dalla russia al diciassette

ha i capelli biondo chiaro, anche se la ricrescita castana la tradisce un po’.
la pelle diafana, appena consumata dal tempo.
la bocca gentile, carnosa, tinta con un pochino di rossetto scolorito.

gli occhi che lasciano capire la stanchezza del quotidiano, del colore che sempre ho visto a Dresda, un celeste che è diverso dal nostro azzurro, un celeste che pare lavato, ingrigito dalle nuvole e dal freddo, spruzzato di verde e di marrone, con la riga esterna quasi petrolio.

la vedo tutti i giorni, seduta, sul diciassette come me.
l’ho vista spogliarsi piano piano, dalla giacca grigia della primavera alla canottiera nera di stamani, i jeans messi a bermuda, i fianchi rotondi, stanchi anche loro, le braccia morbide e glabre.

me la immagino russa, o ucraina, o moldava, per noi suona tutto simile, ma non lo so quanto lo sia.

me la immagino a badare un signore anziano o a pulire una casa di bambini, lo smalto delle unghie mangiato dal lavoro.

potrebbe avere dieci anni più di me ma sembra di un’altra generazione, al collo una medaglietta della madonna come quelle  che portavano le nostre prozie, appesa a una di quelle collanine d’oro giallo che si regalavano per la comunione o per la cresima.

i lobi delle orecchie allungati dagli orecchini che si sono piano piano scavati la strada, rendendo quello che una volta era un buco una piccola fessura di carne, sottile e allungata.

penso che sia russa perchè una volta l’ho sentita parlare al telefono, piano piano, in una lingua misteriosa e che sapeva di neve.

penso che sia triste, perchè non ride mai e guarda sempre fuori come se il diciassette fosse un posto troppo stretto per lei.

penso che sia stanca, che si alzi la mattina presto, già stanca, sognando che la sera giunga presto per riposare un poco, e chiedendosi come si possa vivere sognando di invecchiare in fretta.

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4 risposte a dalla russia al diciassette

  1. biba ha detto:

    triste, triste, triste! Almeno ci sei tu che la osservi con affetto…

  2. crash ha detto:

    probabilmente è triste perchè la sua famiglia sarà rimasta al suo Paese; probabilmente farà giungere buona parte di ciò che riesce a guadagnare qui da noi; resterà in Italia almeno fino a quando i suoi figli riusciranno a rendersi indipendenti.

  3. Ti sei accorta, Lucia cara, che i tuoi post diradano?? Già, sarà che la vita ti risucchia con prepotenza ora che sei qui in Italia e per te, che sei così socievole e aperta e curiosa e intelligente e tante altre cose, ora è più importante parlare, vedere e sentire? Se è così sono felice per te, anche se un po’ mi mancano i due post al giorno a cui ci avevi abituati, se invece sei solo stanca, aspetteremo che passi, ma se invece ti sei scocciata del blogghino, ahi dolor! Speriamo che non sia così, che sia solo una fase e presto presto ci sia una casa della giraffa (e del giraffo) anche in Italia, da cui potrai raccontarci ancora mille avventure!
    Baci

  4. lucia ha detto:

    me ne sono accorta sì… e la spiegazione si chiama “vivere lontano da dove si lavora”. :)
    il tempo manca sempre quando si esce di casa alle sei di mattina per rimetterci piede alle otto di sera.
    ma confido di riprendere il ritmo una volta abituata a questa vita! ;)
    baci!

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