panda giganti

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I panda giganti vivono in piccoli boschi di bambù e si nutrono di germogli di bambù. Sono sopravvissuti solo 36 panda giganti. La ragione per cui sono sopravvissuti solo 36 panda giganti si deve alla scarsita’ di germogli di bambù, che i nativi del luogo mangiano in gran quantita’, specialmente come contorno di panda giganti al forno.
(Jack Douglas)

hanno destato scalpore le dichiarazioni del giornalista scEntifico Chris Packham sull’estinzione dei panda.

secondo il giornalista della BBC infatti i panda si sarebbero infilati “volontariamente” in un cul de sac evolutivo (sul “volontariamente avrei i miei dubbi, ma non è questo il punto).

ma soprattutto dice il giornalista:

“”è inutile continuare a farli riprodurre in cattività se poi l’habitat dove reinserirli non esiste più”

e su questa cosa il buon Chris ha dannatamente ragione, come direbbero gli anglosassoni.

parliamoci chiaro:

(ne avevo già parlato qui, ma mi va di rivogaNNici, come si dice in maremma)

la biodiversità è un valore da conservare, con gelosia e amore.

ma la biodiversità è il numero di specie diverse che riusciamo a preservare attraverso la conservazione del posto dove stanno, è perfettamente inutile tenere in vita una specie che non ha più un posto dove stare, solo perchè fa tanto fico averla sulla maglia.

è vero, il panda è un simbolo e anche i simboli sono importanti, io ho ancora la mia bandiera con il vecchio simbolo del mio partito e me la posto dietro ovunque, sotto mi ci sento rassicurata, identificata senza aver bisogno di parlare, un po’ come quando incontri qualcuno sul treno, quello sta leggendo l’ unità e ti viene di sorridergli e pensi “non può essere cattivo, legge l’unità!”

la stessa cosa per il panda. portarlo su una maglia vuole ancora dire “ci tengo alla natura, cerco di proteggerla, fate come me”.

la mia paura è però l’enorme peluche bianco e nero, tenero tenero, ci faccia accontentare della sua faccia, di una maglietta, di qualche slogan e festa finita.

quello di cui dovremmo preoccuparci non è la sopravvivenza di una specie, sia essa glamour come il panda o ridicola come il povero dodo, quello di cui dovremmo preoccuparci è la sopravvivenza nostra.

il destino di tutte le specie è, prima o poi, l’estinzione.

quando si sono estinti i dinosauri si sono affermati i mammiferi, e non mi pare che ci se ne sia dispiaciuti.

ironia della sorte ho trovato queste righe sul sito del WWF:

I Paesi dove vivono il maggior numero di specie minacciate sono Cina, Brasile, Australia e Messico, ma la Lista Rossa denuncia il declino di molti pesci d’acqua dolce anche in Europa: il 56% delle 252 specie endemiche di pesci d’acqua dolce sono minacciate a causa dell’inquinamento,  ell’eutrofizzazione, del prelievo eccessivo d’acqua e della distruzione degli habitat.

non sto “accusando il WWF di volere più bene ai panda che ai pesci”.

anzi, ritengo che l’attività che il WWF sta svolgendo in molte parti del mondo sia meritoria proprio perchè protegge le AREE che ospitano gli animali (o le piante… la maggior parte della biodiversità legata alla nostra sopravvivenza è legata all’agricoltura).

ma mi piacerebbe che tutti noi che non ci occupiamo attivamente di salvaguardia del mondo naturale  ci ficcassimo nella testa che essere ecologisti non vuol dire salvare il panda gigante o la foca monaca.

non spetta a noi “salvaguardare il pianeta”.

questo verbo è solo indice della sciocca presunzione di chi crede di essere stato messo qui “a guardia del creato” e non capisce invece che “del creato” fa parte integrante e ha bisogno di viverci e di viverci il più a lungo possibile.

non dobbiamo “essere buoni” basta essere lungimiranti e anche un poco egoisti, per capire che per salvarci noi si deve salvare tutta la baracca.

su radio 3 ho sentito una storiella illuminante, era a uomini e profeti, purtroppo non ricordo chi la raccontava, magari qualche lettore lo ricorda.

la storia racconta di due amici che si imbarcano su una nave.

quando la  nave è in mezzo al mare arriva una grandissima tempesta.

allora uno dei due sale dal comandante e gli chiede come va.

“male, se continua così fra venti  minuti affonderemo”

e così l’uomo va a svegliare l’amico

“ehi, sveglia, ha detto il capitano che se continua così fra venti minuti la nave affonderà!”

“e che me ne frega, non è mica mia!”

chiudo con una poesia di stefano benni:

il futuro dell’uomo è a una drammatica stretta

ho visto un panda con la mia faccia sulla maglietta.

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4 risposte a panda giganti

  1. Simona ha detto:

    eh, sì, Lucia, è vero. Se riuscissimo a capire che non siamo noi gli eroi che salvano le specie di animali in via d’estinzione, il passo successivo sarebbe il trattare meglio questo ecosistema dove viviamo, per poter evitare le estinzioni la cui causa siamo unicamente noi, allontanare il più possibile la nostra e far sì che la natura di ogni specie proceda come meglio crede. adattarsi ai cambiamenti climatici e ambientali usando la tecnologia va benissimo, più che bene, anzi! ma magari evitare di uccidere animali per niente, vedi le pellicce, le zanne, o anche il cibo “stupido” (solo picole parti di un certo animale..), potrebbe essere una buona idea, no?

  2. lucia ha detto:

    già. e soprattutto cercare di usare uno sviluppo che preveda meno consumo di territorio, meno abbattimento di foreste, meno immissioni in atmosfera o in falda.
    c’è gente che ha un panda sulla maglia e usa la macchina per fare cento metri…

  3. b.daleppo ha detto:

    Brillante come tuo solito, ma cosa volevi dire?
    Salvaguardare il pianeta, quando il maggiore pericolo per il pianeta siamo noi mi sembra abbia un senso, magari quello di opporsi a quegli umani che appunto per “miopia” lo saccheggiano.
    Riguardo alla tutela di animali che sono ridotti a poche decine l’esempio del bisonte americano e della sua ripresa potrebbe essere interessante.
    Riguardo alla tutela di animali che non hanno più un habitat in cui vivere bisogna, secondo me, tenere presente che, se è vero che i cambiamenti introdotti dalla nostra specie nel pianeta sono spesso drammatici in particolare perché la velocità di questi cambiamenti è molto superiore alla velocità dei cambiamenti naturali, in molti casi si è visto che, interrompendo, per i più diversi motivi, la nostra pressione su un ambiente, esso può tornare alle sue condizioni “naturali” in tempi relativamente brevi, la diffusione del lupo in Italia potrebbe essere un esempio.
    Riguardo al Panda e alla sua estrema specializzazione certo il suo è un “cul de sac” evolutivo, paragonabile a quello del Koala.
    Ma ci sarebbe da chiedersi allora: conservare tutte le vecchie opere d’arte che affollano musei e chiese d’Italia che senso ha? Affreschi in terra di sismi, olii che spengono i loro colori naturalmente ossidandosi, monumenti in carbonati di calcio sotto la pioggia e via discorrendo. Che senso ha cercare di dare eternità ai nostri manufatti?
    Io provo un dispiacere assai maggiore per non aver mai potuto vedere un dodo, un uro o un tilacino vivi, che non per il cavallo di cui fece la creta Leonardo da Vinci a Milano, forse altri la pensano come me.

  4. lucia ha detto:

    non doveva essere molto brillante se mi chiedi cosa volevo dire! ;)
    volevo dire che spesso l’ecologismo “naif” pensa che si “debba salvare il mondo” invece il mondo si salva benissimo da solo.
    e se un giorno ci estingueremmo alla terra gliene importerà il giusto.
    qualche centinaio di anni senza di noi e saràdi nuovo come nuova.
    quello che dobbiamo salvare è la nostra specie e la dobbiamo salvare salvaguardando la casa dove viviamo.
    sarebbe come uno che non ripara il tetto, i pavimenti e le pareti della casa dove vive. se non lo vuole fare per l’estetica lo faccia almeno per continuare a dormire al riparo.
    tutto qui!

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