per enrico

non conosco enrico di persona, non l’ho mai visto, e neanche nei tempi dominati da facebook e dalle amicizie concesse con un click posso dire di essergli amica.

ma per caso, come capita a volte, ho conosciuto un francobollo della sua storia, e siccome ho un blogghino per raccontare storie e raccontare storie è quello che più mi piace fare, ho pensato di raccontarlo, questo francobollo di storia che mi è arrivata, chiusa come un messaggio nella bottiglia nel mare gigantesco di internet.

come a volte ho scritto, ho un fratello smaneggione, che lavora con i computer e che ha gli occhiali dalla spessa montatura nera. questo fratello è anche batterista e rockstar di fama mondiale, oltre che fidanzato della ‘ognata. ma questa è un’altra storia.

insomma, il fratello smaneggione aveva bisogno di un’informazione, non chiedetemi esattamente cosa, una roba da fratelli smaneggioni con gli occhiali neri e che suonano la batteria, una di quelle cose che la sorella non può capire, roba da smaneggioni.

e così l’ha chiesta, sul suo computer da smaneggioni, che è un po’ come lo specchio di biancaneve.

e lo specchio ha risposto. un altro smaneggione, da qualche parte del mondo conosceva la risposta e gliel’ha mandata, attraverso lo specchio.

l’altro smaneggione si chiama enrico, enrico e poi un cognome crucco, o austroungarico, ha pensato il fratello smaneggione, che oltre che smaneggione è curioso, esattamente come sua sorella.

e così ha risposto, ringraziando e chiedendo se il suo collega enrico fosse italiano.

“no, non sono italiano, mi chiamo enrico ma soltanto perchè i miei genitori vivevano in DDR quando sono nato. a quei tempi era loro vietato andare in italia, e così loro, come tanti della loro età, mi chiamarono con un nome che provenisse da un paese che sognavano di vedere e che, pensavano, non avrebbero mai visto.”

mio fratello mi ha fatto leggere la tua mail, enrico.

a me, che non sono smaneggiona.

ma a leggere la tua storia mi sono commossa come una scema.

e ho pensato che allora, magari, se la raccontavo, poi la gente la leggeva.

ti mando un abbraccio, tedesco sconosciuto,  dalla terra dei sogni dei tuoi genitori, che tanto dei sogni non è, chissà se lo è mai stata, è solo una terra, come tante, col sole e col mare e il cappuccino e con un sacco di casini.

chissà se l’hanno mai vista. non è malaccio. potrebbe essere sicuramente migliore, occorrerà lavorarci su. ma merita farlo, per tutti quelli che sognano di vederla, un giorno.

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4 risposte a per enrico

  1. Che bella storia. Struggente.

  2. gipo ha detto:

    ma allora la speranza esiste, nel mondo (nonostante la fornero)
    un po’ nascosta, ma esiste…

  3. markowaldische paola ha detto:

    Come Berlinguer. Ciao

  4. Felipe ha detto:

    Beh, anche a casa mia c’è sempre stata la voglia di viaggiare, ma i miei non si sarebbero mai sognati di darmi un nome che sembrasse particolare… o forse sì????

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