‘e fimmine

il post di stamani ha dato il via a una serie di commenti assai interessanti, che mi hanno fatto venire voglia di intervenire e farvi una domanda.

ho la sensazione che davanti a un problema “di fimmine” gli uomini siano più realisti del re e siano invece proprio “‘e fimmine” siano quelle che si mostrano più riflessive.

cosa ne pensate?

prendiamo ad esempio il velo della signora di stamattina.

e il pacato commento di paleomichi che sta sotto al post.

secondo me, solo una donna poteva cogliere le “ragioni” dell’altra donna, del perchè non è detto che voglia togliersi il velo “per sentirsi libera”, e come, a volte, si possano vedere anche altre ragioni oltre all’ovvio “donne, liberatevi del velo!”

e pensierini mi ha confermato questa idea poco più sotto.

non si liberano le donne dal velo semplicemente dicendole: “ok, ora sei in un paese avanzato, puoi mandare a cacare quello che ti hanno obbligato a fare fin’ora, liberati!”

perchè il velo, “le tradizioni”, un pastrano particolarmente lungo, possono diventare il rifugio di una donna in terra straniera.

“io sono marocchina, questa sono io, sono fatta così”.

potrebbe rispondere “fatima” al “progressista luigi”.

nel 2001 partecipai in svezia a un campeggio giovanile dell’internazionale socialista. c’era “la tenda delle donne”. dove le donne africane, russe, italiane, marocchine, americane, potevano parlare tra di loro di infibulazione, aborto, salute e diritti delle donne.

gli uomini ci dissero che eravamo retrograde e settarie a escluderli dalla “tenda delle donne”.

gli uomini non si erano accorti che in svezia, mentre tante di noi facevano la doccia senza problemi assieme agli amici e compagni maschi, c’erano donne africane e asiatiche che si vergognavano perfino di spogliarsi davanti alle altre donne negli immensi bagni, e che provavano, come potevano, a lavarsi con dei costumi simili a mute da sub. anche nei bagni “unisex”.

gli uomini non si erano accorti che c’erano ragazze che non riuscivano a parlare di problemi gravi come l’infibulazione o magari delicati, come l’orgasmo femminile nelle varie culture, se intorno avevano persone di sesso maschile, e che in quel momento lì era più utile provare a far parlare loro, sentire, ascoltare i loro problemi, esposti come potevano, senza farle sentire violate da presenze alle quali non erano abituate.

ci sono cose che non si possono tagliare col coltello, cose che appartengono alla cultura, sì, ma anche alla intima personalità di ciascuna di noi, che soffrono certo, certissimamente di millenni di soprusi, diritti violati e assoggettazione, ma che fanno parte, in un certo modo, della propria identità; quando vivevo in germania le mie amiche tedesche sorridevano del mio pudore nella sauna, tanto per fare un esempio che non tiri in ballo usi e costumi lontani.

non è svegliandosi negli ultimi quarant’anni che ci si può definire progressisti e pretendere che tutto giri nel migliore dei mondi possibile.

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9 risposte a ‘e fimmine

  1. paleomichi ha detto:

    Il mio commento nasce da una storia che vorrei raccontarti. Una mia cara amica si è trasferita in Europa da un paese musulmano. Con lei c’era anche un’altra ragazza che ha condiviso con lei il lungo viaggio e i primi anni in Europa. Le ho conosciute appena arrivate. Una portava il velo e l’altra no. La seconda diceva che senza il velo si sentiva libera, la prima invece riteneva che il velo mostrasse la sua identità, e la proteggesse dai pericoli di un mondo sconosciuto e che le incuteva timore. Come uno scudo: io sono musulmana, non sono una di voi, tu, maschio, con me non puoi permetterti certe libertà che le tue concittadine non hanno problemi ad accettare.
    La storia purtroppo ha una fine molto brutta. A permettersi certe libertà fu, anni dopo, un ragazzo della stessa religione e della stessa provenienza, sicuro che il portare il velo fosse anche simbolo di sottomissione psicologica all’uomo, e che lei non avrebbe avuto il coraggio di denunciarlo. Da quel giorno la mia amica non porta più il velo, ma la sua scelta passata e quella presente sono forse sintomo di libertà?

  2. crash ha detto:

    …è così bello quando si va all’estero “adattarsi” agli usi e costumi locali, senza perdere la propria dignità……così è bello vedere le persone di provenienza straniera, in particolare medio/lontano oriente, “adattarsi” ai ns usi e costumi, in particolare: mantenere come abbigliamento una-via-di-mezzo, un qualcosa che richiama la loro provenienza ma nello stesso tempo viene addolcito dalla ns cultura occidentale. Mi piace tanto ammirare i volti delle ragazze nordafricane, iraniane, palestinesi….mi piace osservare i loro abbigliamenti, i loro foulard. L’importante è vedere il loro viso ! al contrario…darei un’interpretazione negativa sulla persona.

  3. Franci ha detto:

    Sono d’accordo con te: la libertà sta nello scegliere, e ognuna deve avere il diritto di indossare o non indossare il velo. Non per questo dovrà poi obbligare sua figlia a fare la stessa scelta.
    Francamente preferirei vedere nei paesi musulmani una maggiore diffusione delle donne nei ruoli attivi della società: lo studio, il lavoro, l’indipendenza ecomnomica rende le donne più libere di ogni velo stracciato.

  4. biba ha detto:

    E’ una questione molto delicata, un terreno minato nel quale è difficile camminare con disinvoltura. Io capisco profondamente chi vuole mantenere abitudini e costumi molto identitari, ma anche chi vuole mantenere per sé un personale concetto di pudore: io, ad esempio, non farei mai la doccia in presenza di un’altra persona, uomo o donna che sia, eppure vengo guardata con sorpresa e talvolta un po’ di fastidio perché porto i capelli cortissimi…

  5. Marcoghibellino ha detto:

    bhè Lucia ciò che hai scritto tu avrei potuto dirlo io quoto appieno , inoltre più in un paese ti senti diverso più ti aggrappi alla tua cultura anche a quelle cose che magari a casatua ti infastidscono.
    Inoltre la ribellione a fattori culturali inizia dall’alto e va a scendere cioè è una minoranza colta di quel paese che si ribella a certi aspetti della cultura di quel paese ..di norma la massa della popolazione è conservatrice

  6. pensierini ha detto:

    @ michi: che storia triste, la tua amica. Non si fiderà più di nessuno?
    @ lucia: i “discorsi da donne” sono sempre esistiti; non è facile neppure per me, che mi ritengo abbastanza evoluta, parlare di cose personalissime davanti ad estranei, non sei mai sicura di quanto capiscano e di quanto ti possano fraintendere o magari beffarsi di te. Con altre donne è un po’ più facile, perché se non altro certe corse le condividono, e poi si sa che siamo più empatiche… ;-)

  7. stefafra ha detto:

    Io credo che vestirsi o no in un certo modo sia una scelta personale, non dobbiamo imporre i nostri pregiudizi agli altri, se sono contente cosí, come pure se sono contente di girare seminude sotto la pioggia e la neve (come fanno qua il fine settimana) cavoli loro.
    Che poi tutti parliamo del velo, io ho vissuto per anni in un quartiere di Zurigo pieno di ebrei ortodossi, quelli con le frange, i cappelli neri, le barbe….e le parrucche.
    Le donne da sposate devono “coprire i loro gioielli”, si tagliano i capelli corti e li coprono con una bella parrucca di capelli naturali, come risultato hanno tutte lo stesso taglio di capelli e colore, e dopo un po’ le riconosci a prima vista. Tutte poi, anche da piccine, sono vestite “da inverno” pure in agosto, dovendo coprire le braccia almeno fino ai gomiti, le gambe sotto al ginocchio, niente sandali, calze coprenti, niente scollature. Aggiungo che in media si sposano presto e dopo qualche anno girano con la famigliola “a scalare”, uno per anno di media.

    PS: un mio conoscente lavora per una multinazionale petrolifera in Malesia, si é sorpreso quando lo hanno trasferito di ritrovarsi in un ufficio pieno di donne ingegnere (velate e devote), lui che era abituato in Olanda a un ufficio quasi tutto maschile. Quindi non é che automaticamente le donne siano sottomesse o ignoranti in tutti i paesi musulmani…

  8. Marcoghibellino ha detto:

    a volte a me ateo torna in mente la parabola della pagliuzza e del trave

  9. stefafra ha detto:

    Del trave…ma non era una trave, femmina ;-)
    Comunque ho sempre odiato i gruppi di “sole femmine”, terreno fecondo di pettegolezzo selvaggio e cattivissimo, nen moderato dal doverci spalmare sopra un po’ di civiltá ad uso dei maschietti presenti, scopo non farli fuggire a gambe levate.
    Viene fuori tutta la cattiveria e la malignitá repressa.

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