vent’anni

la fine di maggio era il momento peggiore per studiare.

le giornate diventavano lunghe e lente, si rimandava sempre a dopo, si aspettava che scurisse il giorno, che diventasse “ora di cena”.

e il telegiornale era una sorta di segnale di fine giornata, di linea netta fra giorno e sera, fra la vita fuori e l’inizio della vita in casa, la sigla del telegiornale in sala faceva da sottofondo all’apparecchiatura della tavola in cucina.

anche gli altri restavano fuori a lungo, mia madre, concentrata nell’orto, mio padre, nei suoi libri.

io non ricordo a quale telegiornale fu, se a quello consono, della sera, o se a qualche edizione straordinaria, ma ero in casa, e lo vidi.

corsi fuori.

fino all’insalata.

dove la trovai.

“hanno ammazzato falcone, hanno fatto saltare l’autostrada, sono morti tutti anche quelli della scorta”.

dissi.

e lei si mise le mani nei capelli, e disse che era pazzesco, assurdo, terribile.

pazzesco, assurdo, terribile.

quella sera di vent’anni fa.

ero bambina quando accadde la strage di natale del rapido 904, ero a casa di nonna ida, come ogni natale, e ascoltavo la televisione in cucina, insieme ai grandi, senza capire molto.

avevo cinque anni quando accadde di ustica e di bologna.

non ero ancora nata nel 1974, anno di brescia e dell’italicus.

falcone, borsellino e via dei georgofili sono invece i miei diciassette e diciotto anni, gli anni nei quali ci si rende conto del mondo, ci si ritrova fuori di casa, in una strada affollata di gente e di cartelli, con uno zaino sulle spalle pieno di nulla: carte telefoniche per rassicurare casa, il portafoglio e un diario scolastico, che serve sempre.

anche da ragazzini capivamo che era la mafia e che la mafia non era sola.

lo penso anche adesso, che la mafia non fosse sola, quel giorno, a mettere il tritolo.

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6 risposte a vent’anni

  1. Pierluigi Vernetto ha detto:

    mettiamoci pure anche Moro e Mattei, Calvi e Sindona, Pasolini e papa Luciani, i mandanti sono sempre quelli

  2. AD Blues ha detto:

    Esattamente quello che pensai io: non era stata solo la mafia a far saltare il giudice… la stessa cosa che pensai pochi giorni dopo quando la vittima fu Borsellino.

    —Alex

  3. crash ha detto:

    …ero ragazzino, avevo vinto un concorso e per premio trascorrevo alcune settimane nel dorset inglese presso una famiglia: alla tv apparve il volto occhialuto di leone (il presidente…eh..), apparve un tunnel ed un treno sventrato..non capivo…a londra non potevo andare perchè i terroristi facevano esplodere le bombe dentro i musei…non capivo…Forse era meglio restare bambino….Un pensiero, dal mio cuore, lo dedico anche al grande generale Dalla Chiesa e a sua moglie.

  4. pensierini ha detto:

    Io, che sono molto più vecchierella di voi, ero già adulta: mi ricordo che ero seduta alla scrivania e stavo correggendo la solita montagna di compiti in classe. Per quel giorno non riuscii più a concentrarmi. Lo spettacolo del cratere non mi usciva dalla testa. Pochi anni fa sono andata in quel tratto d’autostrada, a Capaci, vicino Palermo, c’è un semplice monumento alla memoria. Vent’anni sono tanti ma anche pochi.

  5. Emiliano B. ha detto:

    Ricordo che dopo via d’Amelio la mia prof di matematica, seconda media, non fece lezione o, meglio, fece una delle lezioni più importanti della mia vita spiegando che la mafia non era sola

  6. ondalunga ha detto:

    era un periodo strano. di incoscienze coraggio e allo stesso tempo paura. Me lo ricordo bene, ricordo il dolore immneso, ricordo anche che sembrava che le cose stessero davveo cambiando e la prova era lì nella bomba. Ricordo il boato in via de Georgofili, ricordo che pensammo tutti nei giorni seguenti che la mafia aveva così paura che si era messa a mettere bombe e che questo significava che lo Stato stava davvero cambiando e che noi no non ci saremmo mai piegati alla paura.
    poi sono arrivati Dell’utri & C. per 17 anni.
    adesso vediamo, adesso davvero vediamo cosa può cambiare.

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