darwinismo libresco

di questi tempi nella rete si parla molto delle librerie che stanno chiudendo.

certo, quando in città chiude una libreria e al suo posto nasce un negozio di mutande (magari il decimo nella stessa strada) piange il cuore.

ma è un po’ una storia vecchia.

quando i vecchi alimentari di quartiere chiusero uno dopo l’altro “per l’avvento dei supermercati” a tutti dispiacque ma quasi tutti pensarono “beh, certo, se per comprare un po’ di pane, formaggio e du’ova, devo spendere un rene in centro, forse faccio prima a prendere la macchina e andare al  supermercato”.

sì, è vero, la piccola dimensione aiutava a mantenere un rapporto “umano” fra chi vendeva e chi comprava, la vecchietta faceva due chiacchiere mentre le affettavano due etti di mortadella (che però costavano quanto mezza pensione) e invece adesso col salvatempo non è che ci sia molto da discorrere.

ma io ricordo invece anche commercianti scorbutici, specialmente le mogli, che guardavano in cagnesco il marito che osava tagliare una fettina di formaggio “per farlo assaggiare al bimbo”, cosa che adoravo fare da piccola, quando andavo con mia madre “a bottega”.

ricordo i prezzi assurdi, ricordo che c’erano poche cose, delle marche più inutilmente costose.

pensai che se i commercianti avevano voluto il libero mercato allora che libero mercato fosse, alzai le spalle e mi diressi senza indugio alcuno al supermercato.

adesso, nella mia città e mi pare non solo, stanno chiudendo “le piccole librerie”.

e la cosa non mi lascia neutrale.

al posto di una di loro adesso c’è un bar, in un’altra un negozio di vestiti e le due superstiti si arrabattano con la cartoleria e l’editoria scolastica.

ma c’è un ma.

nel frattempo in città sono nate due librerie “megastore” e le cose sono un po’ cambiate.

sono cambiate perchè ho ricevuto una mail pochi minuti fa che diceva:

“il tuo libro è arrivato, puoi venire a prenderlo in libreria”.

e ho pensato che ordinare un libro una volta era il supplizio di tantalo, necessitava di viaggi  continui, domande, occhi dolci al commesso, e continue delusioni.

non c’era mai verso di sapere se una cosa c’era, se arrivava, se non sarebbe arrivata  mai o cos’altro.

qualcuno mi parla, adesso, rimpiangendolo,  della figura del librario, leggendario studioso che aveva letto tutti i libri che vendeva, che sapeva consigliarti e dirigerti verso l’acquisto del libro perfetto.

ma questa figura a lucca è già morta da tempo.

in queste nuove librerie ci sono ragazzi giovani, che forse non hanno la cultura enciclopedica del libraio di una volta che spuntava da dietro uno scaffale con la papalina e il sigaro, ma che hanno la voglia di aiutarti, di cercarti il titolo strano, di trovarlo e di porgertelo con un sorriso.

che a lucca, vi garantisco, non è poco.

insomma, alla fine, da “utente” di librerie, secondo me la situazione è migliorata, adesso trovo più cose, in meno tempo e mi posso permettere di girare per ore tra gli scaffali senza che qualcuno mi guardi storto perchè “guardo gratis”.

addio vecchio libraio, io stasera vado a prendere il mio libro al megastore. è stato bello, ma non poteva durare.

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8 risposte a darwinismo libresco

  1. marcoghibellino ha detto:

    Hu! devo dire che sono fortunato allora. Ad Arezzo chiuse una libreria storica, il Milione, e a me si chiuse letteralmente lo stomaco, Poi aprì il megastore ovvio quello che a FI è in Piazza signoria… grossa offerta di libri di tutti i tipi, ma …il personale timbra e entra , timbra e esce. Ordinai un libro , dopo 15 gg mi disero era introvabile, per caso, caminando depresso vidi una nuova libreria Mondadori , gestita da tre ragazzi ventenni.. Ho avuto il libro in 3 gg . La pasione è importante. ^__*

    ( poi , ma shhhh, i libri che si trovano nelle edicole…io li frego a mio fratello …)

  2. 4ngelo ha detto:

    Anche qui ha chiuso di recente una libreria storica. Il problema è che ha chiuso e basta. Non mi risultano altre librerie à la megastore.

    In pratica c’è un negozZio di minchiate in più e una libreria (per altro molto ben fornita) in meno…
    Ma d’altra parte…i libri, lo si sa, non servono a un cazzo!

    • Lilith ha detto:

      Oggi si trova tutto più facilmente e velocemente grazie ad internet, c’è più informazione e rapidità. Del resto si va di fretta, con i mille impegni quotidiani.
      Megastore, ipermercati, tutto enorme, computerizzato, pulito, lucente…
      E poi c’è l’aereo, con cui si fa prima e si va dappertutto.
      Una vita vissuta di corsa.
      Un mio caro amico marocchino diceva che questa cosa degli occidentali, non riusciva proprio a capirla e cercava di spiegarmi il bello della “lentezza”, del godersi l’attimo, ogni momento vissuto che non sarebbe mai tornato indietro. Diceva che lui si era “goduto” il viaggio sino a qui tra pulmann, navi e treni; dal finestrino vedeva il paesaggio mutare, gli odori diversi, i colori trasformati, le persone differenti.
      Il bello dei viaggi, sono proprio gli spostamenti diceva. Che fretta c’è? ;-)
      Anch’io vado negli ipermercati perchè si risparmia e a volte anche nei megastore se ho
      fretta di avere un libro, ma ogni giorno vado comunque anche dal mio alimentari di fiducia all’angolo perchè nulla può ripagare quel contatto umano.
      Un sorriso, una confessione, uno sfogo.
      E nessun pc può regalarmi la sapienza di un vecchio libraio.
      Forse perchè di tempo ne ho poco davanti ( di sicuro è più quello che ho vissuto di quello che mi rimane), che voglio godermi un po’ di indolenza, attimo per attimo. Si vede che sono diventata “lenta” dopo tanto “rock”…;-)

  3. crash ha detto:

    …hai proprio ragione: “non poteva durare”. Conoscevo un libraio storico, portava avanti l’attività da un paio di generazioni, vestiva un pò trasandato, gli occhiali da presbite scivolavano a metà naso, aveva letto una valanga di libri e mi stupiva che sapesse consigliare e soddisfare anche le più difficili richieste. L’aria del negozio profumava di libri e polvere. Era molto attaccato ai soldi. E’ svanito nel nulla. Adesso al posto della libreria c’è una gelateria. Carlo Bo…diceva…”il bisogno di leggere è, prima di tutto, il bisogno di stare con se stessi”. Trovando il tempo…..aggiungo io.

  4. letteredalucca ha detto:

    sono tutti commenti bellissimi e legittimi. alla fine della fiera penso che la differenza, più che i luoghi, la facciano le persone. ci sono librai musoni e antipatici e librai sorridenti e colti, indipendentemente da dove lavorano. così come esiste il salumaio onesto.
    vabbeh, adesso non esageriamo! ;)

  5. Megant ha detto:

    Più che categorie ci sono persone e queste possono essere accoglienti o stare sulle sue sia se sono bottegai che commessi. A Firenze di megastore ce n’è più di uno e devo dire che soprattutto in “quello in piazza duomo” ho sempre trovato commessi appassionati che mi hanno anche saputo consigliare e che hanno dimostrato di averne letti a bizzeffe di libri, persone che mi hanno saputo rivolgere un sorriso anche con il negozio pieno e strapieno di gente, anche se ero l’ennesima persona che gli chiedeva aiuto. Di librerie storiche c’era Marzocco e mi stava antipatica perchè riprezzava i libri e per me all’epoca quelle mille o duemila lire in più potevano fare la differenza!!

    • letteredalucca ha detto:

      concordo! soprattutto sulla gentilezza dei commessi “di piazza duomo”! quello era un posto dove, prima che firenze diventasse un luogo di lavoro e quindi un posto da vivere di corsa amavo bighellonare per ore e ore. ne uscivo sempre carica di libri e con un grande sorriso in faccia.

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