i cani di chandigarh

i cani di chandigarh sono randagi, esattamente come tanti degli uomini che abitano qui: non hanno una casa o una ciotola o un giardino, ma vivono abbastanza vicino agli uomini da avere da mangiare, e abbastanza lontano da non dover portare ciabatte o giornali al padrone.

i cani di chandigarh si assomigliano tutti, alti e magri, il muso in alto, la coda ritta, il pelo bagnato dalla pioggia e dall’umido del bel tempo. gialli o marroni, muscolosi e e bellissimi.

vivono in gruppo, ti guardano passare e non ti considerano, non ti temono e non ti amano, i cani di chandigarh.

sembrano docili, a volte giocano con un bimbo minuscolo incontrato per strada pochi minuti prima, scalzi tutti e due, senza dimora tutti e due, credo entrambi misteriosamente sereni.

non si preoccupano del futuro i cani di chandigarh, vivono l’istante con serena rassegnazione, sono felici e elastici, li incontri sotto il ponte che porta al centro, di notte addormentati vicino alla signora che vende le pannocchie arrostite, anche lei accoccolata vicino al fuoco, col caldo che fa, lo splendido sari arrotolato addosso fa di lei la regina del granturco, i capelli neri e grigi che le escono dalla parte di velo poggiata sul capo le danno un che di eroina salgariana, in attesa di un sandokan che la prenda e la porti via.

i cani di chandigarh non si avvicinano all’albergo dove vivo, per entrarci ci sono le guardie, ti controllano la macchina, la valigia e lo zaino ogni volta, un bellissimo sikh apre sempre la porta della mia macchina e mi saluta con la mano sul cuore. gli sorrido e lo saluto, ha il turbante azzurro, una lunga barba nera e lucida della quale va molto fiero e che tocca con delicatezza, i baffi all’insù, i denti bianchi come perle e gli occhi che sembrano due castagne.

i cani di chandigarh vanno nei parchi e nei giardini, dove coppie di fidanzati si guardano dolci sulle panchine, come forse da noi non vedo da tanto tempo. dieci panchine, dieci coppie che si guardano e si tengono per mano. lei in un velo rosso, lui in camicia e turbante giallo, lei vestita di una nuvola verde, lui turbante azzurro e camicia intonata, lei arancione come il sole, lui viola e bianco.

i cani di chandigar sono le perfette guide turistiche di questa città.

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5 risposte a i cani di chandigarh

  1. paleomichi ha detto:

    mi hai fatto commuovere… snifff…
    sei proprio brava

  2. cugifà ha detto:

    tutti quelli che parlano dell’india vedono la povertà lungo le strade, la gente che sta male e senza dimora, mi sembra che tu stia vedendo la stessa cosa ma per fortuna ne dai una visuale non così drammatica come ho sempre sentito dire da altri, il tuo cogliere le essenze più profumate della vita di tutti i giorni mi colpisce molto, cercare un lato positivo in ogni cosa è un buon modo per affrontare la vita, pur lamentandomi è quello che ho sempre fatto con me stesso, magari poi vivendo certi luoghi o situazioni ti passa pure la voglia di lamentarti e il nostro cammino personale che ci è sembrato difficile diventa più facile!
    questi post indiani sono molto ispirati e pieni di sfaccettature che tutti noi lettori riusciamo carpire tramite i tuoi occhi attenti, mi sembra di capire che questo viaggio ti colpirà molto più di altri che ai fatto.
    baci

    • letteredalucca ha detto:

      non che in india non ci sia la miseria. è solo che sono gli indiani a essere speciali. sono loro a vedere il mondo diversamente da noi. e comunque sì, visitare un paese come questo ti fa davvero pensare quanto sia poco il caso di lamentarsi della propria vita fortunata…
      un bacio e saluta la famiglia! so che stasera hai ospiti a cena… ;)

  3. pierluigi ha detto:

    prego scrivi un post sui bambini indiani che giocano per strada.
    io mi portavo sempre dietro una scorta di caramelle e biro per loro
    erano le creature piu spensierate e allegre che abbia mai visto

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