che cosa è cambiato?

mia madre da giovane faceva la magliaia.

non credo che se ne avrà a male se vi parlo di lei, è la prima a raccontare, fiera, una parte della sua vita dalla quale è riuscita ad affrancarsi con forza, determinazione e una titanica fatica.

ma nei primi anni sessanta non c’era molta scelta, per una famiglia “umile ma non povera” come la mia, per il futuro: mia nonna, operaia per 41 anni, pensò che la cosa migliore che poteva fare per i suoi tre figli era dar loro un lavoro.

e così dei fratelli maschi uno zio fece il falegname, l’altro zio il tappezziere, e oggi sono forse fra gli ultimi veri artigiani in città.

e così la figlia femmina, la più piccola, fu fatta andare a cucire prima, a fare maglie dopo.

ogni giorno, al nero, insieme ad altre, tante altre. senza un diritto, senza contributi, in balia dei capricci del padrone, che decideva della loro sorte come mille anni fa un qualsiasi feudatario poteva decidere della vita e della morte dei propri servi.

fu licenziata, così, per dispetto.

fu riassunta, di nuovo, da un’altra parte, e di nascosto studiò e uscì da una vita che sentiva non era la sua.

sono passati quarant’anni.

mia madre, dopo tanti anni di amato insegnamento, dopo generazioni di alunni che la fermano per strada e mostrano fieri i loro figli alla maestra, adesso è in pensione, dopo aver lavorato per quasi cinquant’anni.

ha battuto mia nonna, mia madre. quasi cinquanta contro quarantuno.

sono passati cinquant’anni da allora, sono passate le lotte delle donne e degli uomini, sono passate generazioni, governi, ministri, responsabili sindacali, leggi, programmi e proclami.

chi ha lottato ha lottato anche per le generazioni future, perchè avessero una prospettiva diversa, un destino diverso.

ma niente è cambiato, perchè niente cambierà mai.

perchè sotto quella palazzina ci sono rimaste anche la speranza e la giustizia.

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5 risposte a che cosa è cambiato?

  1. nonunacosaseria ha detto:

    perché, le persone che dalle nostre parti, cucivano le tomaie delle scarpe in casa? o le statuine di gesso? tanto differenti dalle operaie barlettano a quattro euro l’ora?

  2. paleomichi ha detto:

    non ci sono parole. Ci riempiamo tanto la bocca della parola “progresso” che per una volta sarebbe meglio tacere.

  3. stefafra ha detto:

    Percé Bene..on come pensate che li abbia fatti i soldi (non vorrei che un qualche rappresentante della ditta scandagliasse internet per querelare il prossimo), e le altre ditte di maglifici del “mitico nordest”?
    Loro davano le macchine da maglieria a casa alle casalinghe e praticamente le pagavano a cottimo, all’inizio, senza alcun diritto sindacale o altro.
    Adesso spostano la produzione in Romania, o in Indonesia, o dove gli gira, alla ricerca di nuovi disgraziati da spremere come limoni…tra un po’ potranno tranquillamente tornare in Italia, visto come va l’economia di poveracci da sfruttare ce ne sono di nuovo in abbondanza.

  4. Acquachecanta ha detto:

    Beh, penso che siamo abituati a vedere il disordine nel prato del vicino o, meglio ancora, in quello di chi abita più lontano; oppure in quello degli avi, tanto è passato. Poi accadono queste cose e ci accorgiamo che anche il nostro giardino è pieno di erbacce da estirpare e, magari, che nessuno se ne occupa veramente. Allora ci meravigliamo…

  5. marcoghibellino ha detto:

    mi ero riproposto di non scrivere più nulla di politico, in omaggio al concetto del..tanto a che serve?, ma a volte è troppo forte l’impulso a cercare di mettere a fuoco certe cose; così, mi si affastellano in mente tante cose, se fosse capitato a Prato in un laboratorio cinese la nostra indignazione avrebbe puntato su una angolatura diversa? Che fare quando anche politici di sinistra (sic) plaudono ad uno squalo come Marchionne? Che dire quando in una situazione di crisi nazionale grandi aziende approfittano per distruggere i diritti acquisiti dai lavoratori in anni di lotta? Fiat e Pigna hanno abbandonato confindustria, io non amo confindustria , l’applauso all’AD della Thissen mi è rimasto quì (tra le altre cose per citare solo un fatto emotivo) ma è comunque una (lieve ) garanzia di rispetto delle regole farne parte , FIAT e Pigna vogliono l’assenza di regole, come dice Camusso, vogliono tornare all’epoca del padrone delle ferriere.
    Vogliono sindacati gialli come CISL e UIL , servi e non dipendenti , speriamo che tutto questo serva ad aprire alcuni milioni di occhi , e di nuovo, anche se accadrà sarà lungo e doloroso, perchè gli italianio reagiscano occorre picchiarli molto, molto duramente .
    Amen

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