lettera aperta a riccardi e ai ragazzi di sant’egidio

ministro, quando lessi che avrebbe fatto parte della compagine di governo pensai che forse le cose non sarebbero potute andar poi troppo male.

mi dicevo che uno che ha fondato una comunità di volontari che aiuta il prossimo sarebbe stato in grado di aggiungere l’umanità necessaria a una compagine governativa che sembrava formata da algidi uomini e gelide signore.

pensavo che la sua sensibilità verso chi non ha nulla, verso chi ha perso lavoro, casa, affetti, a volte dignità, l’avrebbe resa un orecchio attento dei deboli.

mi chiedo, in questi giorni terribili, come lei possa vivere le contraddizioni di questo governo, che da una parte fa marcia indietro su liberalizzazioni, patrimoniali, tobin tax, equità fiscale e sociale, mentre dall’altro, con un pretesto che io personalmente, ma so di non essere sola, ritengo di non essere fondato su veri motivi economici e di crescita ma di pura vendetta del mondo industriale (e di neanche tutto) verso i lavoratori, toglie un baluardo come l’articolo 18 che di certo non poteva rappresentare ostacolo per le ditte straniere, se non altro non più della corruzione, della mafia, della camorra, dell’evasione fiscale, della mancanza di infrastrutture, dell’incredibile jungla burocratica, delle assurde gerontrocrazie che immobilizzano questo paese.

mi chiedo se davvero anche lei pensa che il dato di fatto, oggettivo e tragico, della precarietà di milioni di ragazzi, si possa in qualche modo mitigare non aumentando i diritti di chi non li ha, ma diminuendo quelli di chi invece li ha conquistati con anni di lotte e di sofferenze personali e collettive.

mi chiedo se anche lei, come me, non si irrita, davanti alle assurde dichiarazioni “non ci saranno una valanga di licenziamenti”, nessuno lo pensa, nessuno pensa che le aziende useranno l’eliminazione dell’articolo 18 per procedere con licenziamenti immotivati e assurdi, sarebbe da sciocchi pensarlo.

ma come potete non capire, lei e i suoi colleghi che l’abolizione dell’articolo 18 mette tutti noi in uno stato di paura continua, toglie la serenità di parlare liberamente, alle assemblee sindacali così come alla macchinetta del caffè, toglie la possibilità di esprimersi come lavoratore e come persona dotata di raziocinio, capace di dire “non sono d’accordo su questa cosa” a un diretto superiore, all’ufficio del personale, a un meeting, a una riunione qualsiasi?

come potete non cogliere l’enorme vento di paura e di incertezza che state per far arrivare sul mondo del lavoro dipendente e come potete non capire che le persone non sono pezzi di legno, sono fatti di carne e di cuore, muscoli e cervello, e che le persone, se maltrattate, bistrattate, calpestate, alla fine, quando non hanno più niente da perdere si ribellano, e la tensione nel paese è così elevata che questo solco aperto fra “noi” e “voi” si sta facendo sempre più grande, verso una classe politica che china la testa davanti ai grossi interessi e fa la voce grossa con i sindacati.

mi appello anche ai ragazzi volontari nelle comunità di sant’egidio sparse per l’italia e per il mondo.

conosco e ammiro tanti di voi, fate cose che io non avrei la forza di fare, ho visto, quest’inverno, una ragazza microscopica e gracile gestire un dormitorio di disperati con la grinta di una leonessa, conosco ragazzi che invece di giocare alla playstation fanno giocare i bambini degli altri, danno da mangiare a chi non ne ha, vestono chi non ha vestiti.

e tanti di voi conoscono, oltre alla disperazione altrui, la propria precarietà, lavorativa e personale, contratti che vanno e vengono, lavori saltuari, partite iva, un percorso complicato e difficile per entrare nel mondo del lavoro.

come vivete voi questo momento? voi che avete la sensibilità per vedere e affrontare la povertà nello sguardo del prossimo, voi che rappresentate la parte “sociale” della chiesa, quella stessa parte che nei giorni scorsi ha detto che l’uomo non deve essere merce, come vivete questo sdoppiamento, questo strabismo per il quale con una mano si fa l’elemosina e con l’altra si creano le condizioni affinchè domani ci sia più povertà, più insicurezza, più disperazione?

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8 risposte a lettera aperta a riccardi e ai ragazzi di sant’egidio

  1. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. marcoghibellino ha detto:

    queste lettere sono importanti, andrebbero recapitate ai diretti interessati.. magari attarverso la loro finestra e se possibile legate ad un mattone

  3. spiessli ha detto:

    Scusate ma io non sono d’accordo e tutte queste discussioni davvero non le capisco. Ne ho parlato anche con alcuni amici italiani, perché credevo di non aver capito bene in cosa consiste questa modicfica. In poche parole ci saranno meno ostacoli al licenziamento (che detto così non è bello, lo so).
    Qui funziona così da non so quando, ma non si va a lavorare col groppo in gola e non si ha paura di aprire bocca per paura di ricevere il benservito.
    Ai licenziamenti di massa spero no creda nessuno, ma anche pensare che si licenzierà per una parola detta di traverso o per una rimostranza… secondo me è altrettanto fantasioso. Quando il settore pubblico ha adottato lo stesso sistema (prima i licenziamenti erano praticamente blindati anche sulla carta) nessuno ha detto niente. Io lo so solo perché ci lavoro e sapere che i licenziamenti erano blindati mi ha scioccata abbastanza, secondo me è una cosa che oggi non deve più esistere). E volete sapere una cosa? In 3 anni non è cambiato – udite udite – niente. È una questione di mentalità. Dove lavoro io sembra che licenziare qualcuno perché non fa il suo lavoro o – peggio – fa danni, sia un peccato mortale: “Non si può!” “Non si fa!” Ma perché?
    Quanto volte ho sentito – e mi sono sentita – dire: “nel privato uno così non dura 6 mesi”? Ma non perché sono una sadica che non vede l’ora di licenziare, però mi dà parecchio fastidio vedere gente che approfitta del sistema, pesa sui colleghi e se ne strafrega perché tanto sa che non verrà mai licenziata.
    Io credo che la modifica dell’articolo 18 possa davvero dare una spinta se non altro per smuovere un po’ le acque e rendere il mercato davvero più dinamico. Ci sono mille altri problemi, è vero, ma credo che da qualche parte si debba iniziare e come inizio a me non pare male. Ci saranno più contratti a tempo determinato? Possibilissimo, ma per mettere un piede nel mondo del lavoro non mi pare che faccia poi tanto schifo, specialmente se l’alternativa è la disoccupazione tutto l’anno.
    Avere la possibilità di licenziare non significa che alla prima occasione lo si farà, però il datore di lavoro ha gli strumenti per fare pressione su chi approfitta del sistema. Io vedo e vivo la cosa un po’ da entrambe le parti: so che se non faccio bene il mio lavoro riceverò degli avvertimenti e allo sgarro di troppo ci saranno 20 persone pronte a prendere il mio posto. Poi il mio capo e i suoi superiori sono e restano degli esseri umani, sarebbe da pazzi pensare il contrario. Come quadro però è frustrante vedere gente che se ne approfitta mancando, tra l’altro, di rispetto a superiori e colleghi e avere le mani legate perché nel settore pubblico de facto la mentalità è ancora quella di 50 anni fa. E dover cestinare candidature di persone motivate e sicuramente più meritevoli.
    Si levano dei diritti ai lavoratori? Secondo me più che altro verranno responsabilizzati un po’ di più, il che non mi sembra una cattiva cosa.
    Se ho capito giusto e la modifica comporta questo a me non pare malaccio e sono convinta che per la stragrande maggiornaza dei lavoratori (quelli che fanno il loro lavoro) non cambierà niente.

  4. letteredalucca ha detto:

    Spiesslina, secondo me in un paese normale e in un mondo normale avresti mille volte ragione. Ma il mio bel paese, che dista dal tuo solo un metro di dogana, non è un paese «normale» e capitano cose, come per esempio alla FIAT, che hanno assolutamente bisogno di tutele forti. Non parlo di lavoratori fannulloni, per i quali, nel privato, esiste la possibilità di essere mandati a casa, parlo di relazioni industriali, aziendali, sindacali, per le quali, nel nostro paese si vive un momento di grande fragilità: ragazze che «non possono restare incinta», lavoratori costretti ad accettare ogni cosa nel nome della salvaguardia del posto di lavoro. Sono figlia di una donna che è stata licenziata in tronco dal padrone quando faceva l’operaia perché gli avevano riferito che quando usciva studiava. «se studi vuol dire che non vuoi fare l’operaia» le disse. E la mandò via. Non voglio che una cosa del genere torni a succedere.
    Un bacio!

    • spiessli ha detto:

      Ok, non avevo capito, non tutto perlomeno. Se avessi letto da qualcun altro avrei risposto: “ma va dai, queste cose non esistono più, non nel cuore dell’Europa”, ma se me lo dici tu ci credo. Non so bene cosa dire, probabilmente meglio se me ne sto zitta, come avrei dovuto fare prima di postare il primo commento (che ho scritto e cancellato almeno 4 volte). Chiedo scusa, spero di non aver offeso nessuno.
      Quindi in definitiva è un problema di mentalità, ma allora che si fa?

    • spiessli ha detto:

      Ah! Grazie di avermi spiegato la cosa e di non avermi mandata a quel paese per direttissima!

  5. letteredalucca ha detto:

    ma spiesslina!!! ma che dici! un bacio strizzone!

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