pozzi

ho pensato per qualche giorno se scrivere o no dell’immondo carrozzone portato a roma dai due satrapi del mediterraneo, i quali poco importa che siano “defensor fidei” o “diffusori del verbo di maometto” il risultato non cambia, sempre con hostess vanno a finire.

e non è della loro triste decadenza che ci sta trascinando tutti verso una vecchiaia della democrazia che voglio parlarvi.

è di un legame lontano geograficamente da queste tristi sponde mediterranee.

c’è un altro fatto di cronaca del quale da giorni volevo parlare ed è la vicenda dei minatori cileni intrappolati.
ero piccola quando vidi il Presidente piangere davanti a un pozzo a Vermicino e capii che se lui piangeva, allora qualcosa di grave e di ineluttabile doveva essere successo a quel bambino là in fondo e allora piansi anche io, perché mi pareva di conoscerlo, ormai, lo sentivo vicino, poteva essere mio fratello, potevo essere io. anche a casa mia c’è un pozzo, in campagna c’è un pozzo quasi in ogni cortile.

penso ai genitori, alle mogli, ai figli di quegli operai, che aspettano, aspettano e tremano, che i loro cari siano tirati fuori da un pozzo profondo, dalle viscere della terra, da un luogo lontano, inaccessibile, dal quale non li possono abbracciare, toccare, vedere.

e penso all’orribile frase di gheddafi “5 miliardi o l’europa sarà nera”.

penso agli immigrati morti nel deserto della libia, abbandonati a loro stessi a schiantare di fame e di sete, penso al loro pozzo di disperazione nera, questa sì, nera davvero, nera come la notte nera.

penso a una legge sull’emigrazione che si chiama “bossi fini” e mi chiedo quando il secondo proverà abbastanza vergogna per essere credibile e per toglierla di mezzo.

penso alla differenza dei nostri sentimenti, alla paura, alla pena, alla speranza che nutriamo tutti per gli operai cileni: ogni giorno apro il giornale sperando in un salvataggio e temendo un crollo.

penso che ci sono migliaia di persone perse nei pozzi dell’immigrazione clandestina, che attraversano la terra non in profondità ma in superficie, che su questa terra sono abbandonati, lasciati seccare come carcasse di animali, penso ai bambini che queste persone lasciano o che viaggiano con loro, penso che migliaia di persone attendono le trivelle del nostro aiuto, attendono di vedere una mano sbucare dalla bocca del loro pozzo personale, attendono di rivedere la luce, di riabbracciare i propri cari, di condurre una vita alla luce del sole.

Questa voce è stata pubblicata in politica e contrassegnata con , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

12 risposte a pozzi

  1. marcoghibellino ha detto:

    la richiesta di gheddafi non mi stupisce ,tenendo conto che lui e silvio sono soci di affari , molti affari, ciò che a me nausea è che Gheddafi venga solo in italia a fare le sue umilianti buffonate , umilianti per noi e per chi crede nell’islam, ma c’est la vie, in fondo si limita ad applicare la vecchia tecnica del forte coi deboli e debole coi forti.

  2. crash ha detto:

    …discorso molto forte e condivisibile. Aggiungo alcune mie impressioni…il ricordo di Alfredino, la lotta contro il tempo in quella serata timidamente calda, fasi di ottimismo -troppo brevi- accompagnate da notizie sempre più cupe: una notte passata davanti alla tv con il cuore in gola e gli occhi gonfi, impotente. Ogni tanto ci penso. Qualcuno racconta…..i mitici anni 80…..sticazzi…..ricordo solo: 1980 e 1981…..attentati, terremoti, disgrazie, morti. La vicenda dei minatori cileni è da seguire: l’importante che venga fatto (velocemente) tutto ciò che deve essere fatto dal pto di vista operativo. Ciò che mi preoccupa maggiormente è la “tenuta” psicologica delle persone intrappolate.

  3. Bianca-Hamburg ha detto:

    Paradossalmente son piu’ fortunati i minatori cileni. Di loro tutti seguono la sorte con il fiato sospeso, il mondo spera con le loro famiglie, i soccorsi, il governo (e pare pure la NASA) si adoperano per scongiurare il peggio e riportarli in superficie. Quelli che sprofondano nel pozzo della disperazione nel deserto non li conosciamo, non sappiamo nulla delle loro famiglie, non sappiamo quanti sono e non interessa neppure i giornali.
    Hai ragione, sono loro i piu’ sventurati.
    Sullo show di Gheddafi stenderei un velo pietoso, perfino al chiesa si e’ limitata ad una timida “storta di naso” e qualche borbottio in sordina.
    I politici sarebbero in imbarazzo, ma il circo continua.

  4. Lilith ha detto:

    Credo che Gheddafi stia ridendo di noi, mentre ci provoca con ridicole sceneggiate e deliranti messaggi. Sa benissimo quello che fa. E noi ce lo meritiamo. Basta fare un passo indietro, ai tempi di quando era il nemico numero UNO dell’occidente, dell’ Europa, dell’America. Quando espulse tutti gli italiani negli anni 70, quando ci dichiarò guerra tirandoci una bomba, quando gli uccisero un figlio nei bombardamenti americani e così via nei decenni tra un insulto e un abominio all’altro. Ha cambiato pareri, idee, amici e nemici nel corso egli anni, con una “nonchalance” e una faccia tosta incredibile ( a Livorno si direbbe “ci rimbarza l’acciaìni). Non è lui lo strano, ma chi continua a “considerarlo” e invitarlo. Come non è inquietante Berlusconi ma chi continua ancora a dargli credito.
    Io Alfredino in quel pozzo, continuo ancora a sognarlo. E’ stato un incubo e un sofferenza pazzeschi. Guardai la diretta tutta la notte, con in braccio mio figlio di pochi mesi, bloccata, paralizzata dalla sofferenza. Immaginavo il dolore della mamma, del babbo. Avevo poco più di venti anni e credevo ancora nel “lieto fine”, non potevo accettare quella ingiustizia. Solo in seguito ho capito che i soprusi e i torti sono la norma del vivere quotidiano.

  5. marcoghibellino ha detto:

    quoto lilith da cima fondo , al tempo di vermicino ero appena piu giovane ma fu anche per me una sorta di perdita dell’inocenza, un innocenza che oggi una certa parte vorrebbe trasformare in idiozia convincendoci che tutto finisce bene , sempre , perchè c’è LUI, all’Aquila a Napoli in afghanistan la crisi economica ecc ec , ma non è così nesuno ha la bacchetta magica tutto può sempre finire male e per risolvere i problemi ci vogliono anni , anni che qualcuno spera di impiegare perchè la ” gente” si dimentichi del problema.
    Gheddafi è furbo , vero, ma sull’equilibrio mentale suo e del tappo e anche del premier iraniano , non metterei la mano sul fuoco

  6. Roberta ha detto:

    mi sento di condividere quello che scrive lilith. con una piccola aggiunta: qui dei cileni (parlo degli USA) non se ne parla. Qui del terremoto dell’Aquila non se ne e’ parlato, non se ne parla anche adesso (perche’ non ha fatto abbastanza morti–qui, si sa, la gente ama fare le cose in grande). Per buttarla nel gossip, nei programmi tv di gossip hanno parlato del film di Clooney girato “somewhere in Italy”, come se l’abruzzo fosse una regione su una cartina qualsiasi…
    e mi ricordo anch’io Alfredino, avevamo piu’ o meno la stessa eta’…

  7. Gaja ha detto:

    Lilith, ma sarai mica la mia mamma? :-) :-) Perchè anche io all’epoca avevo pochi mesi e la mia mamma poco più di vent’anni, e mentre crescevo spesso mi raccontava di quella terribile notte passata davanti alla tv con le lacrime negli occhi mentre mi teneva in braccio…
    Per il resto, posso solo dire che questo post di Lucia andrebbe letto nelle classi di ogni scuola.
    Per sperare che almeno le generazioni future possano un giorno liberarsi dal giogo mentale che ormai impera, ed imparare a ragionare con la propria testa, il proprio cuore, ma con etica e morale condivisa (e condivisibile).

  8. stefafra ha detto:

    Io avevo 11 anni e la storia di alfredino non mi fece molta impressione, c’era stato da poco il terremoto in Irpinia, tanti morti e gente intrappolata sotto le macerie, facevo fatica a capire perché tutta questa attenzione per un bambino solo dopo tutti i disastri del terremoto, non era meglio lasciare i soccorritori e la famiglia in pace?
    Ricordo anche un commento di qualcuno che disse che la diretta fu un esperimento mediatico per vedere se si riusciva a far stare incollata alla televisione una nazione intera per un incidente che alla fin fine pure terribile era banale (quanti incidenti simili avvengono al mondo senza tutto il circo televisivo che circondó la storia?).
    Allora non era normale lo sciacallaggio di oggi, in cui si chiede ai parenti del defunto in cronaca di turno “cosa ha provato” all’uscita dell’obitorio, per far vedere le lacrime.
    Era un prodromo della televisione che sarebbe venuta, in cui tutto fa spettacolo, anche la morte in diretta.
    Quanto a Geddafi e Berlusconi, sono un tipico caso di “chi si somiglia si piglia”, due satrapi pieni di soldi e di presunzione.

  9. Lilith ha detto:

    Gaja!! Ma lo sai che se mio figlio fosse stato femmina, si sarebbe chiamato come te???? Saluta la tua mamma da parte mia! ;-)

  10. Lorenzo ha detto:

    la tragedia di Alfredino ha segnato un’intera generazione; in quei giorni avevo nove anni, ricordo molto bene l’intervento umano del presidente della repubblica e anche le dirette della Rai. Questo triste spettacolo mi è tornato alla mente recentemente con la scomparsa dei due fratellini trovati morti in fondo ad una cisterna a pochi chilometri da casa mia, a Gravina in Puglia, e mi è tornato in mente oggi, quando mia madre mi ha chiesto se avevo notizie dei minatori del Cile, delle loro condizioni di salute e se avessero del cibo laggiù. Non ho saputo rispondere e mi sono reso conto di aver già dimenticato grazie alle carnevalate propinate dai telegiornali in questi giorni, di cui mi vergogno.
    Lorenzo

  11. marcoghibellino ha detto:

    riflettevo mentre un oretta fa mi facevo il caffè che è giusto sentirsi in colpa per le nostre dimenticanze ma che non si deve esagerare; vedete, al di la del giornalismo buono o cattivo la realtà è che non è possibile sconfiggere la sovraesposizione alla marea di notizie cui siamo sottoposti.
    Sovraesposizione in cui tutte le notizie sono mostrate con la stessa importanza , gli Emmy , Sarah la ragazza scomparsa di Avetrana, Fini, sport, cucina, scienza, esposta in modo più o meno competente, cinema, gossip..
    Ci ricordiamo che il conflitto Ruanda rep del congo ha provocato 5 milioni di morti in 5 anni?, la guerra piu sanguinosa dopo la seconda guerra mondiale, l’alluvione in Pakistan del mese scorso? ecc ecc
    E’ un brutto momento storico ( sempre ne sia mai esistito uno buono..) non possiamo che lottare ogni giorno da soli con noi stessi per mantenere un briciolo di orgoglio e dignità, e per quanto mi riguarda in questo blog , con le nostre diverse vedute , punti di vista opinioni ci riusciamo, siamo esseri umani mica malaccio, a tutti buongiorno e un abbraccio

  12. marcoghibellino ha detto:

    mi viene da ridere ho trovato una cosina proprio in tema , la incollo tutta ma metto anche il link viene da Il Fatto

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/29/sempre-piu-difficile-dopo-aver-censurato-lo/54309/

    Commenta (284) Condividi Stampa Ingrandisci il testo Rimpicciolisci il testo

    Censurano perfino lui
    Sempre più difficile. Dopo aver censurato lo scoop dell’Espresso sulle nuove accuse di mafia lanciate da Spatuzza a Schifani, la libera stampa italiana si è vista costretta a censurare anche la replica del presidente del Senato alle accuse di Spatuzza. E’ tutto collegato, come spiegava il mitico professor Sassaroli all’architetto Melandri che chiedeva la mano di sua moglie Donatella nel film Amici miei, sbolognandogli tutto il cucuzzaro: “Vede, è tutta una catena di affetti che né io né lei possiamo spezzare. Lei ama mia moglie. Mia moglie è affezionata alla bestia, il cane Birillo, che mangia un chilo di macinato al giorno, un chilo e mezzo di riso e ogni mattina bisogna portarlo a orinare alle 5 sennò le inonda la casa. Birillo adora le bambine. Le bambine sono attaccatissime alla governante, tedesca, due anni di contratto, severissima, in uniforme. Insomma, chi si prende Donatella si prende per forza tutto il blocco”.

    Ecco, chi censura lo scoop dell’Espresso innesca una catena di censure che nessuno può spezzare: gli tocca censurare tutto il blocco. Spatuzza dice che Schifani era il trait d’union tra i Graviano e Berlusconi & Dell’Utri. In un colpo solo si beve il presidente del Senato, il presidente del Consiglio e il senatore che inventò Forza Italia. Passi per Dell’Utri e i Graviano, che ci sono abituati: ma come si fa a dare una notizia che accosta B. e Schifani a Cosa Nostra senz’aver mai scritto un rigo in materia? Dandola, si dovrebbe accompagnarla con un commentino, tipo quello in cui tre mesi fa un giornale a caso, il Corriere della sera, chiedeva conto e ragione a Di Pietro di una foto del ’92 che lo ritraeva a cena con una decina di ufficiali dei carabinieri e con Bruno Contrada, all’epoca numero 3 del Sisde e non ancora arrestato per mafia. O tipo quello in cui un mese fa un giornale a caso, il Corriere della sera, chiedeva conto e ragione al presidente della Camera Fini di un alloggetto affittato dal cognato a Montecarlo.

    E una richiesta di spiegazioni a Schifani e a B. non basterebbe ancora a pareggiare il conto, visto che è impossibile paragonare un’inchiesta per mafia con una foto con Contrada e con un alloggetto di 65 metri quadri. Dopodichè un giornale a caso – poniamo sempre il Corriere, ma anche Repubblica – dovrebbero spiegare perché attaccarono un giornalista, di cui ci sfugge il nome, che due anni fa raccontò in tv gl’imbarazzanti trascorsi societari di Schifani con vari tipetti poi condannati per mafia. Meglio dunque ignorare la notizia (come fa il Corriere) o nasconderla in un trafiletto a pagina 25 (come fa Repubblica). E, l’indomani, censurare il comunicato di risposta del presidente del Senato (come fanno sia il Corriere sia Repubblica sia tutti gli altri giornali e tg d’Italia, a parte Il Fatto). Tutto ciò avviene in una sedicente democrazia dove, non appena un politico tira una scoreggina, emette un ruttino, dichiara che oggi piove o tira vento, plotoni di telecamere e cronisti da riporto si precipitano a raccogliere e a rilanciare urbi et orbi la scoreggina, il ruttino e la dichiarazione. Anni fa Schifani, allora capogruppo di Forza Italia, diramò un comunicato per rivelare che, non trovando un tavolo libero al ristorante, aveva “fatto la coda come un cittadino qualunque”. Notizia epocale, subito ripresa con ampio risalto dal Corriere.

    Di recente, quando un lieve terremoto ha scosso le isole Eolie, giornali e tg pendevano letteralmente dalle labbra dello Schifani, che in quel momento passava di lì sul suo veliero, a riprova del fatto che le disgrazie non vengono mai sole. Poi la seconda carica dello Stato chiede di essere interrogata dalla Procura di Palermo sulle accuse di mafia che gli lancia Spatuzza e nessun organo d’informazione lo scrive, così nessun cittadino lo viene a sapere, salvo i fortunati lettori del nostro giornale. Gentile presidente del Senato, accetti un consiglio da amici: la prossima volta che vuol parlare dei suoi rapporti con la mafia, lasci perdere i comunicati stampa. Ci dia un colpo di telefono: facciamo prima.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...