perelfresco

da bambina, quando la scuola chiudeva andavo sempre qualche giorno a dormire da mia nonna. era bello e noioso insieme, di quella noia ricca di bellezza che i vecchi sanno regalare ai bambini, inamovibili nei loro ritmi quotidiani, ai quali i piccoli era giusto che si adattassero.

e così ci si svegliava la mattina presto, si andava al forno, all’alimentari e al supermercatino di quartiere, si incontravano le altre signore, in vestaglia fiorita e ciabatte di stoffa, si tornava a casa e si preparava il pranzo, che nonno tornava sempre affamato da chissà dove e sempre un quarto a mezzogiorno, in modo da reclamare, a mezzogiorno in punto, il pasto del guerriero degli orti altrui.

dopo pranzo la pulizia perfetta della cucina, completata dal cencio passato per terra e  i fornelli lucidati.

poi un riposino, la parte più lunga e noiosa della giornata, durante la quale, mentre tuttti dormivano, leggevo qualsiasi cosa mi capitasse sotto mano.

verso le cinque merenda, pane e marmellata di pere, e poi, con la sedia piegevole, si scendeva nel pratino davanti, “perelfresco”, che voleva dire “per il fresco” e che voleva anche dire, per mia nonna, chiacchierare con le amiche, per mio nonno sbofonchiare di qualche argomento a piacere.

io trovavo sempre i nipoti di qualche  altra nonna con cui giocare.

le sedie pieghevoli erano tutte uguali, con la molla, i girasoli o le righe colorate e quando si aprivano facevano sempre un verso spaventoso e acutissimo, tipo “sguench!” e io avevo sempre il terrore che mi prendessero le dita.

e così, ieri,  passando le ho viste, in una corte sotto la strada, signore con la vestaglia a fiori, i capelli bluette, le caviglie gonfie con la pelle sottile, ognuna con la sua seggiola peghevole, a chiacchiera “perelfresco”.

ho ripensato alla mia nonna e alle sue  amiche, alla loro vecchiaia lenta e felice, al loro ritrovarsi per chiacchierare dei tempi che furono, della guerra, degli anni cinquanta, della fabbrica, della fatica, ma anche dei nipoti e delle torte e delle gite e del mare che sembrava lontanissimo e invece era dietro l’angolo.

poi ognuno riprendeva la sua sedia e si avviava verso casa, che occorreva preparare la cena, mentre il sole piano piano scendeva e dorava i vetri sottili delle case popolari di san vito.

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Una risposta a perelfresco

  1. hetschaap ha detto:

    L’atmosfera dei tuoi ricordi d’infanzia è così simile a quella dei miei che mi sembra quasi di leggere qualcosa scritto da me medesima :-)

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