racconti

allora…

per prima cosa i risultati delle consultazioni “blogghino trasloca-blogghino rimane”.

il blogghino rimane, almeno per il momento, su questa piattaforma.

troppi contrari e troppa pigrizia.

ma credo che “Le lettere dresdesi” avranno modo di essere scritte, magari come categoria speciale di questo blogghino. vedremo.

e ora un racconto.

era successo che uno yogurt aveva lanciato un concorso.

uno scriveva gli incipit e chi voleva finiva la storia.

io  ho iniziato a partecipare, che qualunque scusa per scrivere mi va bene.

ma poi fra trasloco, cambio casa, lavoro e stato mi è leggerissimamente passato di mente e non l’ho più seguito.

per cui adesso ho deciso.

ho scritto tre storie e ve le metto qui, una oggi, una domani e una martedì, sperando che vi garbino.

ho voluto provare a scrivere qualcosa di diversissimo dalle mie corde normali, perchè si deve pur battere strade nuove ogni tanto e vedere che succede.

per cui eccovi la prima delle due storie, l’incipit è quello dello yogurt, lo metto in corsivo.

buona lettura!

caterina

Caterina dice che aspetta ogni mercoledì a partire dal mercoledì sera. Che è il suo piccolo momento di piacere. Io non mi faccio illusioni, però: dice tante cose. Quando arrivo ha già messo al loro posto i pezzi sulla scacchiera e i cuscini, visto che giochiamo sul pavimento e ogni partita dura un’ora o più.
“Non tocca a me il nero” faccio, come ogni volta.
“Si invece” dice lei, accarezzando i suoi pedoni bianchi come se fossero un piccolo esercito del bene.

Inizia lei, quindi, come ogni volta, muovendo uno dei pedoni centrali di due caselle, “bisogna far respirare i cavalli” dice sempre.
Io faccio lo stesso.
Quando Caterina è arrivata qui  non parlava con nessuno. Nata sottopeso, da una madre per la quale essere tossicodipendente era decisamente il problema minore. Aveva sei anni ma ne dimostrava tre.
Aveva con sé una piccola scimmia di peluche, qualche infermiera sostiene di averla sentita mormorarle qualcosa nelle orecchie, di notte, come a rivelare segreti che solo lei, nel suo essere scimmia, poteva capire.
Della madre si sapeva solo che era riuscita a portarla in salvo, poi era fuggita di nuovo.
Per mesi si rifiutò di uscire dall´istituto, per mesi la sola idea della scuola la terrorizzava.
Poi è cresciuta, come succede sempre, se si sopravvive si cresce, non ci si puó fermare. Anche se lei diceva che era come Teresin che non voleva crescere, quella della fiaba di Rodari che le leggevo tutte le sere.
Ora Caterina ha sedici anni, i capelli neri e è indecisa se diventare donna le piace o no, come adesso, che cincischia con la torre e pensa che con la vita si possa fare lo stesso. Ancora non sa che la vita prende e porta via, non dà il tempo di respirare, di capire di decidere.
Crescere, affrontarsi e risolversi, ci sará tempo anche per quello.
Decidersi a mangiare, almeno un pochino, almeno per arrivare poter dire a se stessa “ecco, sono viva, non sono un guscio vuoto, sono fatta di carne, di ossa, di muscoli e di sangue, di pensieri e di emozioni vive, vere, come tutti, e come tutti vivere mi è necessario”.
Sono il suo medico da sempre, il medico del cervello che deve farsi anche medico dello stomaco, della pelle, dei denti consumati dal troppo vomitare, dei capelli sfiniti, stanchi che le ciondolano dal bellissimo viso di maiolica bianca, come le madonne del mio paese, circondate dai limoni gialli e dalle foglie verdi di Della Robbia.
Da qualche mese ha rimesso sú qualche chilo, uno scalino dopo l´altro, una casella nera e una bianca, una accanto all´altra, nella sua scacchiera della vita, scacchiera dalla quale manca una regina madre e anche un re, padre che non ha mai conosciuto.
“io sono l´alfiere!” mi dice coraggiosa quando riesce a vincere una sua piccola battaglia.
Sua madre si è fatta viva ieri.
E io non so che dirle.
Dieci anni di mistero, di lontananza, di mancanza secca e dura come i pedoni sacrificati al gioco di chi è piú grande di loro, la regina nera è tornata, è qui, fra le mie dita, la tocco e la ritocco come a confermarmi che ci sia, mentre avrei voglia di scagliarla lontano, dove non possa farle del male piú, dove non possa vanificare tutti gli sforzi che abbiamo fatto in questi anni per far sopravvivere una bambina al suo abbandono, farle comprendere che non ha colpa, che non è nata sbagliata, che non ha nulla da rimproverare né alla bambina che era né alla donna che sta diventando.
Ma non sono io a poter decidere della vita altrui, non sono io che decido chi è madre e chi è figlia, non sono io a muovere gli scacchi, non sono io a decidere la partita.
“Scacco matto dottore! Ma insomma, non stai mai attento!”
Caterina sorride, ha vinto, il domani l´aspetta.

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11 risposte a racconti

  1. AD Blues ha detto:

    La storia è bella.
    Ma non l’avevi già pubblicata da qualche altra parte?

    —Alex

  2. lucia ha detto:

    sì, sul sito dello yogurt!
    :D

  3. M. ha detto:

    Molto bella, sì. Molto.

  4. crash ha detto:

    …ecco….ho letto, trattenendo il respiro fino alla fine. Come sempre… rimango affascinato. Buona giornata a tutti.

  5. Simona ha detto:

    sono senza parole. riesci a scrivere di qualsiasi argomento con sfumature così intense che vengono i brividi mentre si legge e il mondo si ferma mentre siamo immersi nelle tue storie…
    davvero, se tu decidessi di scrivere libri, io li divorerei!!! :)
    un bacio!!

    ps i miei bimbi di terza media hanno finito gli esami!! (e già mi mancano…)

  6. Jane Cole ha detto:

    Bella la storia e bellissimo il modo in cui la racconti. Sei sempre brava!

    ps: mi ero iscritta anch’io al concorso, ma dopo aver letto un paio di incipit ci avevo rinunciato. Li trovavo così “ammoscianti”.

  7. Tommaso ha detto:

    Se per caso tu aprissi un’altra consultazione, stavolta per un post on demand, io voterei per questo ghiotto argomento:
    http://www3.lastampa.it/scienza/sezioni/il-cielo/articolo/lstp/255422/

  8. Giovanni ha detto:

    Senza infamia e senza lode.

  9. pensierini ha detto:

    A me piace molto, ma da brava prof, ti correggo su, che va senza l’accento. Bacio.
    .
    Paola

  10. bernardo ha detto:

    Un poco deluso dal tratteggio poco incisivo, si direbbe che tu conosca pochi psicologi e nessun anoressico, che tu abbia voluto restare un poco in superficie per insicurezza sul tema, sbaglio?

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