tema: la mia città

svolgimento.

credo che sia bello e importante imparare qualcosa sulle città che ci ospitano, che sia per qualche anno, dieci giorni o tutta la vita.

così ieri sono stata al museo cittadino, perchè chandigarh è una città speciale, fondata in un momento particolare e immaginata da gente visionaria.

la regione nella quale si trova e della quale è la capitale si chiama punjab e se lo cercate troverete che non c’è solo in india una regione che si chiama così: ce ne è una, anche più grande, in pakistan, che è lo stato che si trova proprio qui accanto.

quando il 14 e il 15 agosto 1947 l’india e il pakistan si resero indipendenti e si divisero il territorio in uno a maggioranza indù (l’india) e uno a maggioranza musulmana (il pakistan) il punjab venne diviso dal confine e la vecchia capitale, lahore divenne pakistana.

così si rese necessaria una nuova capitale per la regione indiana, nella quale si ammassavano i profughi dal pakistan in un momento terribile di violenze, massacri e divisioni.

la linea di confine fra pakistan e india creò due regioni, due popoli, due lingue in un posto dove prima tutto era mescolato e le persone dovettero scegliere “da che parte andare” perchè trovarsi dalla parte sbagliata poteva essere molto pericoloso.

così furono scambiati milioni di persone. gli indù cercavano di rientrare in india e i musulmani cercavano di attraversare per raggiungere il pakistan.

il primo ministro nehru decise che era necessaria una città che incarnasse la pace fra i popoli, che permettesse ai suoi abitanti di vivere in pace, una città completamente nuova, che non portasse con sé ricordi degli orrori passati dalla regione, che non avesse nelle sue strade il sangue della gente, che rappresentasse un nuovo inizio per la regione e per la nazione tutta.

così decise di fondare chandigarh, proprio qui dove si trova adesso e la dedicò alla dea chandi.

al museo si possono vedere le lettere di quasi tutti i governi occidentali che raccomandavano e chiedevano all’india di scegliere un loro architetto, ce ne è anche una del ministero di roma e anche una di quello spagnolo che raccomanda un certo pablo picasso.

alla fine, dopo varie false partenze e molto lavoro, fu scelto le corbusier, che concepì la città inglobata completamente nel verde, organizzata in settori rettangolari regolati da rotatorie e con tantissimi alberi, prati e fontane.

certo, oggi, dopo cinquant’anni, il moderno cemento armato di le corbusier mostra un pochino l’affanno del tempo, specialmente in un paese dove mantenere un edificio è un lusso non da poco. ma il centro cittadino è completamente pedonalizzato, cosa rara in questo paese.

certo, anche qui la miseria delle capanne dei “senzatutto” urla dai marciapiedi delle strade che portano alla zona industriale, anche qui ci sono le contraddizioni che fanno dell’india un posto che non può lasciare indifferente il passante, ma chandigarh è una città un po’ speciale, più quieta, più verde, con fontane e prati che difficilmente si vedrebbero in un’altra città indiana.

oggi vado a visitare il “campidoglio di le corbusier”, poi continuo il tema.

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7 risposte a tema: la mia città

  1. hetschaap ha detto:

    Davvero interessante. Una città fondata per rappresentare un luogo di pace e di conciliazione. Questo è ciò che dovrebbero essere tutte le città. E che non sono mai.

  2. Pierluigi Vernetto ha detto:

    qui http://www.planetizen.com/node/42309 massacra il progetto urbanistico di Le Corbusier, e dice che il Capitol ormai non e’ che una rovina abbandonata.

    Dice “introverted Sectors, vast distances, wide-thoroughfares, segregated zoning and decentralized civic core, while paradigmatic of a then refreshing Modernity, are today the hallmarks of a myopic urbanism, devoid of any sensibility to India’s climate or culture.”

  3. letteredalucca ha detto:

    sono appena tornata dal “campidoglio” e su quell’area ADESSO ho seri dubbi anche io. sul resto della città niente da dire, ho passato un pomeriggio fantastico in un giardino splendido che a delhi se lo sognano…

  4. AD Blues ha detto:

    Le premesse c’erano tutte e credo che dovremmo dare onore all’idea anche se poi la realizzazione urbanistica non è stata perfetta.
    Forse Le Corbusier pensava troppo in termini occidentali e di “grandeur” per l’India.

    Comunque mi rimane l’ammirazione per il progetto della città “nuova” dove iniziare un corso storico diverso.

    Continua a raccontare!!!

    —Alex

  5. Brava Lucia: studia, informati e condividi con noi. In un post solo, tra quello che hai scritto tu ed i commenti, ho saputo tante cose che prima non conoscevo. A questo dovrebbe servire la rete.

  6. Gaja ha detto:

    hmmm Le Corbusier avrà avuto smanie da archistar come accade ancora oggi.. però l’intento era lodevole!!! Avevo vagamente studiato sui libri la separazione tra India e Pakistan, ma non sapevo nulla di questa città.. bello imparare la storia così!

  7. Felipe ha detto:

    Ogni divisione porta con sé strascichi che difficilmente riescono a cicatrizzarsi, anche dopo decenni. Pensiamo alla questione israelo-palestinese (dove molte persone di origine araba ancora oggi vivono in campi profughi), ai Sudeti (i tedeschi dovettero lasciare una regione al confine con la Boemia per mantenere la loro cittadinanza) o, più semplicemente, all’Istria.

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