allo specchio

si sono incontrati in un corridoio, lei vestita da donna delle pulizie, lui da meccanico tuttofare.

si sono scambiati un “buongiorno” dal cui accento lei ha capito che lui non era italiano, altrettanto ha fatto lui.

allora la volta successiva hanno esordito, ciascuno nella loro lingua con un “ciao”.

era la stessa lingua.

da allora, ogni volta che lei esce dal bagno appena pulito si ferma a bere un caffè con lui, che torna da un reparto dove ha appena portato, o portato via, o aggiustato qualcosa.

si sentono vicini, stranieri dello stesso posto, li rende allegri poter parlare e non essere capiti.

mi succedeva la stessa cosa, in germania, quando mi divertivo a dire per strada “sono pazzi questi tedeschi” ogni volta che un italiano veniva a trovarmi.

mi chiedo cosa le racconti lei, in rumeno, dei nostri bagni, o lui, dei nostri macchinari da aggiustare.

mi chiedo se entrambi si lamentino del cibo, o della gente, mi chiedo cosa vedono che io non vedo, cosa pensano di noi, cosa si confidano.

voi lo sapete, non sono mai stata tenera sul blogghino dei miei crucchi e delle mie frau patate, adesso mi chiedo cosa vedano gli altri da di fronte alla mia vetrina per stranieri.
come sono io?

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11 risposte a allo specchio

  1. 4ngel0 ha detto:

    come sei te?? Ai loro occhi??

    fai caà!

    P.S.
    Schusa eh..ma propIo non ho resistyto…

  2. lucia ha detto:

    in effetti era troppo alta per non schiacciare…
    ma tanto lo sai, segno! :D

  3. cugifà ha detto:

    Luci devo fare come con un certo Gmaria?
    alla mi cugina un si dice fai caà (anche se in effetti la palla non era alta altissima)
    :D
    P.S.
    anche io avrei la curiosità di sapere cosa 2 ragazzi come questi possono dire degli stranieri che hanno intorno e delle differenze di vita che stanno trovando.

  4. crash ha detto:

    ….secondo me (per la mia esperienza) il problema non esiste, nel senso: questa volta sono persone rumene, l’altro blog erano persone cinesi, domani saranno persone africane….oppure studenti finlandesi che studiano con erasmus…ormai il mondo è talmente – diciamo – vario (per non dire globalizzato) che queste riflessioni sono talmente (e sempre più) frequenti che….alla fine diventa una normalità, cioè: diventano persone come noi e noi come loro. Il giardiniere è rumeno o moldavo, il pizzaiolo marocchino, il fioraio indiano, il fruttivendolo pakistano, lo stewart alo stadio di colore, ecc. Aggiungo….il problema, invece, è un altro: quando alcune persone (di qualsiasi nazionalità) si chiudono (nel vero senso della parola) in gruppi e si ritengono autosufficienti, questo per me non va bene.

  5. stefafra ha detto:

    Diranno le stesse cose che diciamo tutti all’estero.
    Il mio moroso si lamenta che qua a Norwich piove sempre, il cielo é grigio e diventa buio troppo presto.
    Solo che lui é olandese e siamo solo un pelino piú a nord di dove é cresciuto lui, geograficamente parlando, quindi al massimo di queste cose mi dovrei lamentare io.
    La nostalgia di casa é universale, e se non si ha nostalgia di casa si ha nostalgia del posto dove si é stati meglio tra i vari in cui si é vissuti.

  6. gipo ha detto:

    Nel dubbio, ripensa alle parole di Don Zauker:
    -Anche Dio ti guarda. Vestiti ammodino!-

  7. Marcoghibellino ha detto:

    hummm non lo sò Lucia cosa pensano di te probabilmente ti guardano dall’esterno per il ruolo che hai ..manager di una grande multinazionale , e probabilmente sei fuori dal lro mondo , conoscersi è difficile rivestendo ruoli . In parte Crash ha ragione ed è sempre ottimista io vedo questa globalizzazione ma vedo nascere tanti troppi ghetti..fisici e mentali non dimentichiamoci che il sogno di Kennedy , il melting pot è dfallito e un occhiata odierna in molte nazioni non fa che rafforzare il mio pessimismo..ciò che vedo aumentare ovunque è paura NONvoglia di conoscere altre culture e razzismo.

    Sorry se vi spoetizzo ma c’est la vie

  8. Bianca-Hamburg ha detto:

    Non hai scelta, imparare il rumeno e’ l’unica soluzione per saperlo :-)

  9. orfeo ha detto:

    “quando alcune persone (di qualsiasi nazionalità) si chiudono (nel vero senso della parola) in gruppi e si ritengono autosufficienti, questo per me non va bene.” – Manca qualcosa qualcosa alla tesi di crash. Ah ecco: quando alcune persone (di qualsiasi nazionalità E RELIGIONE) si chiudono (nel vero senso della parola) in gruppi e si ritengono autosufficienti, questo per me non va bene.

  10. crash ha detto:

    ma sì…orfeo, se ti fa sentire meglio inserire quel termine mettilo pure…a me non interessa (in questa “tesi”) l’aspetto religioso piuttosto che…la fede calcistica o politica. La chiusura di un gruppo dipende dai più svariati fattori: lascio alla tua fervida fantasia immaginare quali.

  11. Simona ha detto:

    eh, io purtroppo dò ragione a Marcoghibellino..ovviamente se ti capitasse di avere uno scambio di battute con uno di loro, vi addomestichereste a vicenda in men che non si dica, ma senza interazioni, secondo me ti vedono in un mondo diversissimo dal loro..

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