michele serra, twitter e le mie contraddizioni

ho letto il pezzo di michele serra che un’amica aveva postato su facebook, che vi riporto qui, che mi ha fatto riflettere e che mi è piaciuto molto.

a dire il vero non è che sia una grande novità, da sempre serra mi fa riflettere e mi piace molto, diciamo che su serra nutro la classica ammirazione del “cavolo, ha detto esattamente quello che penso ma con parole che non sarei mai riuscita a trovare”: molto raramente non sono stata d’accordo con serra.

è successo che in una delle sue amache, serra ha criticato “twitter” nel suo modo di comunicare: pochi caratteri a disposizione, sensazione di onnipotenza derivante dall’essere nella rete, scarsa capacità critica.

la cosa non è piaciuta molto. e l’amaca in questione è stata aspramente criticata a sua volta.

anche io non uso twitter, o meglio, lo uso “barando”: questo blogghino nuovo ha un tasto che permette la pubblicazione automatica di twitter di ogni nuovo post, così che i 140 caratteri li uso per mettere un link a qualcosa di più lungo.

che poi, l’esercizio mentale di concentrare il proprio pensiero o stato d’animo in 140 caratteri è nobile e interessante, i grandi della letteratura si sono cimentati con le storie minime: provare, come esercizio, a riassumere un grande romanzo o una grande storia in una linea, è divertente e ricco di stimoli.

ma qui il problema è un altro.

qui si tratta, più in generale, del rapporto che le persone hanno con la rete e di come questo rapporto possa condurci ad accontentarci di un “mi piace” cliccato su facebook invece di scendere per strada e chiedere che una cosa venga fatta veramente.

ogni volta che  apro facebook resto meravigliata dalla quantità di messaggi lanciati e lasciati cadere subito dopo: la foto di un cucciolo di foca e sotto “CONDIVIDI E FAI GIRARE SE SEI CONTRO LA CACCIA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!” tutto maiuscolo e con mille punti esclamativi.

ogni volta mi capitano almeno sette o otto mesaggi “fake” contenenti o vecchie leggende metropolitane (ricordate lo shampoo col sodio lauril solfato?) notizie approssimative, verità buttate là senza contesto che assumono toni grotteschi e prese subito per oro colato.

e accanto a ognuno di questi messaggi l’aura di “verità incontrovertibile” che la rete dona a chi ne fa parte.

e qui vengono le mie contraddizioni.

perchè io sono nella rete, nella rete scrivo, commento e condivido.

perchè questo blogghino altro non è che un nodo, piccolo, della rete e voi che lo leggete potete condividerlo e riverberarlo dove vi pare.

perchè ieri, alla fine della lettura dell’articolo di serra, ho pensato bene di cliccare su “mi piace”.

nessuno mette in dubbio la potenzialità che ha la rete di mettere insieme persone, di organizzare la vita sociale e politica “dal basso” di contattare gente, aggirare censure, ma la rete ha bisogno di un po’ di sano autocontrollo, la rete amplifica ciò che già siamo, è come un megafono, a volte distorto, della realtà, e leggere in rete una cosa non la rende automaticamente vera o più nobile.

non è “la rete” un problema in sé, è sulla rete che ho trovato il pezzo di michele serra ed è attraverso la rete che ve ne parlo e che ve lo faccio leggere.

ma quello che da bambini ci dicevano sulla televisione è esattamente qui ripetuto (e ingrandito) sulla rete. la rete, così come la televisione, contiene la cultura e contiene la pornografia (quella dei cervelli è ben peggiore di quella dei corpi), così come la televisione illude che sia reale tutto quello che contiene, così come la televisione contribuisce in maniera irrinunciabile alla diffusione delle informazioni e alla formazione dell’opinione pubblica.

e così come la televisione, ogni tanto va anche spenta.

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4 risposte a michele serra, twitter e le mie contraddizioni

  1. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. AD Blues ha detto:

    A me dispiace moltissimo che Serra, che reputo un ottimo scrittore e giornalista, abbia fatto questa cagata.

    E’ proprio dei populisti e degli stolti guardare il dito e non la luna…
    MI dispiace davvero.
    Forse starà invecchiando.

    —Alex

  3. spiessli ha detto:

    Ho letto solo il secondo articolo, quello che linkato anche qui, perciò magari non ho capito una mazza. Però io non capisco perché si sia scatenata tutta ‘sta cagnara. Come se non si potesse esprimere un parere. Non condivido, ma non è che se Pinco Pallino (per esimio che sia) dice che Twitter fa schifo io smetto di usarlo o mi dico che fa schifo perché io lo uso. La critica ai 140 caratteri… mah, mi pare che lasci un po’ il tempo che trova. Però è libero di dirlo se è quello che pensa, onestamente non mi fa né caldo né freddo. Certo, se avesse detto che tutti quelli che usano twitter sono degli idioti avrei capito la polemica.
    Comunque affermando che se avesse un account twitterebbe che twitter fa schifo… beh non mi pare una grande affermazione. Lo stesso discorso allora si può fare, come hai detto tu luci, per la televisione, la radio o i giornali. Quanta disinformazione c’è in giro? Tocca a noi decidere cosa leggere e in che chiave farlo.
    Io so che su Twitter la maggior parte della gente che seguo twitta prendendosi poco sul serio e non mi prendo troppo sul serio nemmeno io (non solo su twitter), ma è una mia scelta.
    Anche secondo me le campagne lanciate via i vari social lasciano il tempo che trovano. Quando l’anno scorso ci sono stati gli scioperi degli studenti lì in Italia, c’era una ragazza che twittava giorno e notte contro la Gelmini, contro il governo e compagnia bella, ma quando le ho chiesto se andava a manifestare mi ha risposto: “Ma io vado in un’università privata, cosa ci vado a fare in piazza? E poi piove e fa freddo, li sostengo col pensiero”. Ecco, mi dico che in qualche modo questo “attivismo virtuale” è un po’ la versione 2.0 dei discorsi da osteria.

  4. Giorgiorgio ha detto:

    già…e poi l’ha detto la televisione! :D

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