due storie

mi sono venute in mente due storie, insieme diverse e gemelle, e ho deciso di raccontarvele.

la prima storia dovete immaginarla in un piccolo paesino di campagna, cinquanta famiglie in tutto, impegnate a festeggiare la prima messa di un ragazzo, appena ordinato sacerdote. dovete immaginare la cosa verso la fine degli anni ottanta, il paese imbandierato, cartelli, striscioni, fiori, festa grande.

io ragazzina sono “all’organo”, in alto, sopra la massa della gente, canto insieme al coro dei ragazzi, guidato da un entusiata diplomato al pianoforte.

accanto a me un amico d’infanzia: E.

ha pochi anni più di me, ma da  ragazzini pochi anni possono essere il rubicone fra l’infanzia e gli adulti, io alle medie, lui verso la fine delle superiori, mi sembrava quasi un uomo fatto.

mi giro un istante verso di lui, per dirgli una cosa, non ricordo cosa.

ma subito mi interrompo.

E. sta piangendo. piange, piange e guarda giù la massa della gente, il “pretino novello” come lo chiamavano i paesani, i preti parati a festa.

capisco. capisco tutto, tutto insieme.

quando pochi anni dopo mi disse che sarebbe entrato in seminario risposi che lo sapevo e che se voleva sarei andata a trovarlo, di tanto in tanto.

la seconda storia si svolge nel centro di lucca. anni dopo, io sono grande, vivo in città, niente più paesino, niente messe, niente chiese. un po’ di rabbia malamente sopita al posto di una fede che mi ha prima deluso e poi lasciato, così, come ci si lascia quando non si ha semplicemente più niente da dirsi.

la seconda storia è durante un “gay pride”. improvvisato, nato come reazione all’aggressione da parte di forza nuova a una libreria del centro, rea di aver ospitato la presentazione di un libro sul movimento gay.

sfilo per la città, ballo e canto, lucca non mi era mai sembrata così bella.

il sindaco è in testa, pare un paradosso, ma sta tentando di ridarsi una verginità politica sottobraccio a vladimir luxuria, dopo che lui per primo aveva sdoganato le belve nere in città.

non mi importa. vedere l’azzimato sindaco, ex professore di religione, che sfila a un gay pride circondato dalle cosce dei trans vestiti da ballerine brasiliane mi fa talmente ridere che per un secondo amo perfino lui.

la serata non finisce bene, un gruppo di giovani contesta il sindaco e non lo fa parlare, lui se ne va sbofonchiando, il presidente della provincia, centrosinistra, fa, per una volta, un bellissimo discorso e rimedia in parte la situazione.

ma l’atmosfera è tesa. lucca non è una città dove è facile essere gay, tantomeno sfilare per le strade. tantomeno farsi riprendere dalle televisioni locali. tutti sono al massimo del nervosismo e della tensione.

mi giro per parlare a un amico. D. lo conosco da poco, da un anno circa. e so pochissimo di lui.

ma anche lui sta piangendo. esattamente come E.

sta piangendo.

e esattamente come con E. ne colgo il motivo, non per perspicacia, ma per forza di cose. perchè non può essere che così.

E. e D.

due sensibilità simili, entrambi sull’orlo di una consapevolezza esistenziale drastica, entrambi sul punto di rendere a se stessi e agli altri conto della propria vita, della propria essenza.

un prete e un gay.

 

 

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5 risposte a due storie

  1. hetschaap ha detto:

    Molto belle e delicate queste due storie. In fondo, in entrambi i casi, si tratta di minoranze. Difficili da capire per gli altri, per quelli che si pongono a giudicare invece di voler, semplicemente, comprendere.

  2. Bianca-Hamburg ha detto:

    Grazie di queste due piccole storie, risvegliano tanti ricordi di piccole storie ad esse simili.
    Un buongiorno dal freddo nord.

  3. 4ngelo ha detto:

    maaaa…
    Rimaaaa….

    La “e” nella frase conclusiva…è una congiunçione…o un refuso?

  4. corpo 10 ha detto:

    Non è facile essere gay in Italia, non solo a Lucca; paradossalmente non è facile nemmeno essere un prete; forse non è facile essere in un modo che non sia lavoro-aperitivo-palestra-sky-pokerino con gli amici-rata dell’auto.

  5. pensierini ha detto:

    Mi associo ad altri commentatori, si tratta di minoranze ed è sempre difficile riconoscere di farne parte.

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