in ascensore

da bambina mi faceva ridere la scritta “Otis” sull’ascensore.

lo leggevo al contrario, “sito”, o lo anagrammavo, “osti” oppure aggiungevo mentalmente “redding” e sorridevo. così arrivavo al piano che volevo, non ci voleva tanto tempo: non sono cresciuta a new york, a lucca le case con l’ascensore erano i condomini di sant’anna che raggiungevano al massimo il quinto piano.

a dresda, nel primo ascensore nel quale sono entrata, mi è venuta la pelle d’oca.

perchè in germania in quasi tutti gli ascensori non c’è scritto “Otis”.

è un’altra la marca dominante degli ascensori tedeschi.

“thyssen”.

e quando vengono a fare manutenzione, sulle macchine c’è scritto “thyssen” e gli operai che scendono hanno sulla tuta scritto “thyssen” e sulla borsa degli attrezzi “thyssen”.

all’inizio non avevo neanche ricollegato immediatamente il nome alla fabbrica.

ma il brivido lungo la schiena mi aveva in qualche modo sgradevolmente colpito, come quando capita di ricordare qualcosa che si era dimenticato solo perchè passeggiando si incontra qualcuno che te ti ricorda qualcosa di brutto, in un contesto diverso, in un mondo diverso, in un capitolo diverso della tua personale e limitata biografia.

e così mi era tornato in mente.

dopo due anni.

“il rogo della thyssen”.

poi ne è passato un altro e un altro ancora.

e adesso sono quattro, gli anni trascorsi.

oggi i parenti delle vittime e gli “affamati di giustizia” (come diceva quello) aspettano la sentenza.

Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.

0 risposte a in ascensore

  1. pozzanghera ha detto:

    è accaduto anche a me qualche settimana fa
    ero a torino e ho visto quella scritta
    thyssen
    per i pochi minuti che ho passato in ascensore mi sono sentita in trappola
    penso sia un bene non dimenticarsi mai di questi orrori
    serve per non abbandonare le persone “affamate di giustizia”

  2. gipo ha detto:

    a me sulle scale mobili.. che danno anche l’idea di qualcosa che inghiotte..

  3. stefafra ha detto:

    In Olanda quasi tutti gli ascensori erano di una ditta chiamata “Schindler”, apparentemente una grande multinazionale dell’ascensore, e ogni volta mi veniva in mente il film..
    PS: A me gli ascensori piacciono, non ho mai capito chi ne ha paura, mentre le scale mobili le capisco e apprezzo “in salita”, ma le scale le scendo piú volentieri a piedi, ecco. Se devo per forza usare la scala mobile perché non ci sono scale normali “a scendere” ho sempre paura di cadere quando devo mettere i piedi sul primo scalino che scende.

  4. biancaalba ha detto:

    Leggo che sono stati condannati tutti, sentenza storica. Spero solo che questa condanna costituisca un passo avanti per garantire la sicurezza sul lavoro. Non riporterà a propri familiari le persone morte ma è decisamente qualcosa.

  5. Marcoghibellino ha detto:

    il problema Bianca è che ne condannano uno ogni morte di Papa, esolo se ci scappano dei morti che fanno sensazione , alll’AD di Trenitalia per esempio non torceranno un capello e probabilmente andrà in prescrizione , idem dicasi della Marcegaglia che in una sua fabbrica ha …solo…3 volte il tasso di incidenti sul lavoro della media italiana

  6. Luisa ha detto:

    c’è anche il museo Thyssen-Bornemisza a Madrid…

  7. noncenientedafare ha detto:

    Non conosco gli atti del processo; a differenza del PdCSB credo nei giudici, anche per averne avuti tre tra i miei stretti parenti, ed averli profondamente conosciuti. La condanna sarà – anzi è – certamente corretta.
    Però, non facciamo di ogni erba un fascio. Ho avuto modo di conoscere Schindler e Kone, le due maggiori aziende di ascensori e scale mobili del mondo, senza aver nulla da dire. Ed ho purtroppo conosciuto dittarelle che si arrangiavano senza sapere un tubo delle tecniche e della sicurezza… ed ho conosciuto anche operai spericolati, sicuri di sé, che se ne fregavano di ogni norma di sicurezza, anche se rigorosamente rraccomandata dalla propria azienda….
    Il mondo, certamente, è bello ( o brutto ?) perché vario….

  8. Marcoghibellino ha detto:

    quando l’operaio se ne frega delle norme di sicurezza è comunque compito( legalmnente parlando) del datore di lavoro imporre il rispetto delle stesse, caschi, scarpe speciali , maschere ove necessario ecc ecc non ci sono scusanti

  9. noncenientedafare ha detto:

    è comunque compito( legalmnente parlando)datore di lavoro imporre il rispetto delle stesse…..
    perfetto – d’accordo.
    ma se ho tanti operai che lavorano in posti diversi, e non posso quindi essere dappertutto – caratteristica è la manutenzione degli ascensori ?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...