tema: la jugoslavia

(che poi mi sa che io scrivevo Yugoslavia, non so come mai).

lucettina, grembiule bianco, fiocco azzurro, nel 1985 si alzava, andava alla cattedra e, guardando la “cartina muta”,  terribile ma efficacissimo strumento didattico della mia maestra vecchio stile, cantilenava con passione da piccola scolara:

“la Yugoslavia è uno stato dell’Europa centrale, confina a est con Italia e Austria, a nord con l’Ungheria, a sud con la Grecia e l’Albania”.

“e?”

“uhm…”

“cosa si trova fra Ungheria e Grecia?”

buio…

c’era sempre uno stato rosa, sulla cartina muta che Lucettina non riusciva a memorizzare, maledetta Bulgaria…

tutte quelle che finivano in “ia” si assomigliavano, Ungheria, Bulgaria, Turchia… Bucarest, Budapest, Sofia…Sofia era facile, unica dal nome di donna con l’accento sbagliato, ma “buca” e “buda” era un casino metterle nello stato giusto.

a storia andava meglio.

“la prima guerra mondiale ebbe diverse cause scatenanti: la causa accidentale fu l’assassino dell’Arciduca Ferdinando da parte di uno studente serbo a Sarajevo”.


“signora maestra… scusi…”

“dimmi”

“che cosa è la Serbia?”

“uno stato della Yugoslavia, un po’ come il regno delle due Sicilie prima di Garibaldi”.


Leggo dell’arresto di Mladic.

Ripenso ai miei vent’anni, quando, con nella testa ancora forse il fiocco azzurro, la Bulgaria misteriosa, i confini della Yugoslavia, lo studente serbo sul ponte di Sarajevo, le copertine di Topolino sui giochi olimpici invernali (che anno era?) le cartoline che mandavano Daniela e Piero dal mare dalmata che dicevano bellissimo, e una bandiera, quella yugoslava, che avevo trovato sui tappini dei succhi di frutta e che mi sembrava la più fica d’Europa, sentivo parlare di genocidi e colpevolmente non capivo, non realizzavo, non mettevo a fuoco.

ero ancora più giovane quando tutto era cominciato, capendoci ancora meno, i serbi di bosnia e i serbi di serbia, i croati, gli sloveni, i bosniaci, da dove saltavano fuori?

io non capivo, il mondo mi pareva chiaro abbastanza, il muro di Berlino era chiaro, la Russia era chiara, avevo seguito con non molti problemi lo stravolgimento del mio atlante delle elementari e delle medie.

ma questa cosa non la capivo, non la conoscevo, non la concepivo neanche.

chi erano questi pazzi che improvvisamente saltavano fuori dalla cartina muta e la coloravano a macchia di leopardo?

che volevano? e soprattutto, perchè, esattamente, si ammazzavano con tanta ferocia?

siccome non capivo vivevo lo stesso, un giorno dopo l’altro, occupandomi di cose che capivo meglio: la scuola, l’Italia, Berlusconi che era già arrivato e ancora non se ne è andato via, la maturtà, l’università…

e sono passati così 16 anni da allora.

ieri hanno arrestato il boia di srebrenica.

ma non hanno ancora preso tutti i colpevoli. compresa me.

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0 risposte a tema: la jugoslavia

  1. ADBlues ha detto:

    Io invece a quei tempi pensai che i genocidi, le vendette, le pulizie etniche o politiche fossero una conseguenza “naturale” del cadere delle dittature.

    Nelle dittature ci sono un sacco di persone che subisce torti ed al cessare del pugno di ferro ognuno si regola i propri conti sfogando tutto l’odio represso ed ingoiato (a torto o ragione) negli anni precedenti…

    Brutta storia, bruttissima.

    —Alex

  2. Gaja ha detto:

    La mia patria elettiva, il mio paese d’adozione, la mia nazione del cuore.
    Là ho studiato e lasciato il mio cuore e la mia giovinezza. Dopo le guerre e i bombardamenti, dopo tutto. Soprattutto a casa dei “cattivi”, dove non c’era più nulla.
    Un posto tanto vicino geograficamente quanto su un altro pianeta per tutto il resto.
    Una brutta storia, bruttissima, di cui qua si è parlato troppo e troppo, troppo male.
    Un abbraccio a tutti, tutti loro.

  3. crash ha detto:

    ce ne sarebbe da dire….Hai ragione Alex su alcuni punti. Io mi ricordo quando andavo in tenda, ai tempi di Tito, con alcuni compagni di liceo in un’isola piccola, stupenda: mare e cibo a volontà con pochi soldi. Eravamo “monitorati” dalla policja, ma non c’era problema (“no poblema”). Poi l’incantesimo si è rotto: e si scoprì che quel grande stato era tenuto con lo spago. La Slovenia si staccò veloce veloce e venne subito riconosciuta come stato indipendente dalla comunità internazionale, la polazione era omogenea, non presentava sacche di altre etnie. Più ci si avvicinava al “nocciolo del reattore”, la Serbia, più si avvertiva un’ amalgama di religioni, popoli diversi. E’ successo quello che nessuno auspicava. Mentre le famiglie, le coppie di fidanzati facevano il bagno e prendevano il sole sulle spiaggie adriatiche italiane, a qualche centinaio di km di distanza avvenivano atrocità inimmaginabili. Per rispetto a quei morti….mi fermo qua.

  4. stefafra ha detto:

    L’impressione che ho avuto della guerra in Yugoslavia, guerra molto vicina “a casa”, a pochissime ore dal confine, é che sia stato l’affiorare della cattiva coscienza, della cattiveria dell’Europa, che non é da troppo tempo che é stata addomesticata e sopita.
    La Yugoslavia era una pentola a pressione trattenuta solo dal coperchio unificante di Tito, alla sua morte gli scricchiolii cominciarono quasi subito, ma era un esempio estremo di come la convivenza sia spesso difficile, e dobbiamo ricordarcelo perché riguarda tutti.
    La pace nel vecchio continente é un’entitá nuova, fino a pochi decenni fa c’era sempre qualcuno in guerra con qualcunaltro, a battersi per confini veri, presunti, naturali (un fiume o una montagna) o artificiali (una divisione per religioni, oppure una divisione imposta da burocrati col righello).
    Quando viaggio attraverso l’Europa in treno, e mi é capitato spesso, mi viene da pensare come sono fortunata a vivere in un Europa pacifica, senza confini, senza paure, ma questo non é un fatto compiuto, é un bene da difendere e coltivare, da amare.
    Adesso ci sentiamo tutti superiori, ci sentiamo superiori verso gli “altri”, l’Africa per esempio, noi le guerre “tribali” non le facciamo, roba da selvaggi.
    Ma basterebbe guardare a quello che é successo in Yugoslavia, o alle tensioni mai sopite in Irlanda del Nord, che é ancora un punto caldo, per capire come sia vicina la guerra tra vicini…
    A me la guerra in Yugoslavia fece una gran paura. Avevo paura che un processo del genere cominciasse anche in Italia.
    Mi fanno paura i separatismi, i localismi, i tribalismi, la lega.
    Sono anticamere dello sgozzare i vicini perché hanno un altro cognome, perché parlano un altro dialetto, perché pregano in modo diverso, magari anche solo lievemente diverso (ortodossi verso cattolici, protestanti verso cattolici, la religione é una scusa, un marchio tribale da sventolare).
    Lasciando perdere commenti che sentí fare da gente anche a me molto vicina tipo “beh, fanno bene a liberarsi dai mussulmani, non hanno posto in uno stato europeo”…
    Scusate per i pensieri in libertá, spero di non aver offeso nessuno.

  5. HDC ha detto:

    nel 90 passai una settimana al mare in jugoslavia, verso pola. ricordo la case cadenti, l’enorme numero di zeri sulle banconote, i dinar necessari per fare una partita al bigliardino, e un poligono di tiro abbandonato (credo) sul mare dove c’erano più bossoli che granelli di sabbia.
    poi nel 2003 ho fatto il dottorato di ricerca insieme a una ragazza di sarajevo, che ora lavora come esobiologa in un centro di ricerca a new york. Non amava parlare di quello che era successo e noi evitavamo di chiedere. ma sapevamo che dopo la guerra, a causa della divisione della jugoslavia, non poteva più vedere alcuni zii e credo una nonna, che fratelli e cugini si erano già trasferiti all’estero, e che lei pensava che molto probabilmente non sarebbe più tornata a vivere in jugoslavia. ciao Mihaela!

  6. marco ha detto:

    Voi che vivete sicuri
    Nelle vostre tiepide case,
    Voi che tovate tornando a sera
    Il cibo caldo e visi amici:

    Considerate se questo è un uomo
    Che lavora nel fango
    Che non conosce pace
    Che lotta per mezzo pane
    Che muore per un sì o per un no.
    Considerate se questa è una donna,
    Senza capelli e senza nome
    Senza più forza di ricordare
    Vuoti gli occhi e freddo il grembo
    Come una rana d’inverno.
    Meditate che questo è stato:
    Vi comando queste parole.
    Scolpitele nel vostro cuore
    Stando in casa andando per via,
    Coricandovi alzandovi;
    Ripetetelele ai vostri figli.
    O vi si sfaccia la casa,
    La malattia vi impedisca,
    I vostri nati torcano il viso da voi.

  7. f.b. ha detto:

    come ha ben scritto stefafra, la jugoslavia resse finché c’era tito. dopo i nodi vennero al pettine.
    tu pensa che solamente nella ex repubblica di macedonia c’era una vera e propria …macedonia di etnie: 26, in tutto! con tre religioni diverse (cattolici, ortodossi e musulmani).
    lì evitarono la guerra grazie a una intensa azione di diplomazia preventiva, negli altri stati jugoslavi no (anzi, mettiamola in questi termini: lì ci riuscirono proprio perché sugli altri stati avevano dormito e avevano imparato la lezione).

  8. crash ha detto:

    …più che altro, f.b., la Grecia era direttamente interessata e lì vicino c’è anche la Turchia: il rischio era veramente alto…

  9. f.b. ha detto:

    non soltanto la grecia: più che la turchia dette problemi la bulgaria.
    e comunque c’era un problema legato al riconoscimento dei diritti delle minoranze etniche che, per es., non avevano rappresentanza politica, ma soltanto culturale…

  10. nat ha detto:

    Sarajevo 1984, l’anno delle olimpiadi invernali (hai chiesto nel post .. :) )

    Voglio solo fare un commento a qualcosa che ho letto nei commenti precedenti (“la convivenza e’ difficile”). Io ci sono cresciuta in Jugoslavija (o, Yugoslavia), praticamente. Ho famiglia la’. A Sarajevo. Ogni anno ci ho passato almeno 2-3 mesi di estate, e quanto possibile d’inverno. Non ci sono stata esclusivamente come una “vacanziera”, ci ho vissuto come le persone vivevano li’. E posso garantire che la convivenza fra “diversi” non era difficile, tutt’altro. Infatti proprio il fatto che le “etnie” si fossero amalgamate e’ stato poi uno dei piu’ grossi problemi della guerra (si fa alla svelta ad arrivare ad un macello quando vai a dividere famiglie). Tito non era un dittatore come altri dittatori dell’est europeo. La Yugoslavia non era schierata ne’ con il patto atlantico ne’ con quello di varsavia. Era un paese in cui la gente godeva di molte piu’ liberta’ rispetto ad altri paesi dell’est (non ultima la liberta’ di viaggiare). L’errore di Tito (molto semplicisticamente) e’ stato essere “presidente a vita”, perche’ alla sua morte, gli altri leader volevano tutti il suo posto. Non era una questione di convivenza fra etnie, ma una lotta al potere, come sempre succede nelle guerre. Aggiungi a questo una economia che andava a rotoli.. e il gioco e’ fatto. E’ facile incolpare l’ “altro” dei problemi economici che ti investono. Spesso mi domando cosa succederebbe in Italia se l’economia crollasse a quel livello (inflazione tale che ogni qualche ora i negozianti erano costretti a cambiare i prezzi della merce).. I leghisti (che gia’ ora minacciano le armi) avrebbero terreno fertile: Perche’ trascinarsi dietro il sud che “non produce”, mentre noi al nord facciamo tutto il lavoro? Perche’ tollerare che vengano a rubarci il lavoro? E gli extracomunitari?? E’ perche’ sono musulmani e vogliono orientalizzarci!
    Non ci vuole tanto a passare da un paese civile in cui esiste una convivenza pacifica ad un paese in guerra con se stesso. E alla base c’e’ sempre fondamentalemente il desiderio di potere e soldi (one and the same).

    :(

  11. Marcoghibellino ha detto:

    a quanto dice Nat , e sono cose vere e giuste, aggiungiamo la criminale fretta con cui Germania e alcuni paesi europei riconobbero la Slovenia e altri staterelli mentre l’ONU premeva per la creazione di una nuova federazione

  12. stefafra ha detto:

    Nat, é quello che mi domando pure io, ed é quello che mi faceva paura…e fa paura ancora adesso.

  13. nat ha detto:

    @Marcoghibellino.. Lo “scherzo” in Jugoslavija e’ sempre stato che la Slovenia e la Croazia erano lo sbocco sul mare della Germania.. ;)

    @Stefafra.. Io non amo essere “allarmistica”, ma le tendenze leghiste (che siano poi di veri e propri leghisti o meno, ha poca importanza) sono state sempre un motivo di preoccupazione per me. Non solo per l’ovvio, ma anche proprio alla luce di quello che e’ successo nella mia “altra” casa..

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