ricordi di liceo

papa-re

una volta un amico alle superiori mi rivelò che chi scriveva nei bagni della scuola “papa boia” rischiava l’ incriminazione per “offesa a capo di stato estero”.

“capo di stato estero” è anche la definizione sulla quale si stanno appellando i suoi avvocati per evitargli di deporre in tribunale. (sono tempi, questi, dove invece di difendersi o di aiutare la giustizia si risolvono le cose evitando i tribunali, l’ ho già sentita…).

il cosiddetto “capo di stato estero”, capo, per la precisione di una “monarchia assoluta”, che è la città del vaticano, non pare però ricordare la sua qualifica quando entra a gamba tesa nelle questioni interne del nostro paese.

che pensereste se gheddafi un giorno si svegliasse e chiedesse al governo italiano di fare leggi favorevoli alla poligamia perchè “è un problema di coscienza?”

che pensereste se un giorno si rinvenisse ahmadinejad e chiedesse la sharia pretendendo che i medici musulmani residenti nel nostro paese osservassero le regole coraniche prima di curare una persona?

perchè permettiamo a un vecchio “capo di stato estero” di guidare la politica del nostro paese?

se davvero è un capo di stato estero, che si occupi del suo, di stati, che il nostro ha già anche troppi casini per conto suo.

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14 risposte a ricordi di liceo

  1. giorgiorgio ha detto:

    troppo in accordo con te…che diamine…

  2. Lilith ha detto:

    Ma come mai la maggior parte degl’italiani non se ne accorge? Perchè siamo “noi” quelli strani che la pensano così? Ma chi sono le persone a cui sembra normale che un papa metta il becco nella politica di uno stato che non è nemmeno il suo? :fou: (e che dia perfino “consigli” su chi votare poi…)

  3. marcoghibellino ha detto:

    mi pare , ma non sono certo che l’ultimo capo di stato con giurisdizione sull’Italia, a far fare muto e stecca ad un papa sia stato un certo Costantino, correva l’anno 325 dC

  4. marcoghibellino ha detto:

    d’altra parte come stupirsi eh.. dialogo telefonico tra me ed una conoscente romana , stamane alle 11
    lei: non sono andata a votare
    io: perchè!!??
    lei: dai non si può scegliere tra Bonino e Polverini
    io: brava e ora ciucciati un presidente di regione fascista – clik!-

  5. La Perfezione stanca ha detto:

    Papa boia!! E oltretutto, come capo di stato estero ha un bel problema con i suoi diplomatici, rappresentanti di stato estero, che se ne vanno in giro a ingropparsi i bambini italiani… o no?

  6. stefafra ha detto:

    per non parlare del commento su “votate per chi é contro l’aborto” fatto da un vescovo di cui mi sfugge il nome (Bagnasco?).
    Se non fosse che é incivile mi verrebbe da bestemmiare…..una settimana prima delle elezione un commento del genere non sposta neanche un votarello, nooo.
    PS: autocritica, non sono andata a votare non avendo il dono dell’ubiquitá, avevo gia un altro impegno all’altro capo dell’Europa. E tanto in Emilia se la sono cavata anche senza il mio voto, come sospettavo, anche se i barbari leghisti aumentano ogni volta, e bisogna fare di tutto per arginarli, che Silviolo é ladro ma i leghisti sono pericolosi.

  7. coccobill ha detto:

    Il capo di stato estero parla perché c’è chi lo ascolta.

  8. marcoghibellino ha detto:

    Coccobil ha ragione , eliminiamo chi lo ascolta e il problema si risolve da se
    tratto da “Come ti rieduco er pupo ..Pol Poth ed. Massacre”

  9. marcoghibellino ha detto:

    Vabbhè mi leggo un pò di storia e sorrido ^___*

    Note storiche: I padri della patria

    Anticlericalismo accademico ( wiki)

    Il principale esponente dell’anticlericalismo in ambito accademico e culturale fu il poeta e poi docente di letteratura italiana Giosue Carducci. Pubblicò nel 1860 nella raccolta Juvenilia la poesia Voce dei preti
    « Ahi giorno sovra gli altri infame e tristo,

    Quando vessil di servitù la Croce
    E campion di tiranni apparve Cristo! »

    (Giosue Carducci, Voce dei preti)

    e nel 1863 l’Inno a Satana, che poi ristamperà nel 1868 in occasione del Concilio Vaticano I.

    ( questo non ce l’hanno fatto studiare al liceo eh)

    Cesare Lombroso, fondatore dell’antropologia criminale, Salvatore Cognetti de Martiis, professore di economia politica garibaldino e Arturo Graf, docente di letteratura italiana, furono celebri esponenti di teorie anticlericali.

    Il ritiro dei docenti della facoltà di teologia diede occasione allo Stato di sopprimere le facoltà di teologia con la legge Scialoja-Correnti del 26 gennaio 1873, determinando la scomparsa degli studi ecclesiastici dalle università di Stato.
    (alè altro che crocifissini in classe )

    Al di fuori dell’ambito strettamente accademico, ebbe straordinario successo la letteratura di Edmondo De Amicis, che proponeva con il libro Cuore un codice di morale laica.

    Un esempio emblematico di questa ideologia fu La predica di Natale del 24 dicembre 1897 di Camillo Prampolini.

    A partire dal 1850, furono promulgate le leggi Siccardi (n. 1013 del 9 aprile 1850, n. 1037 del 5 giugno 1850, e n. 878 del 29 maggio 1855), che abolirono tre grandi privilegi di stampo feudale di cui il clero godeva nel Regno di Sardegna: il foro ecclesiastico, un tribunale che sottraeva alla giustizia dello Stato gli uomini di Chiesa oltre che per le cause civili anche per i reati comuni (compresi quelli di sangue), il diritto di asilo, ovvero l’impunità giuridica di chi si fosse macchiato di qualsiasi delitto e fosse poi andato a chiedere rifugio nelle chiese, nei conventi e nei monasteri, e la manomorta, ovvero la non assoggettabilità a tassazione delle proprietà immobiliari degli enti ecclesiastici (stante la loro inalienabilità, e quindi l’esenzione da qualsiasi imposta sui trasferimenti di proprietà). Inoltre, tali provvedimenti normativi disposero il divieto per gli enti morali (e quindi anche per la Chiesa e gli enti ecclesiastici) di acquisire la proprietà di beni immobili senza l’autorizzazione governativa. L’arcivescovo di Torino Luigi Fransoni venne processato e condannato ad un mese di carcere dopo aver invitato il clero a disobbedire a tali provvedimenti. ( bei tempi)

    Fu del 29 maggio 1855 la legge che abolì tutti gli ordini religiosi (tra i quali agostiniani, carmelitani, certosini, cistercensi, cappuccini, domenicani, benedettini) privi di utilità sociale, ovvero che «non attendessero alla predicazione, all’educazione, o all’assistenza degli infermi», e ne espropriò tutti i conventi (334 case), sfrattando 3733 uomini e 1756 donne. I beni di questi ordini soppressi furono conferiti alla Cassa ecclesiastica, una persona giuridica distinta ed autonoma dallo Stato. L’iter di approvazione della legge, proposta dal primo ministro Cavour, fu contrastato da re Vittorio Emanuele II e da un’opposizione parlamentare agitata dal senatore Luigi Nazari di Calabiana, vescovo di Casale Monferrato, che determinarono le temporanee dimissioni dello stesso Cavour.

    Con l’avvento del Regno d’Italia avvenuto nel 1861, il Governo adottò nei confronti della Chiesa (che contrastava l’affermarsi di “compiti di benessere” dello Stato a favore dei cittadini) una politica limitativa, in particolare rispetto agli enti ecclesiastici tramite le cosiddette Leggi eversive:

    * la Legge n. 3036 del 7 luglio 1866 con cui fu negato il riconoscimento (e di conseguenza la capacità patrimoniale) a tutti gli ordini, le corporazioni, e le congregazioni religiose regolari, ai conservatori ed i ritiri che comportassero vita in comune ed avessero carattere ecclesiastico. I beni di proprietà di tali enti soppressi furono incamerati dal demanio statale, e contemporaneamente venne sancito l’obbligo di iscrizione nel libro del debito pubblico di una rendita del 5% a favore del fondo per il culto (in sostituzione della precedente cassa ecclesiastica del Regno di Sardegna). Venne inoltre sancita l’incapacità per ogni ente morale ecclesiastico di possedere immobili, fatte salve le parrocchie.

    * La Legge n. 3848 del 15 agosto 1867 previde la soppressione di tutti gli enti secolari ritenuti superflui dallo Stato per la vita religiosa del Paese. Da tale provvedimento restarono esclusi seminari, cattedrali, parrocchie, canonicati, fabbricerie e gli ordinariati.

    Nel tentativo di colmare i gravi disavanzi causati dalla terza guerra d’indipendenza, nel 1866 il primo ministro Giovanni Lanza estese l’esproprio dei beni ecclesiastici a tutto il territorio nazionale e, con la legge del 19 giugno 1873 anche a Roma, la nuova capitale. ( da tenere presente se si volesse ripianare l’attuale deficit pubblico)

    La presa di Roma (20 settembre 1870) infranse il potere temporale del Papa: i Bersaglieri del generale Raffaele Cadorna irruppero attraverso la breccia di Porta Pia, ponendo fine allo Stato Pontificio. Tra i politici di maggior spicco in questa fase storica emerge la figura di Camillo Benso Conte di Cavour, che formulò il principio della «Libera Chiesa in libero Stato». Giuseppe Garibaldi definì la Chiesa cattolica una «setta contagiosa e perversa»[12]. Per lungo tempo il Papa, rifugiatosi in Vaticano, impose ai cattolici di non partecipare alla vita pubblica del Regno d’Italia con un pronunciamento conosciuto come non expedit. ( una cosa buona direi)

    Nel 1850 dopo l’approvazione delle leggi Siccardi nel Regno di Sardegna l’arcivescovo di Torino Luigi Fransoni fu arrestato per un mese e poi mandato, nelle stesso anno, in esilio a Lione per la sua ferma opposizione alle leggi anticlericali.[13]

    Dopo l’Unità, circa la metà delle diocesi italiane resterà vacante, per il rifiuto del Governo di concedere il necessario ‘placet’ o ‘exequatur’ ai vescovi. Nel 1864 ben 43 vescovi erano in esilio, 20 in carcere, 16 erano stati espulsi e altri 16 morti per le vessazioni subite [14]. A metà degli anni sessanta di 227 sedi vescovili, 108 erano vacanti.

    (va detto che..) I motivi di questi arresti erano spesso arbitrari: il cardinale Corsi, arcivescovo di Pisa, fu arrestato il 13 maggio 1860 per non aver voluto cantare il “Te Deum” per Vittorio Emanuele II[17]. Nel luglio dello stesso anno il vescovo di Piacenza Antonio Ranza e dieci canonici furono condannati dal tribunale a quattordici mesi di reclusione per antipatriottismo. Si trattò di una condanna politica, perché il vescovo si era allontanato dalla città in occasione della visita del re e non aveva celebrato la festa dello Statuto ( ma sapete…. se torni a casa la sera arresta il vescovo, tu non saI PERCHè, MA LUI SI)

    Nelle province meridionali, dopo la spedizione di Garibaldi con vari pretesti furono arrestati e processati 66 vescovi. Durante i quattro anni successivi subirono la stessa sorte anche nove cardinali.

  10. Lilith ha detto:

    Boia dè, “un ti ci nasce l’erba in bocca” a te, eh? ;-)

  11. marcoghibellino ha detto:

    gghhghhg sò solo e il blogghino di Lucy è il mio succedaneo al barre

  12. bernardo ha detto:

    Proprio così, leggendo la cronaca di questi anni in un libro di fantascienza, verrebbe da dire: Che scemenza, un popolo sì stupido non può esistere, delle facce di culo siffatte neppure, non è verosimile!
    Eppure, se non mi sono mangiato una amanita muscaria di troppo vent’anni fa e tutto questo non è che un incubo, ci siamo dentro fino al collo, quel che è peggio però, per me, è che la nostra sinistra ufficiale, più realista del re, si è sempre tenuta su linee così clericali che se non fosse stato per il socialista L. Fortuna e pochi altri (radicali, socialisti e repubblicani per lo più) non avremmo neppure il divorzio, figurarsi l’aborto.
    La doppia morale togliattiana rispecchiava un atteggiamento nei confronti del popolo più elitario che non democratico, d’altronde loro erano l’avanguardia, gli altri potevano pure stare indietro. Sono infatti restati così indietro che quando qualcuno ha fatto appello alle emozioni animali dell’odio per il diverso sono accorsi a votarlo.

  13. marcoghibellino ha detto:

    ipse dicsit ( ahimè)

  14. marcoghibellino ha detto:

    per esemplificare quanto dice Bernardo cito wiki alla voce Renata Polverini

    “Per la sua attività sindacale ha ricevuto la stima di Veltroni che la voleva come candidata nel PD. ( <—– no dico)
    Renata Polverini è stata eletta Segretario Generale della CISNAL nel Congresso del 2-3-4 febbraio 2006.

    Vedasi sotto la stimata Polverini

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