la vita nascosta

sono tornati tutti.

io invece mi ero abituata fin troppo ai corridoi vuoti, al silenzio, ai pochissimi compagni di sventura con i quali condividevo la mensa, la macchinetta del caffé e le chiacchiere rilassate del dopo pranzo.

la cosa bella è quest’aria da primo giorno di scuola, tutti abbronzati, tutti sereni, chi racconta della val d’aosta, chi dell’andalusia, chi del giappone, chi di cattolica.

chi è andato in macchina, chi in aereo, chi in ciabatte.

mi piace ascoltare attraverso i muri sottili i racconti dei colleghi, me li immagino senza cravatta, in costume da bagno o in pantaloncini corti, magari ciabattando su un litorale leccando il cono del bimbo che lo lasciava sciogliere introgolandosi tutto.

la versione vacanza dei colleghi è la faccia sconosciuta della luna.

io li vedo qui, quasi ogni giorno, per quasi dieci ore ogni giorno.

eppure né io sono “quella che vedono loro” ne loro sono davvero quelli che vedo io.

loro non sanno che libro leggo in autobus, che spio il vicino di sedile perché mi ispira una storia da scrivere anche se non so ancora quale, che amo i gatti e i cani e le lucertole e che a casa ho comprato un tappeto perché non mi piace il pavimento del bagno, o che non so cosa darei per mangiare stasera pesce crudo in riva al mare.

e io non ho idea delle loro mogli, dei loro mariti, dei loro bimbi o dei loro genitori. ho colleghi assai più vecchi di me e assai più giovani (il ragazzo della “porta accanto” è nato nel 1984…) non so se amano fare foto alla moglie dal bordo del traghetto, oppure non so se gli piace fare il pane fresco ogni tanto, oppure se davanti allo specchio scappa loro una linguaccia.

dormiamo 8 ore al giorno, ne viviamo 10 in comune con gente alla quale nascondiamo la nostra vita vera, ne usiamo due o tre per spostarci… esattamente quando è che la viviamo, questa “vita nascosta”?

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9 risposte a la vita nascosta

  1. Simona ha detto:

    eh..bella domanda. Secondo me è proprio questa vita nascosta che ci fa essere come siamo nella vita lavorativa, e che ce la fa affrontare meglio! :) smacche!!

  2. crash ha detto:

    ….condivido il concetto espresso da Simona.

  3. ADBlues ha detto:

    Mi scappa da dire: finita la pacchia!!! ;-)

    Comunque sappi che almeno per quanto mi riguarda non ho nessuna curiosità di conoscere la “vita nascosta” dei miei colleghi…
    Sarà che forse sono troppo selettivo sulle mie amicizie e forse anche perché non sopporto almeno il 99% delle persone che condividono il mio luogo di lavoro… (e son tantini…)

    Fatto è che mai ho avuto la pulsione di fondere troppo la mia vita privata con il lavoro; non sono mai quasi uscito fuori con i colleghi (salvo quasi sempre pentirmene), ho sempre evitato gli eventoni aziendali tipo cenoni di natale o anniversari aziendali, ed infine ho evitato come la peste di instaurare relazioni sentimentali con colleghe (a differenza di tanti altri, che qui pare di essere a Love Boat).

    Insomma, più distanza c’è tra la mia vita vera e quella delle 8-10 ore giornaliere e più mi sento vivo e vero io…

    —Alex

  4. giovanni62 ha detto:

    …nei nostri sogni?

  5. Gaja ha detto:

    I miei colleghi sono quasi tutti molto diversi da me; diciamo che non sono persone con cui diventerei amica per scelta. E tuttavia ho cercato, almeno con quelli con cui interagisco più spesso, o che mi ispirano di più, o che logisticamente sono più vicini, di andare un pochino oltre a questa dicotomia che racconti tanto bene. Cerco di farmi raccontare un poco della loro vita nascosta, e di raccontare un pochino della mia. Di capire cosa gli piace e cosa odiano. Che cosa chiedere al lunedì mattina o al rientro delle vecanze che non sia solo “com’è andato il weekend/la vacanza?”. Non serve per diventare amici, ma per vivere meglio le 10 ore che condividiamo, sicuramente sì. Non abbiamo mai fatto uscite in comune, ma prima del matrimonio mi hanno organizzato una festicciola a sorpresa (fuori dall’azienda!) che mi ha molto rallegrato. Insomma, a parte i (molti) casi disperati io penso che avvicinarsi un po’ sia

  6. Gaja ha detto:

    un vantaggio!
    (scusate mi son magnata due parole)

  7. crash ha detto:

    ….dipende molto dal “tipo” di lavoro che una persona svolge. Se si lavora in squadra…è importante comunicare il più possibile, anche a livello personale. Se si lavora ad….uffici è importante un minimo di relazione. Se si è “battitori liberi” non esiste il problema. Secondo me non esiste una formula, una regola, ci sono troppe variabili in gioco. Ognuno porta la/le propria/e esperienze. Personalmente….io devo sapere tutto di tutti….a livello lavorativo, la vita privata non mi interessa a meno che…non mi venga chiesto un parere…o qualcuno mi confida qualcosa.

  8. zundapp ha detto:

    non riesco a separare le due vite….quello che sono in ufficio sono anche fuori. Facilitato dal fatto di essere un autonomo con due soci che sono amici prima che soci…

  9. marcoghibellino ha detto:

    io ho solo quella nascosta , da anni , e la adoro , mi piacciono le persone, non la gente , e anche quelle prese cum grano salis ma sopratutto mi piace la solitudine

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