al ristorante

il mio ristorante è un ristorante di lusso.

questo non vuol dire che non costi una cifra ragionevole per chiunque voglia passare da queste parti, c’è anche scritto sulla guida.

il mio ristorante ha la moquette rossa in terra, delle sedie degne di un marajà, tavolini imbanditi, vetrate alle pareti raffiguranti scene d’amore romantiche e lampadari che mandano una luce soffusa.

al mio ristorante si mangia benissimo, ci sono due tipi diversi di dahl, le lenticchie indiane, rosse o nere, poi il panir, il formaggio cotto in tutti i modi dai bravissimi cuochi del mio ristorante, il riso lungo e profumato servito in una ciotola d’argento, verdure fritte piccanti, il chapati, il pane che si usa al posto del cucchiaio e che serve agli indiani per mangiare, agli europei per sporcarsi come bambini piccoli: incredibile che ancora non abbiano imparato a mangiare con le mani in modo dignitoso.

al mio ristorante entrano clienti di tutti i tipi.

ieri per esempio sono entrati due europei, bianchi come la neve, un po’ spaesati, indecisi sul dove sedersi, lei aveva gli occhi azzurri e un grosso naso, non se ne vedono da queste parti e mi ha molto colpito.

dopo due o tre frasi scambiate fra di loro hanno indicato un tavolino vicino a me: inizialmente non mi avevano visto.

ma dopo due passi l’ho vista impallidire e mormorare al compagno di viaggio:

“c’è un topo… e ora che si fa?”

Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

6 risposte a al ristorante

  1. AD Blues ha detto:

    Ops!!!! Perché ti sei fatto vedere? Lo sai che gli europei sono schizzinosi!!!

    —Alex

  2. gipo ha detto:

    digli che se sei in giro, vuol dire che non sei in pentola, e che la dispensa è piena di roba buona!

  3. letteredalucca ha detto:

    gliel’ho detto! tant’è che si sono seduti e hanno ordinato da mangiare! :)

  4. 4ngelo ha detto:

    Sechondo me aRosto sarebbe perphetto!

    • Lilith ha detto:

      Ahahahah!! Ma non serve andare in India per trovare topolini “girelloni”! Al lavoro da me, ogni tanto ci fa visita Firmino (l’ho chiamato così in onore del libro, in fondo anche lui vive in una biblioteca come il suo famoso omonimo!). Preferisce il mio ufficio in penombra, pieno di teschi e bamboline voodoo ;-), al rumoroso pubblico che ogni giorno affolla la biblio. Si accontenta di due bricioline di crackers o un bocconcino di frutta e poi se ne torna da dove è venuto. Con lui non ce l’hanno fatta ultrasuoni e varie derattizzazioni. Ormai è di famiglia…

  5. stefafra ha detto:

    Quando stavo finendo la tesi in Svizzera ho condiviso l’ufficio per qualche settimana con un bel topino grasso e arzillo (per forza, quando cominciai a ripulire l’ufficio per andarmene scoprí che il topastro si era mangiato mezzo pacchetto di chicchi di caffé, aveva fatto un buchino a misura di zampetta e li tirava fuori uno alla volta).

    Io tendo a lavorare di notte quando sono sotto pressione, per cui facevo vita prevalentemente notturna, il topolino (la topolina? Chissá ,difficile da capire) teneva compagnia. Mi sa che il roditore si chiedeva cosa caspita ci facesse un umano in giro a quell’ora della notte, ma visto che non urlavo, non cercavo di spiattellarlo con la scopa e non gli tiravo oggetti vari aveva deciso di tollerarmi, e di farsi vedere dopo settimane di rumorini misteriosi da sotto il tavolo e dietro la libreria.

    Il portinaio decise con efficienza svizzera di eliminare il problema topesco, io non ero la sola a subire piccoli furti notturni, nessun pacchetto di biscotti o cioccolata era al riparo dal topastro e dai suoi amici, parenti e conoscenti (non sono mai soli). Mise trappolone enormi e abbastanza sinistre, con tracce di peli delle vittime precedenti e una molla potentissima, ma erano trappolone da ratti, e non prese mai nessun topino. Ammetto che spesso davo un colpetto col piede alla trappola nel mio ufficio, per disinnescarla, sono un po’ di animo delicato e non avrei voluto arrivare un giorno e trovare il mio compagno di nottate insonni tagliato in due nella trappola.

    Io me ne sono andata, da quanto dicono i miei ex-colleghi i topi ci sono ancora nel nostro bel laboratorio nuovo di zecca, ma confinante con un orto botanico e un vecchissimo edificio universitario pieno di anfratti e altri posti topeschi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...