dedicato a nonno guido

è uscito su possibilia un piccolo articolo sulle biotecnologie: l’ho scritto io e volevo dedicarlo a mio nonno guido, contadino da sempre e per sempre.

anche il nonno dell’articolo si chiama guido e come mio nonno fa il contadino.

in alcune cose gli somiglia, in altre no.

ma non è questo l’importante.

quello che mi piacerebbe è che voi poteste fargli un’occhiata e dimi se vi garba o meno quello che, forse in modo un po’ caotico (quando scrivo di queste cose mi faccio sempre prendere la mano) ho buttato giù.

lo trovate qui: buona lettura!

http://www.possibilia.eu/s_biotecnologie.html

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0 risposte a dedicato a nonno guido

  1. Laperfezionestanca ha detto:

    Cara Luci, letto e fatto. A me l’articolo è piaciuto molto, anzi avrei voluto che durasse di più, che i temi che tanto ti stanno a cuore (e noi che leggiamo i tuoi pipponi lo sappiamo bene) potessero essere più approfonditi. Ma evidentemente lo spazio era quello. Ora i motivi: mi è piaciuto perchè è chiaro, perchè è razionale e insieme lascia trasparire amore e passione per la scienza, perchè è intelligente e punta a far aprire le menti, perchè è corretto (nel senso migliore), perchè in poche righe riesce a dire molto e lascia il desiderio di sapere ancora.
    E’ così che io vedo lo scrittore scIentifico. Però io sono un po’ di parte, in fondo è leggendo i tuoi pipponi che mi si è aperto il cervello e ho cominciato a ragionare con la mia testa sul tema OGM, abbandonando una opposizione schematica e apprestandomi a informarmi sull’argomento in maniera più razionale.
    Complimenti comunque, da una che non considera una colpa essere un po’ di parte, e continua a scrivere ovunque, dovunque e comunque.

  2. AD Blues ha detto:

    Se posso mi posso permettere, mettendomi nei panno del lettore che conosce l’argomento solo marginalmente non sono riuscito a comprendere perché nonno Guido sia pericolosissimo…

    —Alex

  3. cugifà ha detto:

    non ho il tempo di leggere l’articolo poi lo farò intanto un grande pensiero a nonno GUIDO

  4. bacillus ha detto:

    Ciao Lucia. Forse ti ricordi di me. Ricorderai che non ci siamo mai “amati” :-) … Tuttavia vorrei lo stesso rivolgerti i miei complimenti per quell’articolo.
    Sei riuscita ad esprimere un punto di vista razionale contrastando i soliti luoghi comuni, offrendo un sacco di spunti di riflessione, attirando l’attenzione con la tua solita originale e squisita ironia.
    Beh, se ne hai ancora l’occasione, continua su questa strada, per favore. ;-)
    Grazie

  5. lucia ha detto:

    grazie bac! :)
    e grazie alla perfezione stanca che mi fa arrossir!
    un bacio al cugifà e alex… certo che ti puoi permettere! i commenti servono a questo. essendo un pezzo pubblicato non è più editabile, ma la prossima volta cercherò di essere più chiara.

  6. Silvia ha detto:

    Bello, io adoro i tuoi “pipponi”!

  7. Lilith ha detto:

    Un articolo ben scritto, chiaro e conciso: coglie molti aspetti dello stesso argomento, pur in un breve spazio, senza essere né “palloso”, né presuntuoso. Come al solito però, da grandissima ignorantona nel campo (tanto si parla di ortaggi no?;-)) vorrei capire una cosa: che differenza c’è nel “mescolare” i geni con la vicinanza o l’innesto, oppure nell’agire direttamente sul DNA? Da sempre le api, il vento, gli uccelli impollinano anche piante diverse…e da millenni i contadini “incrociano” o innestano di tutto un po’. Che differenza c’è in pratica, da questo agli OGM? Scusa se mi sono attorcigliata, spero di essermi spiegata…

  8. coccobill ha detto:

    Interessante e pedagogico. L’ho linkato su fb spero non ti dispiaccia.

  9. lucia ha detto:

    tutt’altro! :)

  10. lucia ha detto:

    allora…ora mi cimento in una risposta per lilith.
    in agricoltura tradizionale si fanno da sempre innesti e incroci. la differenza con gli OGM risiede nelle caratteristiche che si vogliono ottenere.
    esempio: voglio un mandarino “più dolce” e senza semi: lo incrocio con un arancio e ottengo un mandarancio. se invece voglio un mandarino “che resista all’insetto pincopallo” devo inserire il gene per la resistenza all’insetto pinco pallo. questo gene lo posso prendere da un arancio, (specie affine al mandarino) o da un cavolfiore o da un giuggiolo, basta che abbia quel gene.
    il lavoro è molto più “di fino” ma permette anche di ottenere caratteristiche più “fini” per l’appunto.
    nella sostanza non cambia molto, quello che cambia sono gli scopi.

  11. Lilith ha detto:

    Grazie per l’esaustiva spiegazione e per la pazienza che dimostri con gli anziani rincotti… =^___^=

  12. zundapp ha detto:

    quello che ti invidio in modo stratosferico è la tua capacità di scrivere, la lucidità e la capacità di sintesi. Poi, è ovvio, sui contenuti sono d’accordo con te.

  13. Giorgiorgio ha detto:

    Sono d’accordo solo fino a un certo punto. E’ vero che l’uomo ha sempre manipolato bestie e piante per migliorare la sua capacità di approvigionamento di cibo. E fin qui niente da ridire, gli OGM, come hai detto, servono esattamente allo stesso scopo.
    Ma non mi puoi paragonare un innesto o un’impollinazione con l’inserimento di un gene per la produzione di una tossina, di una proteina velenosa per gli insetti o che renda la piante resistente a un erbicida. Non è la stessa cosa Lucia, so che ne abbiamo discusso molte volte, ma non riesco a capire come tu possa mettere le due cose sullo stesso identico piano.
    Si introducono variabili diverse, non si tratta di cambiare una proprietà organolettica, si tratta di cambiare il corredo di sostanze prodotte da una pianta. Non dico che non si debba fare, ma è giusto far capire che non sono esattamente la stessa cosa che fare un innesto fra due piante già usate nell’alimentazione. La gente non deve aver fobie assurde o pregiudizi sul cibo frankestein, ma è giusto che pretenda di essere meglio informata ed è comprensibile che abbia un po’ di timori, visti i sempre più frequenti scandali nell’industria alimentare.
    Tutto qui: no ai pregiudizi o ai divieti a priori, ma comprensione verso chi ha diffidenza, il passato ci ha insegnato che è meglio aver paura che buscarne, e pretendere, come fanno molti, che la gente “mangi e zitta” è un po’ anacronistico…

  14. lucia ha detto:

    il mio articolo però non voleva essere un paragone, voleva far riflettere su come ì, cambiando opportunamente le parole, si possono far apparire spaventose anche tecniche di agricoltura tradizionale.
    se avessi detto a mio nonno, quando faceva le talee, che si occupava di “clonazione” gli avrei fatto venire un colpo.
    infine, purtroppo, “mangia e taci” è quello che ci viene detto oggigiorno, indipendentemente da ogm o no.
    perchè si ha diffidenza verso il mais ogm e non si ha diffidenza contro le fumosine del mais biologico? perchè la gente pensa che biologico è bene e ogm è male.
    invece sono entrambi “dipende”.

  15. Gaja ha detto:

    Oh Lucia, questo articolo sembra scritto apposta per me, per i dubbi che più volte ti ho esposto su questo tema e per le risposte che più volte, pazientemente , mi hai dato.
    Mi è piaciuto tantissimo! Innanzitutto sarai anche una scEnziata ma scrivi veramente come una professionista: l’incipit di Nonno Guido è un vero e proprio espediente letterario che tiene incollati all’articolo…
    Per quanto riguarda il contenuto, a me sembra che tratti più di etica che di scEnza, per cui ho potuto apprezzarlo pur non non comprendendone alcuni passaggi (tipo quello che hai già spiegato a Lilith, ora chiarissimo!). A mio parere le tesi che esponi sono condivisibili a priori: non mi sembra che tu stia dicendo (qui) che gli OGM sono belli e buoni o cose del genere, bensì invitando tanto i media quanto i loro fruitori ad una maggiore analisi, a giudizi meno affrettati, ad un’informazione più completa ed approfondita anche per i “profani”. Io credo che anche chi la pensa in maniera diametralmente opposta sul tema specifico, dovrebbe concordare su questi punti. Non dimentichiamoci che l’ignoranza è la madre di tantissimi problemi della nostra epoca, e non possiamo pensare che l’ignoranza in tema scientifico possa o debba essere più tollerata rispetto a quella umanistica o sociale (entro certi limiti accessibili ai più, ovviamente). E questo lo dico per prima a me, nota odiatrice di scEnze dalla più tenera età!
    Piccolo appunto da letterata XD: nella riga biografica c’è una e senza accento!
    Che altro dire… grazie, come sempre, per il tempo e la passione che dedichi a ciò che ti sta a cuore (il mondo, gli umani, i besti, i fiori… che bello!!)

  16. Giorgiorgio ha detto:

    eh, il problema delle fumonisine nel mais biologico non è che la diffidenza che manca: manca l’informazione, manca la diffusione della notizia che il mais biologico non avrà pesticidi ma ha fumonisine…se se ne parlasse allora sì che ci sarebbe la diffidenza!

    come dicevo prima, infatti, la gente deve essere informata, e senza latinorum! :)

  17. marcoghibellino ha detto:

    cara lucia perchè l’informazione scentifica è tale che un non addetto ai lavori è impossibilitto a fidarsi e si tende a diffidare di tutto ( riuscendo poi a farsi abbindolare comunque), un esempio? il cioccolato fondente che contiene più anti ossidanti della frutta fresca… probabilmente è pure vero però è una ricerca del Hershey Center for Health & Nutrition , che è un istituto fondato..oh caso… dall’hershey group nel 2006, Hershey è il maggior gruppo di produttori di cioccolato americano. Ripeto, magari è anche vero, ma il sospetto che sia una gigantesca marchetta per aumentare la vendita di cioccolata c’è… o no?

  18. lucia ha detto:

    scusate, torno subito, vado a fare un carico di barrette hershey! (per chi fosse sufficientemente nerd prego guardare il meraviglioso saggio di gould: “La diminuzione delle dimensioni filetiche nelle barre al cioccolato Hershey” in “quando i cavalli avevano le dita”)
    :)

  19. stefafra ha detto:

    L’ho letto e mi é piaciuto tanto.
    Ma a volte ho l’impressione che si tratti di una causa persa, soprattutto leggendo certi commenti.

    Perché spruzzare con batteri che producono la tossina BT é ammesso in agricoltura BIOLOGICA e la stessa tossina é demonizzata quando é introdotta con millemila cautele in un organismo BT.
    Perché in agricoltura biologica si possono usare sostanze tossiche, basta che non siano “di sintesi”, come se il solfato di rame uscisse da solo dalle miniere, puro e semplice come l’acqua?

    Non voglio dirottare il tuo blog Lucia, quindi mi fermo qui che é meglio.
    Gli OGM non sono belli e buoni “per fede”, come il bio non é bello e buono “per fede”, ci sono pró e contro in tutte le pratiche agricole, ma visto che non possiamo tornare alla caccia e raccolta bisogna cercare di far rendere il poco terreno coltivabile disponibile al mondo al meglio.

  20. Giorgiorgio ha detto:

    stefatra, bisogna distinguere fra sostanze che si danno “una tantum” e la cui somministrazione è interrotta diversi giorni prima del raccolto (solfati di rame o tossina BT spruzzata) e fra sostanze che sono PRODOTTE dal vegetale (tossina BT prodotta a partire da un gene inserito nelle cellule della pianta) o assorbite in maniera continua dal vegetale (pestiidi utilizzati fino al giorno stesso del raccolto).
    Nel primo caso la quantità della sostanza “velenosa” crolla draasticamente fino all’approssimarsi dello zero, nel secondo caso no, quindi è assolutamente necessario che si indaghi sufficientemente per verificarne l’innocuità.

    Il tuo intervento mi fa sempre più pensare che l’atteggiamento verso il consumatore sia “mangia, razza di ignorante, fidati e zitto”, un po’ come sono stati trattati gli abitanti di Longarone quando si opponevano alla costruzione della diga del Vaiont. In quel caso erano ingegneri a dire “ma cosa ne volete capire voi, caproni”, in questo caso sono i produttori di OGM, che troppo spesso non spiegano ma pretendono cieca fiducia. E la pretendono in un decennio in cui sulle tavole è arrivata feccia di ogni genere e emergenze di ogni tipo…

  21. stefafra ha detto:

    Lucia perdonami ma non resisto e rispondo un po’ di corsa, e magari sparando cavolate a caso.
    —————————————————
    Il solfato di rame resta nel terreno, contamina gli acquiferi ed é persistente, non “se ne va”.
    I fungicidi moderni sono studiati apposta per non essere persistenti e degradarsi, in modo da non lasciare residui eccessivi, il che provoca tutta una nuova serie di problemi pratici ma é un’altra storia.
    La tossina BT puó essere espressa in tutta la pianta, ma puó anche essere “mirata” ad essere espressa in un solo organo, quello che l’insetto che si vuole combattere si mangia, per intenderci.
    E chi ti dice che i batteri BT che sono spruzzati in bio “spariscono”, sono bacilli che producono spore, sono resistenti e persistenti, per questo si possono usare in agricoltura, si possono trasformare in un prodotto che puoi tenere in frigo e usare quando vuoi. Non é che abbiano un meccanismo che li fa morire prima del raccolto, per miracolo, un gene suicida che li autodistrugge.
    Chi ti dice che non restano sulla verdura, o vanno a “pesticidizzare” qualche pianta circostante che magari ospita una preziosa e rarissima farfallina? Lo ha mai studiato nessuno? No.
    Tanto é bio, non c’é bisogno.
    La legislazione per approvare pesticidi, fungicidi e altri prodotti bio fa acqua da tutte le parti, basta che vendi un prodotto come “rinforzante della crescita” o “concime” e va bene quasi tutto, basta non sia sintetico o decisamente tossico, come i sali di metalli pesanti, che pure erano ammessi qualche tempo fa.
    Fino al 2009 si usava il rotenone, é stato finalmente proibito dalla UE anche se per alcune colture (tipo la vite) é ammesso fino al 2012 dopo si vedrá, una schifezza di prima categoria dal punto di vista ambientale, tossico per pesci, insetti, permanente in ambiente per mesi, e anche abbastanza tossico per i mammiferi. Poi ci sono piretrine, azadiractina, estratti di tabacco, rame, zolfo.
    Il rame non lo proibiranno mai, anche se qualche tentativo si é fatto, perché senza rame non ci sarebbero ne vino ne patate bio. Ci sono programmi di ricerca per ridurlo ma é praticamente impossibile.
    Che poi i pesticidi, bio o no, non sono mai usati fino al giorno del raccolto, ci sono protocolli precisi di applicazione, ed applicarli “a piacere” costa tempo e denaro all’agricoltore, che in genere cerca di risparmiare entrambe.
    Non puoi fare agricoltura senza aiutarti con qualche ausilio, l’agricoltura é eminentemente innaturale, non meno innaturale di una fabbrica o un ufficio.
    Nessuna pianta decide di piantarsi in monocultura, di innestarsi, di crescere a spalliera invece di fare un albero, o di smettere di produrre i suoi pesticidi, le sue difese naturali per essere piú buona per noi umani.
    La selezione dei tratti agronomici é sempre andata a capocchia, alla cieca, fino a pochi decenni fa, oggi si puó fare in modo piú selettivo grazie alla biologia molecolare, ai marcatori, al sequenziamento dei genomi.
    Il passo piú in lá é di introdurre in modo mirato e selettivo un gene utile, lasciando perdere la marea di geni inutili e dannosi che si inseriscono ogni volta con gli incroci tradizionali, o con le mutazioni a caso che si ottengono col vecchio metodo di irradiare o mutagenizzare chimicamente i semi e vedere l’effetto che fa.
    E senza dover poi passare anni a selezionare e re-incrociare le generazioni per avere la combinazione giusta.
    A me la lotta integrata va benissimo, combiniamo quanto di meglio c’é sul mercato per massimizzare la produzione minimizzando i danni all’ambiente. Previsioni e modelli meteo, insetti utili, pratiche agronomiche, mi va bene tutto purché funzioni, OGM inclusi.
    Non fideizziamoci e non facciamo opposizione ideologica, bianco o nero. No, ci sono mille sfumature di grigio.

    PS: Cosa c’entra col Vajont poi me lo spieghi, ci sono cresciuta vicino, andavamo a Longarone tutti gli anni e ogni volta era un po’ un trauma, só cosa é stato, ho letto la Merlin, ho visto pure Paolini per quello che conta, non c’entra un beato piffero.
    Tanto valeva fare un paragone con le sperimentazioni naziste, stessa attinenza. Zero.

  22. stefafra ha detto:

    Un’ultima cosa e poi mi spengo, dici che sulle tavole arriva feccia.
    É vero, ma non sono i prodotti agricoli coi pesticidi, sono gli scarti di lavorazione ricompattati in forma di cotolettine e panatine varie, le salsicce che la carne la hanno vista in foto e tante altre schifezzuole.
    Ma é anche colpa nostra, di noi consumatori che vogliamo pagare quasi niente per un kg di “forsepollo” che poi quando lo cuoci ti si riduce a meno della metá che lo hanno pompato e marinato di acqua peggio di una spugna. Ma costa poco e vende.
    Mi arriva un depliant a casa di una ditta di surgelati (inglese, sono negli UK) e ha dei prezzi che non hanno senso, costa meno comprare un kg di “quasicotolette” e di “patatinefritteunte” che un kg di patate normalissime, nemmeno bio.
    Il cibo-schifezza costa meno del vero cibo: verdure, patate, riso, farina, carne, prodotti “grezzi”. Che in piú devi cucinare, invece di infilarlo direttamente in microonde o friggitrice. E l’obesitá si diffonde proprio negli strati della popolazione piú povera, che possono permettersi di comprare solo schifezze ricostituite.
    Pane e cipolle sono un bene di lusso, gli hamburger surgelati a pacchettoni formato famiglia costano meno.
    Ed é lí che si dovrebbe fare attenzione, cercare di far sí che non arrivi anche in Italia questa onda di “mangime per umani”.
    Fine della predica ;-)

  23. Gaja ha detto:

    Lucia, ho riletto il tuo articolo e mi è venuto in mente che all’esame di maturità feci proprio il tema sulle biotecnologie. Fu l’unica volta che presi solo 6 1/2… si vede che non era proprio destino il mio.
    Mi ricordo che l motivazione fu che non avevo portato sufficientemente documentazione a supporto. Ancora mi chiedo come si possa portare documentazione a supporto di un tema di maturità.. però il consiglio mi è risultato utile successivamente!
    In compenso fu anche l’unica volta che presi 8 1/2 di versione di greco… ma questa è un’altra storia! :-)

  24. marcoghibellino ha detto:

    cara stefra

    la vedo dura tenendo conto che l’inclito Calderoli ha abolito ..tra le tante la legge 283 del 1962 e modifiche
    cioè questa

    http://www.ispettorisanitari.it/AREA_PROFESSIONALE/Sunto%20Vigilanza%20daquino/l28362.htm

    per cui..non fate l’onda, non fate l’onda

  25. Giorgiorgio ha detto:

    Stefafra, il paragone col vajont l’ho fatto perchè alle persone ignoranti, in questo caso i consumatori, si preferisce dire “zitto e mangia” piuttosto che informare come si deve. E se qualcuno ha un po’ di diffidenza per la feccia che arriva a tavola (non intendevo le panatine, ma uova e polli alla diossina,mozzarelle blu, mucche pazze, maiali isterici e bufali depressi), c’è gente che si indigna e da dell’ignorante invece di spiegare. Come è stato fatto coi contadini del vajont che non volevano la diga prima di costruirla. Spero sia stato più chiaro ora.

    PEr quanto riguarda il resto, non mi risulta che le tossine OGM vengono fatte produrre solo in particolari zone delle piante, ma se hai dei dati sarò ben lieto di leggerli, non mi basta la frase “che ne sai”
    Nel caso fosse il frutto o la foglia di insalata a dover essere protetta dalla tossina, è chiaro che sarà proprio la parte edule a produrre la tossina…quindi ce la mangiamo, tutto qui. E non sto dicendo che fa male di sicuro o che non si dovrebbe fare, ho solo detto che non si può paragonare la produzione sistemica di tossina con lo spruzzamento temporalmente lontano dalla raccolta di essa o di un qualsiasi medicinale…

  26. stefafra ha detto:

    Veramente c’erano stati un paio di geologhi tedeschi che avevano avvertito che il Vajont non era una buona idea, ma la ditta costruttrice ha preferito ascoltare UN geologo italiano, DalPiaz, che la pensava come loro.
    E non c’é peggior sordo di chi non vuol sentire.
    Mescolare le frodi alimentari e in commercio con gli OGM, che sono frutto di lavoro faticoso e ricerca, e non di una cospirazione mondiale di mostri sanguinari o di criminali fraudolenti, non é ne leale ne rispettoso del lavoro del prossimo tuo.

    Torniamo in tema.
    I vecchi (praticamente unici in commercio, purtroppo) transgenici agricoli sono di due tipi, quelli per la resistenza agli erbicidi, e i BT.
    I primi di loro non producono nessuna tossina ma diventano resistenti a un erbicida grazie a un gene da un altro tipo di pianta (non da un alieno) che li protegge dall’erbicida e rendono il ripulimento del campo piú agevole.
    I transgeni BT esprimono una tossina che é in natura prodotta da un batterio che viene usato a ettolitri in agricoltura biologica, vivo, vegeto e persistente, vedi sopra, e che é tossica solo per certi insetti. Certo che potresti essere in caso rarissimo allergico, ma questo vale per quasi tutto.
    Nel caso del cotone, una volta ottenuto filo dal cotone della tossina non c’é traccia.
    Il mais ne ha ancora un po’ nelle pannocchie, ma se non sei un bruco non é un problema, e comunque finisce quasi tutto a far da mangime zootecnico, una volta digerito dalla mucca o dal maiale non resta niente.
    Poi, come dessert, ci sono anche papaie resistenti a un certo virus, che le stava eliminando dalla faccia del pianeta, che esprimono solo il gene di resistenza al virus e quindi non possono porre problemi al pianeta tutto.
    Ed é tutto, non c’é altro di transgenico attualmente in commercio su scala decente.
    Soya, mais, colza e cotone, e papaie. Non esiste insalata BT, esiste insalata spruzzata col bacillo che produce la tossina, insalata bio.

    Il resto della risposta te lo posto domani, che devo abbandonare il computer per motivi di forza maggiore, mi scuso e saluto cordialmente

  27. stefafra ha detto:

    Esisto ancora, solo che non ho avuto tempo di scrivere il resto in modo comprensibile, mi scuso con Giorgorgio. É difficile da spiegare in modo semplice ma non troppo. Come spiegare a me come funziona un circuito integrato in parole povere, o come funziona una automobile alla nonna.
    Mah. Appena ho piú tempo ci riprovo.
    Buona notte.

  28. Giorgiorgio ha detto:

    Riguardo il problema del Vajont, quello che hai scritto è esattamente quello che cercavo di spiegare. I contadini non erano d’accordo con la diga, come non lo erano i geologi tedeschi ma, per convenienza finanziaria e per mancanza di scrupoli, si è dato retta a chi portava soldi, dando degli ignoranti a chi presagiva il disastro. Nel caso degli OGM si fa la stessa cosa, in questo caso chi dà dell’ignorante è il produttore di OGM o chi ne è interessato. Il fatto che siano frutto di studi ha poco effetto sulla gente comune, alla quale le cose le devi spiegare bene, e non col concetto del “zitto e mangia”. Soprattutto, ripeto, dopo tutti gli scandali di frodi alimentari o emergenze alimentari: ai consumatori non puoi dire che non si possono paragonare le due cose, perchè non stai parlando a dei tecnici!! I consumatori sono ormai sospettosi e quando gli dici “zitto e mangia” non si fida, e va quindi ad ascoltare la campana di chi fa allarmismo.

    Riguardo gli OGM resistenti agli erbicidi, il fatto che non producano tossine non li rende meno pericolosi, dato che permette di usare l’erbicida DURANTE la coltura e non PRIMA per la normale disinfestazione…dipenda da come viene usato quell’OGM e siamo al solito punto, il consumatore pretende chiarezza, regolamentazioni, precisione e semplicità di informazione!

  29. crash ha detto:

    …eh sì…è proprio vero !….anche a me stanno sulle palle le persone che dicono (a prescindere): zitto e mangia, cosa ne capite voi..tanto sainesega….eh sì, sì,sì……

  30. stefafra ha detto:

    Giorgiorgio, ma spiegami tu cosa centrano le frodi alimentari, fatte da aziende alimentari in genere medio piccole, che quelle grandi le controllano a sangue, con le biotecnologie.
    NON SI POSSONO PARAGONARE
    Mi arrendo.
    Avevo scritto 3 pagine in word sui promotori, le selezioni mirate, e tante altre belle cose, poi ho deciso di darci a mucchio. Mi ha preso lo scoramento.
    Non ce la faccio e spero che lucia uno di questi giorni faccia uno dei suoi bellissimi post e lo spieghi lei.
    Lucia scrive molto ma molto meglio di me.
    Per conto mio mi arrendo, é inutile, la lotta é impari.

  31. marcoghibellino ha detto:

    anchio mi sono arreso nel voler spiegare che il problema della pericolosità ( da verificare ) o meno degli OGM è assolutamente secondario a quella politica di avere in futuro il mercato delle sementi nelle mani di poche multinazionali

  32. ADBlues ha detto:

    Marcoghibellino: il mercato delle sementi è già adesso nelle mani di pochi multinazionali, anche senza OGM !!!

    —Alex

  33. Dario Bressanini ha detto:

    Giorgiorgio: “permette di usare l’erbicida DURANTE la coltura e non PRIMA ”

    Guarda che sei completamente fuori strada. I diserbanti si spruzzano comunemente anche DURANTE, pure per le colture non ogm. Solo che si usano degli erbicidi specifici per far fuori solo le erbacce e non la pianta coltivata. Quindi si devono usare VARI erbicidi a spettro ridotto. E questi erbicidi sono tipicamente piu’ tossici di altri a largo spettro (come il glifosate) che pero’ nelle piante normali non si puo’ usare perche’ ucciderebbe la pianta. Quindi l’uso di piante resistenti ha RIDOTTO (dati alla mano eh, mica inventati) l’utilizzo di diserbanti piu’ tossici (ti ricordi l’atrazina?) a favore di alcuni meno tossici.

    In piu’, sappi che molte colture sono state modificate per resistere a diserbanti specifici (sempre quelli a spettro ridotto). Ad esempio tutte le colture Clearfield della BASF (riso, frumento etc…)
    Solo che le motidifiche genetiche sono state ottenute con la mutagenesi e quindi non rientrano nella definizione LEGALE di OGM.

    RIcordo ancora una volta che OGM e’ una classifiicazione legale, e che come vedo ha forti implicazioni psicologiche e filosofiche, ma non e’ scientifica.

  34. marcoghibellino ha detto:

    e pèolitiche Dario, anche politiche, sarebbe bene che voi scienzioati cominciaste ad ammettere ( capire l’avete capito da un pezzo ) che ogni volta che inventate qualcosa, fossanche un nuovo tipo di carta igienica , ciò comporta la produzione di inde nel laghetto della politica, non stiamo a girarci attorno e a fare i puri stiliti ^__*

  35. Aldo ha detto:

    Lucia, scusa l’off-topic, ma ho visto adesso uno dei commenti di stefafra e non posso resistere alla sfida: lei dice che … è difficile “come spiegare a me come funziona un circuito integrato in parole povere” … Ho progettato circuiti integrati per 15 anni e magari ci riesco a spiegare come funzionano (forse non in 5 minuti ma in tempi e modi ragionevoli).
    Non mi ci metto adesso – ci mancherebbe – ma, se interessa a qualcuno, sono qui

  36. lucia ha detto:

    ottimo! Aspettiamo in gloria un pippone sui circuiti integrati!
    :)
    ps: cosa sono i circuiti integrati?

  37. stefafra ha detto:

    Aldo, mi ha sempre affascinato l’elettronica, solo che la vita mi ha fatto andare a sbattere contro le scienze naturali prima e la biologia molecolare poi.
    Se mi spieghi come funzionano in breve ti ringrazio, basta che non usi parole difficili :-) di mio al massimo arrivo al silicio drogato, per via di vaghi ricordi di mineralogia.

    Ho un problema aggiunto a spiegarmi, tutto quello che so di biotecnologie lo ho imparato, letto, studiato e ascoltato solo in inglese, quando tento di spiegarlo in italiano mi incarto come poche cose al mondo. E comincio a scrivere e parlare in “italese”, e giá che il mio italiano é scarsino in partenza diventa una tragedia.
    Lo so che non é una buona scusa. E mi rieclisso.

  38. Aldo ha detto:

    Velocissima risposta per Lucia (poi provo a buttar giù un pippone): un circuito elettronico è fatto da “componenti” elementari (transistor, resistenze, condensatori etc.) collegati da “connessioni” (“pezzi di filo”). In un circuito integrato sia i componenti che le connessioni sono realizzati insieme e contemporaneamente con lo stesso procedimento (o “processo”) di fabbricazione. Il risultato del processo (che è un rettangolino di silicio lavorato sulla superficie), viene solitamente racchiuso in piccoli contenitori dotati di terminali per collegarlo al mondo esterno
    Esempio di circuito integrato: la chiavetta di memoria USB (chi scrive – per la serie “facciamo la ruota” – progettò nel lontano 1980 la trisnonna delle chiavette USB: capacità totale 128 byte)

  39. lucia ha detto:

    ganzissimo!
    a Dresda c’è un negozio che con quelle robe lì fa dei bellissimi fermagli per capelli.
    (aspetto il pippone!)
    e complimenti per la trisnonna!

  40. 4ngel0 ha detto:

    Il commento di aldo mi ha riportato ai teNpi buj di elettronica II!!

  41. Aldo ha detto:

    Lucia, i giapponesi (ho avuto a che fare con quelli della Toshiba) usavano farci i fermacravatte: non sai quanto gli ho fatto il filo (onestamente, si intende) per averne uno … senza successo, ne erano gelosissimi!
    4ngel0: per avere fatto elettronica II, niente niente appartieni anche tu alla malefica razza degli ingegneri?

  42. lucia ha detto:

    l’hai sgamato! presto! sciogliete i cani! :D

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