caratteristica di una sola isola, dove si mangiavano per lo più insetti, e il becco dei passeri era adatto a questa cosa, per la felicità di tutti. sì, ogni tanto nasceva anche qualche passero col becco tozzo, corto e robusto, ma non era un attrezzo così fondamentale, vista l’abbondanza degli insetti morbidi da mangiare.

poi qualche uccellino temerario si era spinto in qualche modo su un altra isola, si era trovato bene, si era accoppiato con altre passere temerarie (come vedi, vanni, non sei l’unico a scrivere sull’argomento) e aveva formato una piccola colonia.

l’isola numero due era caratterizzata da cibo di tipo diverso, sì, c’erano anche un po’ di insetti, ma erano pochini e i passeri stentavano. fra questi passeri stentati continuavano a nascere, esattamente come nell’altra isola, anche qualche raro passero dal becco corto e duro. questi passeri però riuscivano, al contrario degli altri, mutate le condizioni ambientali, a mangiare i durissimi semi di cui l’isola era fornitissima. questi passeri, che nell’isola precedente non avevano alcun vantaggio, per fortuna loro, invece, in quest’isola erano favoriti, mangiavano come porcellini, diventavano belli grossi e si riproducevano a una velocità molto maggiore dei “modelli tradizionali”.

la nuova caratteristica venne quindi “esaltata” dalla selezione naturale, ma assolutamente non creata. era qualcosa che poteva anche preesistere ma che nel nuovo contesto diventava da superflua o dannosa decisamente strategica.

hanno forse qualche merito i passeri dal becco nuovo? no.

hanno forse qualche colpa i passeri col vecchio modello di becco? no.

solo che i primi, sulla nuova isola sono diventati dominanti mentre gli altri, sulla nuova isola, si sono estinti.

un altro famoso esempio di selezione fu l’elegante esempio della biston betularia, una bianca farfallina che stava essenzialmente sui bianchi tronchi delle betulle inglesi.

ogni tanto, per una mutazione, nasceva una farfallina nera, ma questa aveva vita brevissima, perché nera com’era, sulla betulla bianca, i predatori se la pappavano immediatamente.

con la rivoluzione industriale e lo smog relativo, le bianche betulle divennero scure e la situazione si invertì. le farfalline bianche furono mangiate rapidamente mentre quelle nere avevano molte probabilità in più di arrivare a riprodursi.

la variabilità, vale a dire le forme alternative presenti in natura preesistono rispetto alla selezione, la selezione, agendo come un grande passaverdure fa passare e andare avanti le specie maggiormente adatte favorendo e anzi, esaltando le caratteristiche emergenti che in un contesto diverso non avrebbero mai avuto successo.

è un po’ quello che successe per la cocacola, inventata per essere venduta in farmacia, nella quale non avrebbe avuto un gran successo, ebbe il suo boom come bibita dissetante, in un contesto completamente diverso.

riassumendo, copio e incollo direttamente le fasi che ernst mayr utilizza per spiegare la teoria di darwin, che nonostante non richieda grandi conoscenze e grandi studi è davvero una delle peggiori interpretate nella storia della scEnza. wikipedia mette anche intelligentemente fra parentesi che cosa, nello sviluppo della costruzione teorica è un fatto e che cosa sia invece una teoria, nella versione inglese è fatta meglio di quella italiana, come al solito…)

  1. Le specie sono dotate di una fertilità tale che nel caso in cui tutti i piccoli sopravvivano la specie cresce di numero (fatto).
  2. Le popolazioni rimangono grosso modo delle stesse dimensioni, con modeste fluttuazioni. (fatto)
  3. Le risorse di cibo sono limitate, ma relativamente costanti per la maggior parte del tempo. (fatto)
  4. Da queste prime tre osservazioni è possibile dedurre che verosimilmente in ogni ambiente ci sarà tra gli individui una lotta per la sopravvivenza (teoria).
  5. La riproduzione sessuale genera abbondante variazione (fatto).
  6. Gran parte della variazione è ereditabile (fatto)
  7. gli individui meno adatti all’ambiente hanno meno possibilità di sopravvivenza e individui più adatti all’ambiente ne hanno di più e le loro caratteristiche possono passare alle generazioni successive. (teoria).
  8. questo, lentamente (*) porta al cambiamento delle popolazioni che si adattano all’ambiente in modo sempre maggiore, e alla fine queste differenze si accumulano dando origine a nuove specie (teoria).  l’asterisco (*) ce l’ho messo io perché alla fine questo lentamente è abbastanza vago, ma forse il processo non è così lento come si crede.

quello che oggi è considerato un “geniale adattamento della natura” potrebbe rivelarsi tremendamente d’impaccio domani, non è dato saperlo e non esiste la maniera di prevedere a quali forme e adattamenti futuri assisteremo.

capite bene come il darwininsmo mandi in pezzi il concetto di finalismo, non prevedendo in alcun modo “a che cosa arriveremo”, e quindi la storia del mondo naturale e dell’uomo diventa una bellissima storia giocata sul filo delle probabilità e del caso.

è arrivato il momento quindi di parlare del secondo pezzo del titolo del libro di darwin: che è più lungo di come ve lo ho detto all’inizio (sì, confesso, ho barato ma a fin di bene). il titolo intero è: “On the Origin of Species by Means of Natural Selection, or the Preservation of Favoured Races in the Struggle for Life”

ora, come questo “favoured” sia potuto diventare “il più forte” o “il migliore” è interessante da capire, ma una cosa è certa, non è colpa di nonno charles.

a mio avviso (ma non solo mio) questo “favoured” è diventato “il più forte” o “il migliore” essenzialmente per due motivi:

1) il primo motivo risiede nel fatto che faceva molto comodo, nel periodo storico immediatamente posteriore alla morte di darwin (1882) prendere le sue teorie e adattarle alla visione del mondo che si aveva a quel tempo, nel quale occorreva giustificare schiavismo, povertà, sfruttamento e proletariato. “sei povero? te lo meriti, non solo, i tuoi figli saranno poveri e i miei saranno sempre ricchi, perché è giusto così, è la natura delle cose”. 

questa vulgata un po’ sempliciotta del darwinismo sociale è forse un po’ sbrigativa, ma credo che non si discosti molto da quanto sia successo veramente. un po’ come le teorie di nietzsche niente avevano a che fare con l’uso che il nazismo ha fatto di loro.

2) il secondo punto è quello che ancora oggi è durissimo da estirpare. per millenni abbiamo attribuito la nostra presenza sulla terra a un dio creatore, che ad altro non pensava che a creare un essere a sua immagine, voluto, scelto, formato, plasmato esattamente così come deve essere. e questo pensiero è legittimo e comprensivo. ragionando di noi ci è quasi impossibile non pensarci come figli desiderati, voluti, risultati di un processo. il nostro cuore e il nostro cervello hanno bisogno del finalismo, di pensare che non siamo un accidente di natura, di pensare che siamo il risultato di un percorso che già ci prevedeva.

per cui, una volta compresa la ragionevolezza di una parte della teoria di darwin, quella della selezione naturale, abbiamo cercato di svicolare alla seconda parte, quella della contingenza estrema.

e abbiamo provato a farcelo tornare. per farcelo tornare occorreva chiudere gli occhi e pensare che se noi eravamo il risultato di una selezione allora questo risultato era tale perché “migliori”, non perché fortunati.

questo ha portato alla scala dell’evoluzione che solo dopo tanti anni di tentativi stiamo provando a sostituire con un albero dai rami intricati, ha portato a considerarci “apice” quando siamo invece ramo collaterale di una struttura che apici non ha.

non siamo i custodi del pianeta, né il risultato di un progetto che tendeva a noi, siamo solo i sopravvissuti di una lotteria che poteva andare in mille altre direzioni, che ancora gira e che porterà la storia naturale  verso chissà cosa.

questo dovrebbe rasserenarci.

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29 risposte a ladies and gentlemen… il pippone! (reloaded)

  1. AD Blues ha detto:

    Evviva i pipponi! ;-)

    —Alex

    PS = però dovremmo riparlare un po’ di “più adatto” e “migliore” perché nella mia accezione del termine son sinonimi!

  2. marcoghibellino ha detto:

    Bellissimo pippone, concordo , è vero povero Lamark criticato per colpa del suo allievo Spencer ( una brutta persona quello) . Non dobbiamo però dimenticare Huxley Gautier Margulis e Sagan , capita che ” il più adatto ” sia anche quello che è capace di cooperare con gli altri, non solo di sopraffarli.

  3. letteredalucca ha detto:

    ps rapido delle sette: ieri, qualche minuto dopo aver finito di scrivere il pippone ho fatto un salto in libreria e mi è finito fra le mani (ovviamente rimanendoci attaccato) questo libro, credo appena uscito:”la sacra causa di Darwin-Lotta alla schiavitù e difesa dell’ evoluzione” di Adrian Desmond e James Moore, ed. Raffaello Cortina. l’ho iniziato, mi pare molto bello, vi faró sapere! buona giornata!
    (non potró rispondere ai commenti prima di stasera, chiedo venia…)

    • Simona ha detto:

      me lo segno!!
      io invece sto leggendo “La vita inaspettata: il fascino di un’evoluzione che non ci aveva previsto” di Pievani (che lui dedica al tuo maestro Gould)…molto interessante!

      mi mancavano i tuoi pipponi!!! è grazie a te che leggo questa roba, e anche grazie a te che mi diverto da matti a spiegare l’evoluzione a scuola…uno smacche enorme!!

      • letteredalucca ha detto:

        ciao bella! l’ho comprato anche io, è un’ottimo riassunto di molti libri di gould in effetti, opera senz’altro meritevole, ma forse, l'”ispiratore” meriterebbe maggiori citazioni, visto di quanto se ne appropria! ;)

      • Simona ha detto:

        sì, l’avevo notato anche io andando avanti nella lettura…dovremmo farglielo notare!

  4. Graziella ha detto:

    Pippone molto chiaro, come al solito! :) Peccato che i creazionisti non si lascino convincere e preferiscano pensare ad una creazione finalista :(

  5. Bruno ha detto:

    I
    E’ sbagliato pensare che il più adatto sopravviva, rivelandosi di fatto il migliore? Se per migliore si intende più forte , e non moralmente più meritevole. Quantità, non qualità.
    Non il contrario beninteso.Banale esempio:se nel maneggiare il badile per cavar carbone venivano i calli alle mani dei minatori(forma di adattamento all’ambiente) , lo strumento “mani” era migliore per la funzione,appunto. L’assenza di finalismo e la contingenza delle sorti del genere umano in generale e dei minatori in particolare , non impedisce di teorizzare che se per molte generazioni i minatori avessero “badilato” , la loro progenie,come patrimonio genetico,avrebbe ereditato mani più robuste , più adatte alla bisogna,oltre ad affinare le tecniche estrattive . Rivelandosi, magari, migliori,in termini di funzionalità,di quantitativo estratto, di relativa remunerazione e di conseguente tenore di vita delle loro comunità, di un ramo di estrattori di carbone di più recente origine. Salvo poi a cadere in disgrazia, nonostante le manone, al sopravvento del petrolio. In soldoni : il diverso livello di adattamento può creare supremazia?

    • letteredalucca ha detto:

      bruno, non cadere nel tranello di lamarck! i calli alle mani che si acquisiscono in una vita non passano alle generazioni future. :)
      detto questo, il più adatto non è “il più forte”. i batteri hanno colonizzato la terra fin quasi dalla sua nascita (i fossili più antichi di batteri hanno più di quattro miliardi di anni) e colonizzano tutt’oggi ogni possibile ambiente terrestre. eppure nessuno li considererebbe “forti”.

  6. Angel ha detto:

    Ciao Lu. Non frequento il blogghino da abbastanza tempo per sapere come andrebbe a finire, ma mi è piaciuto moltissimo. Un bellissimo esempio di come un’eccellente scrittrice può scrivere benissimo su emozioni e sentimenti (in altri post) e ragionare dopo su fatti scientifici. Uno dei miei scrittori preferiti, l’argentino Ernesto Sabato, è così passato dalla scienza alla letteratura ed a avuto una visione molto più profonda e completa della vita et degli uomini di tantissimi altri.
    Ne approfitto per mandarti tanti auguri per lo sbaglio del dottore Dobermann a cui desidero una bella sfiga nel processo di selezione naturale.

  7. passalamoda ha detto:

    Chiaro e convincente. Spero anche per i “migliori”….

  8. paleomiki ha detto:

    Alex: un calciatore e’ forse migliore di uno studioso di evoluzione? Detta cosi’ non ha senso, mentre se dici “chi gioca meglio a calcio fra un calciatore e uno studioso di evoluzione?” la risposta e’ abbastanza ovvia (con eccezioni, ma prendiamola per buona). La differenza fra “migliore” e “piu’ adatto” e’ proprio in questo: “migliore” anche in termini semantici viene interpretato come “superiore in generale” mentre “piu’ adatto” richiede che sia ben chiaro il contesto della domanda, nel caso della biologia l’ambiente nel quale l’organismo nasce, cresce e si riproduce.
    Lucia: ora pero’ voglio il pippone sulla deriva genetica, che qui la selezione la fa un po’ troppo da padrone :P

    • letteredalucca ha detto:

      :) esempio perfetto michi! (ma non ne dubitavamo!)… un bel pippone sul drift dici eh… uhm… credo che questo non me lo farebbero passare liscio! :) magari chiediamo anche a gipone se vuole contribuire con le catene di markov, che cos si fa un pippone di genetica e matematica. sarebbe ganzo…

      • paleomichi ha detto:

        bello! scusa se rompo con la deriva, ma al cuore non si comanda, del resto mi affaccio solo ora alla selezione, fino ad adesso mi sono sempre occupata di deriva.
        Ommamma, ora mi parte il loop… se volessimo fare le cose in grande potremmo anche parlare delle simulazioni e delle analisi bayesiane che le confermano o le smentiscono… e poi, e poi…. FERMAMIIIII!!!! :D

      • paleomichi ha detto:

        PS: se pensi che i lettori possano crearti problemi posso scriverlo io il pippone e prendermene tutta la responsabilita’, voglio vedere se fanno tutta questa strada soo per sputarmi in un occhio! :P

      • letteredalucca ha detto:

        non credo lo farebbero! però se ti va di scriverlo hai carta bianca (e io poco tempo, purtroppo) poi matti il link e si viene a leggere da te!

  9. marcoghibellino ha detto:

    spinta evolutiva: Cav investito in Toscana “Sto bene, sono solo graffi”
    La Gazzetta dello Sport – 48 minuti fa

    putroppo il Cav era il ciclista inglese Cavendish , ma giuro che per un attimo ho goduto

  10. janecole ha detto:

    Splendido pippone! Brava!
    ps: ti leggo sempre anche se commento poco, eh! ;)

  11. tittisissa ha detto:

    Anche io, come Jane, commento poco, ma leggo sempre sempre con assoluto interesse e adoro i pipponi!

  12. letteredalucca ha detto:

    grazie a tutti per le belle parole, badate che se continuate poi io ne faccio degli altri…
    ps: il filosofo mi ha appena caTZiato sul concetto di “fatto”, sono esseri intelligenti ma molto vendicativi… :)

  13. vanni ha detto:

    Quale onore,sono stato citato nel pippone.

    All’ inizio scrivi che l’ evoluzione è un fatto,ma il concetto di evoluzione è stato equivocato,da sinonimo di trasformazione e cambiamento(positivo o negativo) diventando trasformazione positiva,miglioramento.Nel pippone dimostri (molto bene)l’ equivoco,che a mio avviso è una contraffazione voluta.

    Le risposte che hai dato al perchè ci sia stato l’ equivoco(terza e quarta domanda a spaglio) possono anche essere vere,ma mio avviso il motivo è diverso,si tratterebbe di un “sabotaggio” intellettuale finalizzato ad inculcare determinate idee(che preferisco non citare).

    Condivisibile l’ ottimismo finale.

    P.S. 10 e lode per la battuta sugli accoppiamenti temerari che causano l’ evoluzione.

  14. Ignatius Doppler ha detto:

    Estasiato! Dico sul serio, Lucia, ho letteralmente adorato questo tuo post. Già avevo letto ieri con ammirazione quello precedente in cui ponevi quei quattro interrogativi sul concetto di “migliore” e “più adatto” in evoluzione, ma ora mi hai davvero emozionato.
    Non sono un esperto degli argomenti trattati, ma sono anch’io un fan di Darwin ed un avido lettore dei libri di colui che è stato forse il suo più estremo paladino dei giorni nostri, quel Stephen Jay Gould che lessi per la prima volta a 16 anni grazie al bellissimo “Questa idea della vita” (che per me è rimasto il suo testo più bello…ma con questo non voglio dire che sia davvero il suo libro migliore, dico solo che io sono un sentimentalone, ed il primo amore non si scorda mai).
    Negli anni ho imparato a conoscere anche Richard Dawkins (molto bello, “La conquista del monte improbabile”), ma in Gould ho sempre ravvisato una profondità, una onestà intellettuale ed una eleganza espositiva ineguagliabili (se non dal mio adorato Carl Sagan, che però era un astronomo e non un biologo).

    Condivido, in pratica, tutte le tue riflessioni, cara Lucia, lasciami, però, solo esporre una mia riflessione (sperando che tu non la giudichi troppo da profano in materia, ovvero troppo banale).
    Io credo che, così come sia un dato di fatto che la vita si sia evoluta lungo il corso delle ere succedutesi, altresì è evidente che sia ravvisabile un freccia ben distinta che porta verso una maggiore complessità delle specie viventi. Non di tutte, ovviamente (i batteri sono ancora oggi uguali a com’erano miliardi di anni fa), ma pur non potendo ravvisare alcuna finalità al processo evolutivo, mi par palese che, a dispetto di quel che lascerebbe intuire il meccanismo della selezione naturale, l’evoluzione delle specie procede per accumulo di mutazioni favorevoli, fino a trasformare, che ne so, rozzi arti anteriori in sofisticate ali per volare, o organi a malapena sensibili alle radiazioni elettromagnetiche, in occhi in grado di mettere a fuoco una immagine stereoscopica ed a colori. Non utilizzerò il termine “migliore” (gli occhi dell’uomo non sono migliori di quelli di un’aquila) ma mi par incontestabile che, pur se non previsto, alla fine sia ravvisabile un senso, un andamento dell’evoluzione verso la produzione di proprietà sempre più complesse e, di conseguenza, verso una maggiore varietà della vita (inizialmente eran popolati solo gli oceani, poi anche le terre emerse, indi il cielo, e bla bla bla…). Se questo è vero, la visione dell’evoluzione come “un albero dai rami intricati” senza “apici” mi pare che sia un po’ da rivedere…o no?

    Ti prego, se sto prendendo una grossa cantonata, cara Lucia, di aiutarmi a chiarirmi le idee.

    E comunque resta un altro dato di fatto: tu, cara Lucia, scrivi divinamente!

    Un saluto

    Gianni (che però ama esser chiamato e firmarsi Lemm ^^)

    • letteredalucca ha detto:

      ciao! grazie delle belle parole! vediamo se riesco a rispondere a questa interessante questione: provo a farlo con un esempio, che è la cosa più semplice.
      gli antenati di noi esseri umani abbiamo sviluppato il bipedismo più o meno all’epoca delle australopitecine. ai tempi di lucy (circa 4 milioni di anni fa) erano esseri in grado di camminare perfettamente su due zampe e avevano il cervello grande come quello di uno scimpanzé.
      il bipedismo ha permesso di aumentare molto il volume cranico, e questo è stato favorito dalla selezione: più volume cranico=cervelli “migliori”.
      la “cilindrata” del nostro encefalo è aumentata nel tempo, vediamo molto meglio di come vedono che so, gli orango, abbiamo una corteccia frontale (ritenuta sede del pensiero astratto) molto più grande dei nostri antenati, articoliamo suoni e concetti.
      l’uomo di neanderthal non sapeva forse dipingere, mentre l’uomo sapiens sì.
      indubbiamente ci sentiamo migliori delle australopitecine che mangiavano radici e dei neanderthal che non sapevano cantare.
      ma proviamo a vedere come vedrebbe la stessa storia un cane.
      il cane di farneta, bella, appena arrivo, mi sente da lontano, capisce dove sono stata, dove ho dormito, se vengo dal bosco o se sto per andarci con un organo per lei importantissimo: il naso. il naso dei cani, come quello di tanti altri animali è un organo fantastico capace di riconoscere molecole e sfumature sottilissime.
      noi esseri umani abbiamo perso questa caratteristica, il nostro naso è ridicolo in confronto a quello del cane bella.
      così come i denti: io non riesco a triturare quello che mangia lei, la mia dentatura è ridicola, non ho molti molari e quelli che ho sono piccoli e deboli.
      chi decide che cosa è migliore fra conoscere kant e annusare l’aria per capire dove si trova un cinghiale?
      nessuno, dipende solo dal fatto che a noi è più utile conoscere kant, mentre al cane bella interessa molto di più il cinghiale!
      ciau!

  15. laperfezionestanca ha detto:

    Ancora, ancora, pipponi tutti i giorni. Oh, come me li godo. Li leggo, li rileggo, me li rotolo in bocca come un cioccolatino. Li cerco a distanza di tempo e me li rileggo ancora. Io li amo i pipponi. Sono scienza e sono poesia. Quando hai scelto di ficcarti dentro un’azienda il mondo ha perso qualcosa. Tu dovevi andare in giro ad educare le folle. Che a te Piero e scemo Angela ti fanno un baffo, ti fanno.

    • letteredalucca ha detto:

      eddai! :) grazie perfy! ps quando mi sono ficcata dentro un’azienda, diciamo che non sono stata troppo choosy! :)

    • Felipe ha detto:

      Lo so io perché non è finita ad educare le folle: non è raccomandata, come la maggior parte di noi. L’unica soluzione, ma ormai nel caso di Lucia è tardi (ma non troppo, forse :P ), sarebbe quella che un paio di anni fa prospettò Berlusconi ad una giovane che gli fece una domanda sul suo futuro: “Signorina, lei dovrebbe sposare un uomo ricco, magari mio figlio”.

  16. stefafra ha detto:

    Grazie del pippone evoluzionistico…bella lettura.

  17. emi ha detto:

    stamani davanti alla mia tazza di caffè ho pensato: ho voglia di leggere un pippone scEntifico di Lucia, speriamo ne scriva ancora.
    Non che ne dubitassi veramenta :)
    Mi collego al blogghino, leggo i post a ritroso (che visto che ci sono, mi piace leggere anche del babbuth e della mammuth) e arrivo qui.
    Meraviglia. Grazie davvero, concordo tantissimo sul fatto che dovresti fare divulgazione scEntifica, perchè a me le scEnze non sono mai piaciute così tanto… e credo dipenda fondamentalmente dal fatto che mi sono affidata a quei tipacci dei miei prof :)

  18. pensierini ha detto:

    Ebbrava Luci. Sui libri, nessuno ha ricordato l’immortale “Il caso e la necessità” di J. Monod, forse perché è uscito nel 1970 e voi siete tutti così gggiovani!? ;-)

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