count down

ultima settimana prima delle ferie.

assolutamente necessarie.

:)

stamani sul diciassette si potevano usare tutti i sensi.

vista

sono seduta al contrario rispetto al senso di marcia la testa dondola, gli occhi si aprono e si chiudono con lentezza, si fermano sulla bellissima signora davanti a me che pare scolpita in un tempio maya.

penso che sono stanca come un gatto quando lo si sveglia e non vuole. guardo fuori.

allontanandomi da piazza san marco, nella via dell’orto botanico, fuori si vede il campanile di giotto ergersi un metro alla volta dall’orizzonte delle case. bianco, rosa e verde, bellissimo, contro il cielo azzurro della mattina. questa città sa farsi perdonare un sacco di cose.

olfatto

la ragazza accanto a me profuma d’estate di un tempo. cerco di capire cosa sia, mi pare un prodotto per capelli, forse una schiuma o un gel. cerco di concentrare il naso e di collegare il cervello. l’odore mi porta in sardegna, quando avevo tredici anni e la sera, con le “amiche grandi” si usciva nella stradina di santa maria navarrese.

profumavamo anche noi di gel per capelli, di schiuma, di mare, di doccia appena fatta e del caldo della pelle ancora scottata.

io guardavo gli altri crescere in attesa che toccasse anche a me, era insieme bello e terribile. come guardare il mondo vero da dietro il vetro dell’infanzia.

tatto

i pali dell’autobus sono sempre un po’ tiepidi delle mani altrui. fa un po’ impressione agguantarli e sentirli caldi. cerco di arrivare alla porta di uscita passando come un orango da un palo all’altro. una signora è nel corridoio, cerco di passare ma la signora misteriosamente non si muove, così ci strusciamo quasi violentemente addosso, ma in qualche modo devo scendere. poi capisco il motivo. la signora è enorme, bassissima e grassissima, ma non me ne ero accorta.

udito

due signore vicino a me parlano tra loro, sono colleghe, parlano in italiano, ma una è di tratti vistosamente sudamericani, l’altra est europei. mi piace che la loro lingua comune sia la mia.

gusto

muoio di fame. stamani lo stomaco era troppo in disordine per avere voglia di fare colazione, ma adesso sogno una valdostana calda e un bel cappuccino bollente. e anche, magari, un croissant e il giornale.

:)

buona giornata a tutti!

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0 risposte a count down

  1. cugifà ha detto:

    post pieno zeppo di senzazioni!
    complimenti per la lucidità mattutina, anche io mi ritengo un attento osservatore ma poi ( a quest’ora soprattutto ) non riuscirei a metterlo per scritto

  2. Gaja ha detto:

    mi spiace rovinare la poesia del post mattutino ma… che cos’è la valdostana calda??

  3. Bianca-Hamburg ha detto:

    Buondi’, anche quassu’ si comincia un nuovo giorno e una nuova settimana, per il momento con il sole. La voglio anche io una valdostana, qualunque cosa sia :-)

  4. giovanni62 ha detto:

    anche io sto contando i giorni per le ferie…le prossime due…
    stringiamo i denti.

  5. formichina ha detto:

    dovrebbe essere la focaccia col crudo, no, la valdostana?
    fameeeeeeee!
    buona giornata a te! :)

  6. Any ha detto:

    …no, perchè da noi la valdostana è un hamburger col formaggio dRento :-O

  7. crash ha detto:

    complimenti Lucia: riuscire a mettere “nero su bianco” di prima mattina una tale mole di sensazioni è…notevole. Ha parlato anche il tuo sesto senso: “….ferie..assolutamente necessarie…”.

  8. pensierini ha detto:

    Mi associo a Crash nei complimenti alla nostra padrona di casa, sa scrivere (e descrivere) come pochi.

  9. Lilith ha detto:

    Buona giornata a tutti! Oggi è il mio primo giorno di ferie :-D E ho fatto il mio primo bagno in mare! Sono tornata ora a casa e ho ancora il sale addosso…meravigliaaaa…

  10. lucia ha detto:

    grazie a tutti! che belle parole!
    lilith: :PPP! ma ti ripiglio vai!
    una valdostana è un “pezzo salato” che si mangia al bar, fatta di sfoglia, salsa di pomodoro, prosciutto cotto e formaggio. una sorta di pizzetta doppia! :D

  11. valeria ha detto:

    Ciao, mi hai fatto ripensare alle estati della mia infanzia e adolescenza passata a Santa Maria Navarrese e dintorni (mio padre è di origine sarda), attraverso i profumi che evochi in maniera così poetica.. un’immagine che mi è giunta improvvisa che anche io ho “sentito”…
    Grazie e un saluto
    Valeria

  12. ADBlues ha detto:

    Guarda, sarò un po’ sentimentale ma quando sento due stranieri parlare tra di loro italiano mi viene voglia di menare i primi 100 leghisti che mi capitano sottomano e dirgli “avete visto, beoti che non siete altro?”… ;-)

    —Alex

  13. crash ha detto:

    d’accordissimo con te Alex, il problema è che purtroppo è difficile trovare due stranieri che parlino italiano tra loro, per molteplici motivi, è un dato di fatto. Anche a me fa piacere sentire due stranieri che parlano l’italiano.

  14. ant ha detto:

    Se andate all’estero, un posto dove vi può capitare di sentire due stranieri parlare tra loro in italiano è in coda per i biglietti dell’opera. A Vienna, in fila alla Staatsoper per gli stehplatze, sentendo due orientali parlare tra loro in italiano, non ho resistito alla curiosità e gli ho chiesto il perché. Era l’unica lingua che avevano in comune! Conoscevano entrambi un’altra lingua straniera, ma non la stessa…

  15. megant ha detto:

    Pensa! Si dice che la buona cucina soddisfi 4 sensi…l’ATAF ne stimola 5!! E poi se ne parla male…

  16. ADBlues ha detto:

    Crash, veramente se vieni nella mia città è un’esperienza molto frequente.

    —Alex

  17. Lilith ha detto:

    Si è un’esperienza frequente che tra stranieri si parli in italiano, soprattutto se sono di etnie e lingue diverse: parlando con un linguaggio comune è più facile intendersi! E poi è comicissimo sentire bimbetti neri come l’ebano che parlano in vernacolo stretto con altri con gli occhi a mandorla!! Hanno imparato meglio loro il labronico che tanti italiani di “foravia” che sono qui da trent’anni!! :-D

  18. crash ha detto:

    Alex, ricordando dove abiti…in effetti le probabilità sono maggiori. A volte assisto sbadatamente, portando a spasso il cane, a partite di calcio tra varie squadre di ragazzi africani: tutti – tra di loro – parlano, invece, il francese proprio, come dice Lillith, perchè magari sono di etnie diverse…

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