avanti c’è posto!

mattina presto, assonata e nervosa, dopo la corsa a ostacoli fra studenti, zaini, signore con le borse da trasloco, vecchi addormentati (ma che ci fa tutta sta gente a giro alle sette e mezzo di mattina?) che mi separa autobus lucca-firenze da autobus firenze centro-firenze lavoro, vedo arrivare il mefitico 14.

vengo travolta dalla folla e non riesco a guadagnare la porta se non quando tutto è già strapieno, strippato, pigiato, masticato, condensato.

guardo con la faccia da cucciolo abbandonato e un ragazzo dall’accento bislacco mi urla: “provaci che ci si stringe, c’è ancora un sacco di posto!”

io scuoto la testa, non c’è verso, non ci si entra.

una signora più coraggiosa di me invece la tenta, monta, spinge, muove la massa che sembra rigida e invece è gelatinosa e ce la fa.

lui sorride, mi dice: “vedi? ci si entra! provaci!”

mi faccio coraggio, salgo sul predellino, il mostro umano mi fa posto, non molto ma posto.

mi arrampico sui tubi che sono immediatamente davanti alla porta, dietro di me magicamente le porte si richiudono, non vengo sputata fuori, sono un miracolo in autobus.

“che ti avevo detto? e ci sarebbe posto ancora per un bel po’ di gente!”

accanto a lui un altro ragazzo gli dice in un italiano diversamente straniero: “però è tremendo così tutte le mattine, dovrebbero fare un autobus per gli studenti e un altro per i lavoratori”…

“non ti preoccupare, l’importante è arrivare”.

e detto da un immigrato che non so come sia riuscito ad arrivare qui mi pare sacrosanto.

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11 risposte a avanti c’è posto!

  1. Jane Cole ha detto:

    “un italiano diversamente straniero” è un’espressione bellissima :)

  2. 4ngel0 ha detto:

    EEEHHHHHHH!!

    Anche te, come papi, sei salita sul predellino??

    :OOO

  3. cugifà ha detto:

    sei abituata male!
    Questa scena a Roma la vedevo tutte le mattine (quando non usavo la macchina), più volte a mattina.
    Quando prendi prima la metro e poi un pulman e poi magari un’altro pulman ancora, il pigia pigia per incunearsi fra la folla è il minimo.
    di solito non occorreva arreggersi a nulla eri sorretto e bloccato dalla folla stessa, in inverno entrava una persona in meno, il suo posto era preso dai giacconi di tutti gli altri, ma tu pensa una metro senza finestrini con dentro 40 gradi e tutte assiepate le persone come su un carro bestiame, pensa ora se accanto a te c’è uno altino che si arregge a braccio alsato al palo altro del mezzo, dove è il tuo naso?
    La scena poi si ripete la sera per tornare a casa.

  4. pensierini ha detto:

    L’importante è arrivare, bellissimo e giustissimo. Vale anche per il post precedente! Arriveremo ancora al governo, prima di invecchiare tutti all’opposizione?

  5. crash ha detto:

    …in gamba quel ragazzo…..per me farà strada….. nella vita.

  6. Lilith ha detto:

    In Giappone c’è un signore “preposto” per spingere i passeggeri della metro e dei bus dentro la calca a suon di spinte e pigiamenti vari…Lo fa proprio di lavoro, è pagato per questo!

  7. crash ha detto:

    Ci credo. Però non so – da noi occidentali – quanto durerebbe una persona che si mette a spingere….(almeno parlo per me).

  8. Lilith ha detto:

    Più che altro, con la scusa di spingere, sai quante “strusciate proibite” ? ;-)

  9. Marcoghibellino ha detto:

    …memorie…

    Senj croazia covo di pirati antichi e moderni,
    anni fa, io e mio fratello al tavolino all’esterno di un bar, vediamo arrivare un autobus..Medikanskaja Skola Zagreb.. cominciano ad uscire allieve infermiere che sembrava una sfilata di Miss Universo..; ci guardiamo e mio fratello sussurra:

  10. Marcoghibellino ha detto:

    PS ( maledetteparentesi) : sussurra : io prendo quell’autobus

  11. nico ha detto:

    … minchia il 14 … che brutti ricordi …
    … però, che strano, Firenze per te è stato tornare a casa mentre per me è stata la città più lontana dove ho lavorato e l’ho odiata con metodo e passione… forse sono una pappamolla … o forse lavoravo in un posto veramente di merda. Pur non escludendo la prima propendo per la seconda!
    ciao
    N.

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