ancora un po’ di giappone

mentre stanotte, in preda al jetlag, torturavo la povera priska che voleva dormire, mi sono ricordata che vi dovevo parlare di un altro mistero giapponese.

eccolo: si tratta di due misteri concatenati.

il primo: i giapponesi non capiscono il senso della frase “mi spiace, non capisco il giapponese”. in nessuna lingua! :)

il secondo: ai giapponesi rode da morire non sapere dove si trovano i posti che gli vengono chiesti per strada.

scherzi a parte, sono gentili, gentilissimi, spesso addirittura ci hanno accompagnato di persona dove volevamo andare, solo che a volte, diciamo così, fanno venire un po’ di sconforto.

immaginate un dialogo anglo-giapponese così strutturato:

“scusi, sa mica dove si trova la stazione del metrò?”

“nnglkjò, htue, nklòem, coccode, daignjl, fu!”

(“coccode” esiste davvero, è l’unica parola non inventata!)

” (sorridendo e inchinandosi) arigato, ma non capisco il giapponese”

“nnglkjò, htue, nklòem, coccode, daignjl, fu, godofi, tuturi, gnaolin, burubù”

“arigato arigato, grazie lo stesso, arrivederci!”

“”nnglkjò, htue, nklòem, coccode, daignjl, fu!”

“davvero, grazie ma adesso vado eh, sayonara, arigato”

“nnglkjò, htue, nklòem, coccode, daignjl, fu, godofi, tuturi, gnaolin, burubù coccode!”

e non c’è più maniera di liberarsene.

l’altro aspetto è che tirano a indovinare.

ci è capitato di andare da erode a pilato per almeno un’ora solo perchè a nessuno ai quali abbiano chiesto una indicazione è venuto in mente di dire la frase magica “mi dispiace, non lo so!”

ps: qui altre foto flickrose!

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0 risposte a ancora un po’ di giappone

  1. marcoghibellino ha detto:

    misteri di una civiltà senza numeri civici ghhggh

  2. giappocrucca ha detto:

    i giapponesi si vergognano a dire che non sanno una cosa.
    e dicono sempre di si’ in ogni caso, sempre e comunque.
    anch’io in giappone ho avuto esperienze pazzesche quando ho chiesto indicazioni stradali. da allora mi sono sempre portata dietro la piantina della citta’ e mi sono arrangiata.
    tu t’immagini com’e’ poi lavorare coi giappo che qualsiasi cosa chiedi e’ sempre si’ anche se e’ no???

  3. pensierini ha detto:

    Che belle foto! E quante!

  4. ant ha detto:

    Grazie grazie grazie per le foto! E anche per i racconti, of course :)

  5. Luisa ha detto:

    a me in Giappone è capitato di chiedere un’indicazione “per dopo”. Sbagliatissimo! Il tipo, vedendoci partire in un’altra direzione, ha pensato che non avessimo capito, ci è corso dietro ecc.
    Comunque in genere si riusciva a comunicare (senza parlare la lingua). Ricordo una tipa che ci spiegò gli orari di apertura del negozio a gesti: cifre con le mani, e mattina e sera con la mimica di uno che si alza o va a letto.

  6. lucia ha detto:

    vero, sono bravissimi, a noi hanno provato a mimare i pesci del sashimi!

  7. Gaja ha detto:

    Luci, grazie dei rcconti e delle foto, vedere il mondo con i tuoi occhi è sempre molto molto carino.
    Per quello che hai raccontato in questo post mi hai fatto ridere e mi hai fatto ricordare quello che invece succedeva a noi in marocco, sopratutto nelle zone dell’interno del nord del paese (quelle dove ci sono le maggiori piantagioni di marijuana, per capirci): dopo un po’ di giorni che stavamo li abbiamo capito che se chiedevamo un’informazione.. ci rispondevano assolutamente a caso! La riprova era che se chiedevi conferma delle stesse identiche parole che ti avevano appena detto, rispondevano di no, che era tutto dall’altra parte… la maggior parte devo dire aveva l’occhio abbastanza annebbiato, chissà perchè.
    Certo che viaggiare è davvero una delle cose più belle della vita!

  8. Donna allo specchio ha detto:

    beh, il rispondere a caso lo faccio pure io qui in Europa, ma perchè non ho senso di orientamento. Oppure altra tattica: faccio sempre la straniera

  9. stefafra ha detto:

    Il prof che “supervisionava” il collega giapponese che ho menzionato in altro commente alla fine della tesi di dottorato lo ringrazió, tra le altre cose, per avergli insegnato che ci sono almeno 5 modi di dire sí alla giapponese , con uno solo che vuol dire che “sono d’accordo veramente” ;-)

    Il prof, olandese molto diretto e lineare, all’inizio non capiva come mai il suo studente, pur diligentissimo e lavoratore infaticabile, dicesse sempre “sí, buona idea” per poi fare a volte completamente l’opposto.

  10. Donna allo specchio ha detto:

    ho appena visto le foto: sono splendide! fanno venire voglia di andare in giappone persino a me

  11. f.b. ha detto:

    belle foto, complimenti!
    ce n’è un paio mi fanno venire in mente kill bill!

  12. marcoghibellino ha detto:

    alcune riflessioni

    1) foto bellissime , sei proprio molto brava

    2) mi ha colpito quella del matrimonio ( almeno credo lo sia, o una qualche cerimonia comunque) e riflettevo che ammiro molto il modo normale e sereno con cui i giapponesi indossano i loro abiti tradizionali, ecco, questa è una delle cose che dovremmo imparare da loro ( che a volte esagerano anche in questo) il rispetto per la tradizione che si fa cultura

  13. lucia ha detto:

    grazie dei complimenti! io ho un sospetto: che flickr metta dei filtri “imbellenti” (già il fondo nero aiuta) tipo che aumenta il contrasto, boh, non sono esperta, ma il risultato è che quando le guardo dal computer sono meno belle che quando le guardo su flickr! :)
    i giapponesi in effetti sono sereni coi loro abiti tradizionali, quei pochi che li portano, hanno solo dei problemi di relazione con quelli occidentali, diciamo che sono un po’ caricaturali, danno l’impressione di essere più “in maschera” con quelli che col kimono!

  14. marcoghibellino ha detto:

    ed è ovvio Lucia, per due motivi, il primo è culturale , cioè un popolo nei secoli adegua se stesso al costume e il costume a se stesso e questo aumenta la disinvoltura o se vuoi , la grazia con cui si “porta” ad esempio un kimono o un kilt ( anche se questultimo è un grossolano falso storico ottocentesco)
    la seconda è un riflesso della prima, se io mi vesto da samurai sono vagamente ridicolo a prescindere e per come lo indosso/porto , lo sono meno , ed è tutto dire se mi vesto in toga ( =.= sperimentato in toga parti ..una bestia di toga filologica, 5m di tesuto cucito a arco; probabilmente sarei sembrato cmq un tamarro ad un romano del 1° sec dC )
    PS trovato video su: camminata giapponese di cui parlavi in altro post

  15. pensierini ha detto:

    OT: ICare è stata oscurata, Luci, la conosci certo, è una dei blogger più impegnati di kataweb! Puoi prelevare un banner di sostegno da me.

  16. A. ha detto:

    per la verità data la struttura sillabica della lingua giappa non è raro trovare parole che somiglino a qualcosa di noto o – intonazioni a parte – che siano quasi identiche a parole italiane.
    ad esempio “mura” むら è “villaggio”, “fune” ふね sta per “nave” e “kakka” かっか significa “eccellenza” (…).

    e comunque bentornata
    A.

    ps “kokodé” ここで significa “qui” :)

  17. lucia ha detto:

    lo so che coccodé significa “qui”! mi faceva così ridere che alla fine a furia di sentirlo l’ho chiesto a dei colleghi.
    mi hanno anche spiegato che la gallina fa “checocco”
    :D

  18. Silvia ha detto:

    Bellissime le foto!
    Interessantissime, come sempre, le tue osservazioni!

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