il rinoceronte di giava si è estinto in vietnam. in india è nata la bambina numero 7 miliardi, ne vogliamo parlare?

il commento di gaja mi ha fatto venire lo sgurzolo di un bel pippone.

gli appassionati del blogghinen più o meno hanno già letto questi concetti, ma il trasloco di casa e piattaforma ha “sperso” un po’ di gente e fatto arrivare gente nuova, per cui riprendo un pochino alcuni argomenti già trattati.

ieri sera mi divertivo a sbertucciare repubblica.it per come avevano dato la notizia dell’estinzione del rinoceronte di giava. oggi sento alla radio che è nato l’essere umano numero sette miliardi e non mi posso impedire di vedere un parallelismo fra queste due cose.

partirei da un grazioso quadretto wikipedico:

La carrying capacity (letteralmente “capacità di carico”) traducibile il italiano come capacità portante dell’ambiente è la capacità di un ambiente e delle sue risorse di sostenere un certo numero di individui. La nozione deriva dall’idea che solo un numero definito di individui può vivere in un certo ambiente, con a disposizione risorse limitate.

ho fatto anche un bel disegnino con power point, mica pizza e fichi…

in questo disegno ho messo sull’asse delle y il numero degli individui di un dato ambiente e sull’asse delle x il tempo che passa.

dovete immaginare che il numero di individui che un certo habitat può tollerare è dato dalla linea tratteggiata. quando la curva di accrescimento sbatacchia nella linea tratteggiata allora la popolazione smette di cresdere, le morti e le nascite si equivalgono e la popolazione di dice “in equilibrio”.

gli esseri umani, come sara simeoni, riescono a spostare abbastanza agevolmente questa assicella, alzandola ogni volta prima che venga “toccata” dalla curva di crescita della popolazione.

per esempio migliorano le loro pratiche agricole, ogni volta rendendo il raccolto più “proficuo”, oppure debellano malattie, si curano meglio, allevano animali e li mangiano.

insomma, la linea tratteggiata sale sempre più su.

spostando ogni volta questa linea siamo arrivati a sette miliardi di persone. sette miliardi di abitanti per il pianeta terra.

quanto manca all’assicella? non è possibile stabilirlo con precisione, ma di certo le evidenze della sua vicinanza sono sotto i nostri occhi.

l’iniqua distribuzione delle ricchezze del pianeta fa sì che già oggi ci siano larghe sacche della popolazione mondiale escluse dall’accesso al cibo e all’acqua.

possiamo avere i migliori antibiotici del mondo, ma se non si ha da mangiare e da bere non ce ne facciamo di niente.

come stiamo ovviando a questo problema? semplicemente ignorandolo.

le fasce delle popolazioni benestanti (delle quali facciamo parte)  considerano il benessere dei propri appartenenti come l’unico davvero degno di attenzione, per cui non ci appare nella loro completa scandalosità il terribile malessere delle altre.

già adesso quindi, stiamo crescendo a scapito della morte prematura di milioni di bambini, delle malattie degli altri, delle sofferenze degli individui che vivono in altri posti, lontani da noi e dai nostri occhi.

e veniamo al rinoceronte di giava.

il rinoceronte di giava si è estinto.

per carità, si sono estinti anche il triceratopo, l’australopiteco e l’aerchopterix, e nessuno si è scandalizzato più di tanto.

mi direte che il rinoceronte si è estinto “per colpa nostra”, cosa non successa per il triceratopo che invece ha fatto tutto da solo.

dove dovrebbe essere la differenza?

le specie si estinguono “per colpa” sempre di altre specie. perchè un’altra specie è più adatta a sfruttare le risorse dell’ambiente dove vive e soppianta la specie meno adatta.

non è cinismo, è natura.

perchè noi, e sarà meglio metterselo in testa una volta per tutti, NON siamo i guardiani del creato. non dobbiamo pensare a salvare il rinoceronte di giava.

dobbiamo pensare a salvare homo sapiens dalla rovina.

il fatto è che per salvare homo sapiens dalla rovina è necessario il rinoceronte di giava, parrà strano ma è così, è necessario un ambiente geneticamente e ecologicamente plastico, dove le risorse siano le più varie e variabili, dove le specie abbondino in quantità e varietà. perchè la specie, il territorio che le compete, il mondo, è la nostra CASA e noi ci comportiamo come quelli che accendono il fuoco con i travi del tetto per scaldarsi in inverno invece di uscire a cercar legna.

stiamo portando avanti una politica di sviluppo miope, gretta, buona per i prossimi istanti della vita della terra.

perchè ricordiamoci sempre che questo inerme pianetino in realtà vive da 5 miliardi di anni e dopo la nostra estinzione sarà più bello e più azzurro di prima.

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9 risposte a il rinoceronte di giava si è estinto in vietnam. in india è nata la bambina numero 7 miliardi, ne vogliamo parlare?

  1. marcoghibellino ha detto:

    oh bhè tanto l’homo sapiens (sapiens?) in caso di sovrappopolazione e/o scarsità di risorse ha da millenni approntato un metodo infallibile, la guerra

  2. Gaja ha detto:

    Non ho capito bene se sono stata “cazziata” in mondovisione o no, ma se il mio commento ha dato vita a questo bel pippone, ben venga :-)
    L’estinzione in sè di una specie può far male “di pancia”, ma ancora essere ritenuta ecologicamente neutra se non addirittura positiva, inserita comunque nel ciclo “naturale” di un ecosistema.
    Ma se determinate dinamiche avvengono solo ed esclusivamente a causa dello sconsiderato sfruttamento fino all’osso di tutto ciò che ci offre questo “inerme pianetino” da parte dell’ “homo sapiens”, allora sì, il rinoceronte di Giava e la bambina numero sette miliardi sono strettamente collegati e sì, in una determinata ottica dobbiamo piuttosto pensare a salvare homo sapiens dalla rovina. O magari l’inerme pianetino sarebbe ben contento se si estinguesse (che triste….)

  3. Bianca-Hamburg ha detto:

    io credo proprio che se “l’inerme pianetino” potesse, si scrollerebbe tutti sti sapiens dal groppone molto volentieri

  4. paleomichi ha detto:

    la mia mamma sta facendo proprio in questo momento una lezione del genere. Però il tuo disegno è più bello :)

  5. stefafra ha detto:

    Una considerazione che mi viene sempre da fare é che quando si parla di “salvare il pianeta” in realtá si parla di salvare “la nostra pellaccia, il nostro habitat, la nostra casetta”.
    Per fare questo a volte abbiamo bisogno di animali simbolo, il panda, l’orso polare, i rinoceronti.
    Che voler salvare un pezzetto di foresta perché ci vive il “mountain chicken”, un ranocchione da due kg (esiste, nei caraibi, ed é minacciato da una malattia ranocchiesca e dalla sparizione delle foreste dove vive, oltre che dal rischio di finire in padella), o un rarissimo protozoo che vive solo in una certa bromelia (che ho inventato adesso) diciamocelo, non fa effetto.

    Che poi il pianeta di noi se ne frega, essendo una palla di metallo fuso vagamente raffreddata in superfice non puó avere sentimenti e emozioni e quindi se ne frega per forza. E si salva benissimo per conto suo.
    In realtá “salvare il pianeta” = “non suicidarsi tagliando il ramo su cui siamo seduti”, o come dice LdD “non accendere il fuoco con le travi del tetto per scaldarsi”.

    Noi umani siamo un incidente di percorso evolutivo e come siamo venuti ce ne andremo prima o poi, o magari evolveremo in qualcosa di diverso, in tempi che geologicamente parlando equivalgono a uno starnuto planetario….ma che a noi paiono infinitamente lunghi.

    PS: In natura ci sono soluzioni alla sovrappopolazione: epidemie, carestie e “guerre” (non solo tra umani, se metti una popolazione di topi in un ambiente ristretto una volta raggiunto il limite cominciano lotte furibonde), noi abbiamo inventato altri metodi, ma pare che nessuno voglia parlare seriamente di applicarli, a parte qualche eccezione tipo la Cina, e l’India qualche anno fa…

  6. giorgiorgio ha detto:

    ah si, dopo che avremo sfibrato e spopolato tutto il pianeta e anche noi ci estingueremo comincerà una nuova e radiosa era…a meno che non si cominci a parlare, una volta per tutte, di controllo delle nascite e di divisione delle risorse…

  7. marcoghibellino ha detto:

    mah la cina non è che mi dia grande affidamento quanto a sforzi per l’ambiente

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