ma che paese è?

ieri parlavo con HDC di ritorno da spese ikeose, macchina piena di scatole piatte quanto vuoi ma pesanti quanto un macigno.

si parlava di politica, di casini che elogia vendola solo per mandare in bestia bersani, e di fini che si rinviene adesso che berlusconi è illiberale, e pur consapevole che berlusconi è illiberale ci resta lo stesso al governo, perchè si sa, la coerenza prima di tutto.

si parlava del fatto che vendola è una bella persona, che sa dire cose giuste, che ha passione, slancio, entusiasmo.

e poi si constatava anche che vendola non potrebbe vincere, in questo paese. e che casini  ci credo che lo vorrebbe come avversario.

e io chiedevo:

” ma se metà del paese non ha problemi a votare berlusconi che perfino i suoi amici definiscono corrotto e illiberale, non ha schifo a stare insieme alla lega che è l’emblema della ferocia politica, sociale e etica, perchè all’altra metà del paese dovrebbe fare specie votare vendola? perchè è comunista? perchè è gay? perchè tutte e due le cose? perchè è una bella persona? e soprattutto, per quale diavolo di motivo dovremmo amare un paese nel quale abbiamo remore a candidare nichi vendola? perchè gli italiani dovrebbero avere una speranza di riscatto se non si fanno schifo da soli? e perchè dovremmo impegnarci in prima persona per il bene di tutti quando la gente non mi piace?”

lo so, sono discorsi da bar, manca la piattaforma programmatica, mancano le convergenze parallele, mancano i sondaggi di opinione, manca la politica delle alleanze, la scEnza del compromesso eccetera.

va bene, prendetela come un altro, ennesimo sfogo. è un blogghino questo, mica micromega.

… la ggente, la amo davvero la ggente? o la disprezzo? ma se sono di sinistra, non dovrei amare il popolo?

o forse che il popolo è diverso dalla ggente?

e se davvero fosse diverso, il popolo dalla ggente, si può amare il primo e disprezzare la seconda?

si può davvero trovare un motivo per scendere in piazza quando la maggior parte della ggente si accontenta dell’ultimo modello di televisore per guardare i rialìtisciò?

riassumendo: nichi vendola è forse il candidato premier sbagliato per questo paese. e forse la sinistra è la forza sbagliata per questo paese. forse questo paese non si merita un candidato premier del genere. forse questo paese si è meritato vent’anni di fascismo, quaranta di andreottismo e quindici di cainanismo.

tocca pure rispolverare montanelli…

Siamo un paese cattolico, che nella provvidenza ci crede o almeno ne è affascinato. Il pericolo è questo: gli italiani sentendo aria di provvidenza sono sempre pronti a mettersi in fila speranzosi. Sta arrivando l’uomo della provvidenza. E io, in vita mia, di questi personaggi ne ho già conosciuto uno. Mi è bastato. Per sempre. (Montanelli, 24 febbraio 1994)

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15 risposte a ma che paese è?

  1. f.b. ha detto:

    ma no, lucia.
    è un riflesso pavloviano.
    vedi, l’italiano medio è un conservatore, tendente al reazionariofascista e, soprattutto, è superficiale. per cui, non sta a guardare se quello propone qualcosa di giusto o di sbagliato. molto più semplicemente: “è un comunista! aita, aita!”
    dove per comunista intende chiunque sia a sinistra di rutelli, anzi no: di casini; anzi no: di mastella; anzi no: di berlusconi.
    comunista significa tante cose per l’italiano medio.
    il nemico della religione cattolica per un discreto numero di ultrasessantacinquenni che non vanno in chiesa, ma a certe cose ci tengono.
    l’amico delle tasse per un discreto numero di undersessantacinquenni che hanno una qualunque attività imprenditoriale o liberoprofessionistica.
    il sostenitore degli zingari che vengono a rubarti in casa e degli extracomunitari che ti rompono i coglioni ai semafori e quando sei al bar a fare colazione.
    e così via.
    per farla breve, votare a sinistra è per tante persone come se a te e a me dicessero: “senti, domenica vieni a tifare per il pisa che ci si diverte di più che a vedere la lucchese?”
    ecco, uguale

  2. ADBlues ha detto:

    L’Italia è un bellissimo paese abitato da ggente di merda.

    Ha ragione F.B. gli italiani sono tendenzialmente conservatori e reazionari.
    Magari a parole son tutti bravi, solidali, accoglienti ed indifferenti al colore della pelle, nazionalità etc.
    Poi però se gli tocchi gli interessi privati diventano il contrario di tutto quello che ho elencato prima.

    Mi è capitato sotto gli occhi uno spezzone di un recente comizio del nano: sullo sfondo del palco c’era una scritta “difendi i tuoi interessi”.
    Ecco la chiave per capire il berlusconismo ed il suo successo: l’egoismo e l’individualismo.

    Come contraltare al berlusconismo, esso stesso ha costruito l’immagine del suo avversario, quello che appunto aumenta le tasse, incrementa la burocrazia e le poltrone, sperpera il denaro pubblico per fare favori agli amici (o_O!) fa’ fare tutto quello che vuole agli immigrati ed invece reprime gli italiani “onesti”, da’ le case ai negri ed agli zingari invece che agli italiani.
    Badate bene, la sinistra non è questo ma ormai il condizionamento mediatico berlusconiano ha convinto gli italiani che la sinistra sia così!
    D’altro canto anche la sinistra, pure quella Vendoliana non ha fatto nulla per rovesciare il cliché che le armate mediatiche del nano hanno costruito…

    Io credo che non abbiamo più alcuna speranza…

    —Alex

  3. paleomichi ha detto:

    Forse la ggente e il popolo sono davvero due cose differenti. Il popolo è uno e dovrebbe pensare al bene di tutti (o di tanti), la ggente è tanta, e spesso pensa solo a sé.
    Aggiungo una cosa a quanto detto da f.b. La sinistra aumenta le tasse ai ricchi per aiutare i disoccupati, i bamboccioni, gente che non produce e che “mangia a spese mie, di piccolo imprenditore che si fa un … così (magari pure a evadere le tasse) e si ritrova a dover pagare per ci si gratta la pancia dalla mattina alla sera”.

  4. pensierini ha detto:

    L’Italia è un Paese di gente arretrata culturalmente, e perciò non c’è nessuna speranza, almeno finchè si tagliano ore di scuola e si mandano in pensione insegnanti senza sostituirli adeguatamente.

  5. 4ngel0 ha detto:

    SeNplice, un paese di merda…

  6. Pingback: Kataweb.it – Blog – luxemburg (rosa) » Blog Archive » ma che paese è?

  7. marcoghibellino ha detto:

    depresso dopo aver letto che vogliono abolire la storia dell’arte , tanto per gradire , se no siamo troppo colti eh… condivido quasi tutti quì sopra , ammiro come sempre la sinteticità pregante di 4ngelo e capisco Dio quando mandò il diluvio

  8. marcoghibellino ha detto:

    a questo proposito allego uno stralcio di una intervista di un mio coetaneo – conterrraneo – co-liceale su un professore di storia dell’arte che abbiamo avuto entrambi . ( i rimandi da asterisco sono miei )

    tratto da : L’arte dell’attore
    Conversazione con Sandro Lombardi
    a cura di Oliviero Ponte di Pino

    Intanto passano gli anni…

    …e arriva il momento del liceo, che io ho fatto ad Arezzo, a una trentina di chilometri da casa. Vi arrivavo ogni giorno in treno. Il viaggio prendeva un’ora all’andata e una al ritorno. Arezzo era allora città chiusa e provinciale, ancorché bellissima; determinò per me uno stacco molto forte. Il teatro della città era intitolato a Francesco Petrarca, come del resto il liceo, che era proprio dietro l’angolo. C’era poi la chiesa di San Francesco, che completava una sorta di triangolo ideale. E dentro la chiesa, immersi nel silenzio, affioravano sulle pareti del coro i bellissimi affreschi con la Leggenda della Vera Croce. Il teatro però era chiuso da anni, e lo sarebbe restato ancora a lungo: continuava quindi nella mia vita l’esperienza del teatro come assenza e mistero. In compenso ad Arezzo funzionavano tre o quattro cinema, dove al sabato pomeriggio mi capitò di vedere alcuni film che ancora la memoria conserva sotto il segno delle esperienze rivelatrici e aurorali. A scuola ero stato inserito d’ufficio nella sezione E, riservata agli studenti pendolari e palesemente di seconda classe. Le erano destinati gli insegnanti giovani, quelli di passaggio, quelli considerati bizzarri e strani. E questo, paradossalmente, ebbe un suo aspetto positivo, aprendo un margine di libertà in quel contesto di discontinuità e a volte di vera e propria mediocrità. Ebbi così la fortuna di avere alcuni maestri la cui singolarità, che li rendeva forse imbarazzanti agli occhi delle autorità scolastiche borghesi e conformiste, era invece segno di curiosità, intelligenza e apertura. L’insegnante di lettere si chiamava Simonetta De Marinis, veniva da Firenze; era etruscologa di formazione e aveva pubblicato uno studio sulla tipologia del banchetto funebre. Coltivava una passione per la letteratura drammatica antica, in particolare per i tragici greci, e ci spingeva moltissimo a leggere la tragedia antica: ben presto le sue ore di lezione divennero interminabili discussioni, analisi e interpretazioni dei testi drammatici. Tra i compagni di classe, uno dei più partecipi a queste “lezioni aperte” era Federico Tiezzi. Io ero molto timido: tacevo e ascoltavo… Il teatro ha cominciato così a poco a poco a entrare nella mia vita, uscendo dalle nebbie e dai fantasmi dell’assenza per farsi realtà concreta, anche se per il momento ancora solo sulle pagine dei libri, come letteratura drammatica. In ogni caso, realtà. C’era poi il professor Tullio Mogno, incaricato di storia dell’arte, un uomo davvero singolare, bizzarro fino ai limiti dell’ipocondria, laureato in filosofia e cultore della poesia del Novecento.(1*) Solo alcuni anni dopo la fine del liceo ho scoperto che aveva intrattenuto sin dal 1932 un lungo epistolario con Umberto Saba nel quale, a detta dello stesso Saba, rivelava una intuizione straordinaria della sua poesia… Il professor Mogno cercava di farci ritrovare in ogni grande opera d’arte l’ombra lontana della armonica perfezione del suo gatto Gigino.(2*) Attraverso questa metafora gattesca, tendeva a insegnarci la storia dell’arte in termini estremamente moderni di astratto formalismo, senza peraltro trascurare l’aspetto concretamente “realistico” della tradizione pittorica italiana da Giotto a Caravaggio, secondo la categoria longhiana della “pittura della realtà”. Adorava Giorgione e la pittura di luce, impazziva per Botticelli e Donatello, andava in estasi per la “giginosa” perfezione del Duomo di Pisa, dei templi di Paestum e degli edifici di Leon Battista Alberti… Camminava sempre assorto per i corridoi seicenteschi del liceo, tutto arroccato nella sua altezza, un po’ ingobbito, il volto come nascosto dietro una maschera di baffi e occhiali scuri, sempre severo e distante. Non serviva salutarlo, non avrebbe comunque risposto…

    1* nella cerchia degli insegnanti delle scuole superiori di Arezzo girava la storia che un giorno , preso da inqualificabile furia, l’inclito professore Mogmo, spenzolasse la moglie , per le caviglie da un balcone …più bizzarri di così

    2* Gigino non era un gatto era l’idea Platonica del gatto, la gattità. Mogno aveva fatto creare un apposito logo, tipo il giaguaro della jaguar, ma stilizzato e l’aveva fatto saldare al muso della sua seicento. Frase celebre di Mogno:
    un gatto non è un gatto se non ha le labbra nere….

    e voi vi chiedete perchè io sò strano?

  9. marcoghibellino ha detto:

    PS

    Lombardi dixit:
    Arezzo era allora città chiusa e provinciale
    adesso ‘nveceeeeee

  10. rico ha detto:

    Ti stimo, dottoressa Lucia. I tuoi commenti sul blog di Dario-Le Scienze sono puntuali, ironici, divertenti.
    Ma per la politica, non sono d’accordo. Perchè affannarsi dietro a improbabili figure di partito, destro o manco?
    Manco po’cazz, dicono a Napoli. Troppo legati a patiti o mafie.
    Perchè non “eleggere” i nostri capi con una sana democrazia diretta? Voto per lotteria, ecco la mia ricetta.
    Anzichè vincere improbabili milioni di euro, si vince un posto al senato (>di 25 anni) o alla camera (>di 18 anni).
    Se poi non te la senti di lavorare per lo stato con 19000 euro al mese per 4 anni, libera di rifiutare… :-)

  11. ADBlues ha detto:

    Rico: la tua proposta odora di qualunquismo ed utopia…

    —Alex

  12. marcoghibellino ha detto:

    dato che il problema non sono i politici italiani ma gli italiani in genere ..tifo per una peste di stampo Boccaccesco stile 1300 insomma , così si risolve il problema del ricambio, altro che Renzi , il quale predica bene ma studia da nuovo D’Alema

  13. barracuda ha detto:

    se il centrosinistra vuol avere una minima chance di vincere le elezioni deve puntare su Renzi, il resto e’ pappa.

  14. marcoghibellino ha detto:

    allora siamo messi bene va un altro politico ambizioso che capisce tutto lui …

  15. barracuda ha detto:

    no, ma
    1) un politico giovane (ed il nano e’ vecchio)
    2) imprenditore (e non professionista della politica)
    3) che sa parlare e dire le cose come stanno effettivamente
    4) discretamente figlio di puttana
    5) di area cattolica (cosa ceh non fa male visti i tempi)

    Vendola per quanto bravo, ha il difetto di esser gay, e francamente in italia non e’ ancora il momento (se lo sara’ mai)

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