aggettivi e asterischi

da un po’ di tempo, su alcuni blog che mi stanno particolarmente a cuore perchè alfieri dei diritti di donne, omosessuali e ogni altra minoranza si possa immaginare, noto un uso, a mio avviso un po’ sciocco, dell’asterisco.

si usa l’asterisco quando si vuole parlare al plurare di una cosa che contiene elementi maschili e femminili ma non si vuole “offendere nessuno”.

così si dice, per esempio: “all’assemblea eravamo tutt* d’accordo”.

lo voglio prendere per un vezzo passeggero, che spero passi presto, perchè davvero non riesco a spiegarmi quest’utilizzo che vuol essere politicamente corretto e risulta invece fastidioso per la lingua italiana, per non dire ridicolo.

sono femmina e da bambina mi faceva impressione quando la maestra entrava in classe e diceva “buongiorno bimbi!”

“e le bimbe?” chiedevo io.

rompevo sempre un po’ le sacre mele (come dice il mio babbo) da piccina.

la maestra ci spiegava allora che volente o nolente, quando in un posto ci si trova davanti a una pluralità, la lingua italiana usa il maschile plurale, oppure cita entrambi i generi, invece di “buongiorno bimbi!” avrebbe potuto dire “buongiorno bimbi E bimbe” ma era la stessa cosa che dire buongiorno bimbi.

me ne feci una ragione direi abbastanza facilmente.

lo stesso mi veniva un po’ di uggia quando, dovendo iniziare un discorso alle riunioni di partito, invece di iniziare con “compagni, per la madonna!” come mi veniva spontaneo (di solito iniziavo gli interventi spinta da qualche incazzatura) dovevo ricordarmi di dire “compagne e compagni…”

un’altra cosa che trovo assolutamente deprecabile è trovare il femminile (o il maschile) a chi i due generi non li possiede.

“la magistrata”

“l’ingegnera”

e via discorrendo.

ma davvero sono questi i problemi di genere nel paese?

se da un lato è vero che le parole sono importanti, amare e conoscere la lingua nella quale ci si esprime vuole anche dire rispettarne le regole elementari, conoscere l’etimologia delle parole usate, capirne i limiti storici di quando certi termini sono nati.

in tedesco il bambino è “der Junge”, maschile e la bambina “das Mädchen” neutro.

vorrei proprio vedere i tedeschi politicamente corretti provare a dire “die Mädchen”, si prenderebbero il cappello d’asino dopo un secondo.

a sei anni divenni consapevole che nel termine maschile plurale “bambini” eravamo compresi tutti noi della classe, (dovrei scrivere compres*, vi rendete conto del ridicolo?) capiì che la “forma” maschile non era portatrice di significato, così era perchè la nostra lingua era fatta così, e non mi sono mai sentita sminuire per questo.

vi prego, lasciamo perdere asterischi, -a/o/e/i finali messi per accontentare maschi femmine e caloriferi, e torniamo a scrivere e a parlare in italiano.

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17 risposte a aggettivi e asterischi

  1. barbara78e ha detto:

    Bellissimo post! Condivido in pieno!!!
    Evviva la nostra bellissima lingua (che non ha colori o simboli, tranne la bandiera che ci riunisce tutti!).
    Barbara

  2. 4ngelo ha detto:

    Ma…all’incipit…”compagni, per la madonna!” Tutti rispondeWano hip,hip, Hurra!!??
    (cit. dotta, ma non richorda da doWe).

  3. Bianca Hamburg ha detto:

    No guarda, io sui diritti dei caloriferi non transigo!
    :-)

  4. AD Blues ha detto:

    Guarda, intervengo per stemperare la tua solenne incazzatura: mi trovo pure io di tanto in tanto ad usare un asterisco al posto di una lettera finale che identificherebbe il genere ma almeno per me è un vezzo, uno scherzuccio da nerd informatico.

    Un po’ come scrivere $qualsiasicosa in una frase al posto di una parola qualunque a scelta del lettore.

    Non ci penso nemmeno ad essere politically correct, per me è solo una semplificazione\scherzo, come quando per esempio arriva qualcuno di cui non si capisce il genere a commentare sul mio blog ed allora per sottolineare che che non si è presentato gli rispondo con “benvenut*“… ;-)

    —Alex

  5. franceskaos ha detto:

    Grande lucy, condivido! ormai la gente non sa usare più i congiuntivi, ignora cosa sia un modo del verbo, e poi vuole insegnare a scrivere “politically correct”. E la cosa che mi fa più rabbia è che certi vezzi (se vezzi sono) se li prendono per primi i giornalisti, perpetuando la diffusione di simili bestialità, come le avrebbe definite la mia cara mitica vecchia prof.

  6. elena ha detto:

    D’accordo su tutta la linea. Difendiamo la nostra povera, bistrattata lingua italiana. Anche scrivendo “capii” e non “capiì”! ;-)

  7. gipo ha detto:

    parole sacrosante!

  8. Lilith ha detto:

    E che dire di quelli che si ostinano a scrivere come se digitassero un sms?
    Ma che senso ha la “K” al posto del “CH” e la X al posto del “per” su un forum o su di un blog?
    E il “puntoevirgola”, i “duepunti”, gli accenti “grave” e “acuto” dove sono finiti? >__<
    Mi sono ritrovata a parlare con dei ragazzi UNIVERSITARI, che non conoscono neanche la grammatica delle elementari…
    Si perdona tutto ad una persona che non ha avuto la fortuna di studiare, ma non ammetto questo genere di errori a chi invece l'ha avuta eccome!!

  9. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  10. nonunacosaseria ha detto:

    qualche giorno fa un’amica mi ha rimproverato perché quando mi riferisco a un cognome femminile ometto l’articolo: non scrivo “la camusso ha detto”, ma “camusso ha detto”.
    non è paraculaggini politically correct, ma è che noi non scriviamo “il monti ha detto” (o, se lo diciamo, è perché ci riferiamo al noto poeta ottocentesco), ma “monti ha detto”.
    beh, insomma… sull’asterisco sono d’accordissimo con lucia. ma sull’articolo prima del cognome femminile?

  11. letteredalucca ha detto:

    potresti dire “camussa”…
    :D
    a parte gli scherzi, le mie insegnanti di italiano mi hanno sempre detto che l’articolo davanti al cognome o al nome è errore, a parte quando si parla di personaggi storici.
    si può dire per esempio: “il Cavour” ma non si può dire, che so, tanto per fare un esempio, “il Bechelli” (che era un mio compagno di classe al liceo).
    :)

  12. spiessli ha detto:

    Guarda, io mi batto ogni sacrosanto giorno contro questa cosa. In tedesco si trova spesso il sostantivo seguito dalla declinazione femminile o addrittura dall’equivalente femminile per intero, ma far capire a un germanofono che in italiano non si fa e che non è una questione di discriminazione… ci vuole tanta tanta pazienza e spesso non basta.
    Una volta l’anno mi ritrovo a dare il buono stampa per un rapporto d’attività di un’ottantina di pagine piene zeppe di “alunni e alunne”, “professori e professoresse”, “professionisti e professioniste”, “gli assicurati e le assicurate”, ecc. perfino nei titoli (eh sì). Non si rendono conto che un italofono di un testo del genere legge 4 righe e poi smette nauseato o in preda a un attacco di ridarella isterica.
    Personalmente ho l’impressione che questo voler forzare la lingua per non fare distinzioni di genere, in realtà finisca per fare il contrario. Cioè è come ammettere che la lingua fa discriminazione… no, non mi spiego, ma non fa niente :oP

  13. Lilith ha detto:

    O.T.: Scusa Lucy se rubo il tuo spazio!
    Grazie Spiessli per le belle parole che mi hai dedicato di là! Non ho potuto risponderti perchè ho perso la password e spero che Lucy non si arrabbi se lo faccio qui…;-)

  14. Laperfezionestanca ha detto:

    Oh si, oh si, oh si!!!!!!!!!!!! Una bella fetta del mio tempo lavorativo la passo a correggere emerite cazzate in atti amministrativi ufficiali. E fargli capire che dire “le spese sono valide a partire dalla data del decreto del beneficiario” è un tantino diverso che dire “le spese del beneficiario sono valide a partire dalla data del decreto” a volte è un’impresa! VIVA L’ITALIANO!

  15. marco ha detto:

    Maedchen e’ diminutivo, e in tedesco i diminutivi son neutri

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