il culo e le quarant’ore

il mio collega mariozico è, come sapete, straniero: è di udine.

siccome è di udine ignora parole semplici come per esempio lapis.

siccome è di udine fa domande molto interessanti come per esempio

“che vuol dire a babbo morto?” e quando glielo spiego chiosa: “e quindi è una cosa bella o brutta?”

allora ho deciso che per tutti gli stranieri di udine come mariozico dovevo iniziare a scrivere un piccolo prontuario di parole e idiomi che a firenze sio usano normalmente, che a mariozico piaccia o no.

eccoli.

cominciamo dal perlappunto babbo morto.
in toscana (credo) si dice “poi si paga a babbo morto” per indicare una cosa che verrà saldata di sicuro (il babbo prima o poi more, non c’è verso) ma non si sa esattamente quando.

idem per “pagare a caro babbo” (immagino tutti i babbi in lettura che si stanno tastando l’innominabile).
d’altronde, come si dice, “i soldi son boni anche secchi”.
e del resto, come dice la vecchia volpe, “tutto è possibile fuor che l’omo pregno”.

oggi mariozico aveva un dubbio particolarmente interessante dal punto di vista dei modi di dire.

“cosa vuol dire confondere il culo con le quarant’ore?”

e così mi sono lanciata in una spiegazione rocambolesc-dialettale, che comunque mica lo so se si dice solo in toscana o se semplicemente si ignori solo a udine che cosa siano il culo e le quarant’ore.

tanto per incominciare ho dovuto spiegare a mariozico cosa fossero le quarant’ore, dal momento che sono circondata da cattolici che ignorano le basi della loro stessa religione.
ma io dico, ma come si fa? :)

e poi ho cercato di rimuginare sul loro legame, per l’appunto, con il culo, che inteso nel senso stesso della colorita locuzione, non esiste.
e così ho dato la seguente spiegazione empirica:
“siccome le quarant’ore sono considerate una cosa sacra e alta, non si può paragonarle o confonderle col culo, che è notoriamente rumoroso, volgare e assai poco sacro, a meno di non considerare la storica barzelletta del babbuth ambientata a venezia al catechismo.

la barzelletta dice così:
un prete interroga il chierichetto e domanda “cosa ghe l’è l’ano santo?”
e il bimbo:
“l’ è il buco del culo del santo padre, reverendo!”

da bambina ci schiantavo a ridere e me la facevo raccontare milioni di volte, ignorando che il bello delle barzellette si cogliesse soltanto la prima volta e che dopo si dovesse esclamare “ah, ma la so!” a un secondo dalla fine.

la prossima volta spiegherò a mariozico cosa vuol dire “arrivare dopo i’ fochi” e essere alle porte coi sassi e fare con uno zoccolo e una ciabatta.

ps: il referendum è ancora aperto, anche se per il momento fra le dichiarazioni scritte e quelle a voce stanno vincendo i “no”. :)

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12 risposte a il culo e le quarant’ore

  1. 4ngel0 ha detto:

    Si usa da Cuelle parti la loQuzione “non dare nel verde”?? E la phamosa “non mondare nespole”??

  2. cugifà ha detto:

    non dimenticarti la mitica si va la la da ciornie

  3. Bianca-Hamburg ha detto:

    Bene, lezioni di lingua stamattina. Prendo nota, vedi mai che un giorno dovessi trovarmi da quelle parti.
    Al referendum mi unisco solo ora. Essendo abitudinaria cronica tenderei a parteggiare per “la solita” piattaforma. Tuttavia se ti sposti e ci dici dove vai ci abitueremo senza dubbio anche ad estranee ed inesplorate altre piattaforme :-)

  4. ADBlues ha detto:

    Non posso fare a meno di sottolineare le sottili differenze di significato nei toscanismi che esistono tra città e città.

    Da me, a pochissimi km da Firenze e giusto 25 minuti di macchina da Lucca, “pagare a babbo morto” oppure “ricevere dei soldi a babbo morto” ha più il significato di “fondo perduto” ossia della certezza che quei soldi non saranno più restituiti.

    per il “culo con le quarant’ore” invece, un prete mi raccontò una simpatica storiella:
    “durante appunto le preghiere delle 40 ore un prete si avvicino ad una bella fedele inginocchiata ed intenta a pregare e le palpò il sedere, al che la fedele si rivolse al prete: o padre, o ‘icché c’entra i’culo con le quarantore?”.

    Per qualche altra locuzione toscana puoi sempre attingere a: http://adblues.wordpress.com/2008/05/28/ah-la-cultura/ e http://adblues.wordpress.com/2008/06/07/la-cultura-parte-seconda/

    —Alex

  5. Franci ha detto:

    Quoto ADBlues, anche io conoscevo la stessa storiella come origine del detto.
    Ma visto la tua passione per queste cose, Lucy, dovresti leggerti il famoso VoHabolario Fiorentino, che forse potremmo passare anche a Mariozico (anche se dubito della sua voglia di leggerlo davvero).
    Se lo ritrovo te lo mando per email!

  6. ADBlues ha detto:

    @Franci: una copia è sul mio blogghino, al link postato nel mio commento!

    —Alex

  7. jonuzza ha detto:

    i modi di dire toscani sono bellissimi, alcuni tipici, altri più”universali”, aspetto curiosa la spiegazione di altri. nelle Marche” arrivare dopo i fochi” si dice: arrivare dopo lu spare (lo sparo) , che sarebbero appunto i fuochi d’artificio.
    il cuolo e le quarantore sono divertentissime metafore, veramente geniali direi, qualunque spiegazione si dia!
    ma sarei curiosa anche di sentire dal tuo collega qualche metafora popolare udinese o friulana: esisterano pure, no???

  8. gipo ha detto:

    A babbo morto penso che derivi da “comprare (una casa) a babbo morto”, ovvero comprare la nuda proprietà e lasciare il comodato d’uso a chi la vende fino a che campa. Siccome la casa così la vendono i vecchi, e spessp genitori ai figli, in casa ci rientri a babbo morto, appunto.

    Secondo me una delle nostre espressioni più belle è “tornare di casa”, per andare ad abitare. In fondo se è casa tua, ci torni anche la prima volta che ci metti piede…

    Oppure anche il “sereno” invece che “l’umidità notturna”…

    Ciao!!

  9. marcoghibellino ha detto:

    culo e quarantore, valutando l’attuale andazzo dei prelati cattolici mica lo sò se la detta locuzione sia ancora valida

  10. megant ha detto:

    Ci sono rimasta di stucco quando una collega sarda non capiva il termine LAPIS, credevo fosse internazionale!!!

  11. Simona ha detto:

    in classe in Liguria, riviera di Ponente, a novembre, dico: “c’è la verifica, quindi voglio vedere sui banchi soltanto foglio protocollo, penna e lapis”. Sguardi persi e/o divertiti “prof, LAPIS??”, e mi tocca spiegare che è una parola italiana, con tanto di etimologia latina..ma in prima media prima della veriofica di matematica quanti mi avranno ascoltata? :DDD

  12. marcoghibellino ha detto:

    ho trovato un significato storico economico della frase a babbo morto, pare che derivi dal vizio esecrabile che avevano i ricchi pargoli romani di epoca imperiale di ricorrere agli usurai con pagamento del debito appunto a “babbo morto” , a eredità incassata, la cosa aveva raggiunto tale diffusione e dimensioni che fu proibita dall’imperatore Claudio

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