cene elettorali

ho fatto tante cene elettorali.

tutte in piazza san francesco.

cucinava bebi, e rosano, e gli altri della sezione.

e ne ho anche fatta una a casa del bertolozzi.

non ricordo champagne e non ricordo ostriche.

torDelli sì, tanti e buoni.

e vino, anche, sì.

e poi la torta.

e poi via, compagni, tirate fuori il portafoglio che si passa per i soldi.

e tutti mettono qualcosa. che spesso deve aiutare, oltre che per la cena, per pagare qualche volantino, manifesto eccetera.

credo che questo dipenda da due cose.

la prima, alla quale mi sento ancora di credere, è l’appartenenza a una tradizione che “certe cose non le fa”. so che ci sono stati (temo che ce ne saranno) casi che hanno smentito questa considerazione ma credo anche che siano proporzionalmente tali da poter affermare la “diversità” della sinistra a testa alta.

la seconda è il nostro estremo vivere alla periferia del potere.

quando vado a roma e a milano mi stupisco come una bambina davanti al proliferare assurdo, violento e invasivo dei cartelloni elettorali giganteschi, dell’esagerazione dei mezzi, dell’invasività del messaggio elettorale nella vita di tutti i giorni.

centinaia di candidati per tantissimi livelli elettorali che intasano cassette delle lettere, muri delle strade, tasche  della gente, volantini politici indistinguibili dalla svendita di un negozio di mobili, slogan cubitali e martellanti.

in questo senso forse la provincia si salva ancora dall’arroganza del potere, in qualche modo qui lo scontro è ancora di piazza, di parole, persone, di bandiere.

abbiamo ancora il senso della misura, forse perché siamo una piccola città, nei difetti e ogni tanto nei pregi.

 

 

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5 risposte a cene elettorali

  1. marcoghibellino ha detto:

    io sono meno ottimista, ieri ho visto una intervista a Travaglio , e alla domanda , se credeva che ancora ci fossero politici/amministratori onesti ha risposto ” si a macchia di leopardo, e anche nella lega o nel centro destra , ma la meccanica della politica non li premia, anzi li mette da parte”
    e citava la Puppato tra questi, io potrei citarne altri del PD toscano , ottimi elementi che non hanno fatto ne faranno mai carriera e che anzi vengono trombati regolarmente . In seguito , ho ascoltato descrivere le future riforme sul finanziamento pubblico e privato ai partiti. Una quota di tali finanziamenti sarà (30%) basata sul tesseramento, … prevedo un rigurgito di impegno politico e attivismo nei cimiteri.

    • letteredalucca ha detto:

      purtroppo a me l’intervista di travaglio di ieri sera ha fatto venire il vomito quasi quanto quella a brunetta della sera prima…detesto la finta equidistanza e la boria autocelebrativa, per la quale in un mondo di merdosi esiste solo lui, IL Giornalista. bleh…

      • marcoghibellino ha detto:

        non sindaco sull’ uomo in se, ma sul concetto che ha espresso, e il concetto come sai bene è vero. Entro certi limiti dovremmo cominciare a valutare cosa dice una persona , al di la del suo vissuto e/o delle sue scelte politiche, detto ciò , anche io odio i gigioni e gli egocentrici. ( perchè probabilmente anche io soffro di quella malattia )

  2. Bruno ha detto:

    Travaglio dice cose giuste ma con “piglio” sbagliato, o forse è un uomo giusto ma dice troppe cose approfittandosene, e tra queste anche di sbagliate.
    Gli è che ci stiamo avvitando in confusione. Il sistema sta “digerendo” se stesso , lo spirito critico deve presupporre o la volontà di formarsi un’opinione, o un solido retroterra ideologico. Dove oggidì (!) le solide inattaccabili ideologie? Dove di conseguenza i possibili migliori interpreti ?Renzi , in fondo, non convince perchè non ci si fida . Grillo a Parma sta cozzando contro il muro (prevedibilissimo) che il sistema ha prodotto nel tempo, proprio per evitare che gli si possa far veramente male . Anche la Lega parla di secessione e sputa sulle istituzioni formali simboliche e sostanziali, ma intanto ha governato a lungo sulle ,e saccheggiandole a mani basse, medesime istituzioni producendo ” statisti” del livello dell’erinni Rosi Mauro .
    Credere e resistere penso che oggi richieda a tutti gli onesti d’intelletto un autentico severo esame di coscienza.

  3. Felipe ha detto:

    “forse la provincia si salva ancora dall’arroganza del potere…”
    Certo, i tempi di Don Camillo e Peppone sono finiti da un pezzo, ma non ti credere che Roma e Milano siano poi tanto diverse dalla provincia. Diciamo che in Italia siamo riusciti a creare delle “metropoli di provincia” o “metropoli proviciali”, di mentalità intendo. Quando usciremo finalmente dal campanilismo e smetteremo di darci le martellate sui cogxxxi?

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