requiem per un despar

è stato il primo supermercato nel quale sono entrata.

appena arrivata, in un sabato pomeriggio novembrino.

mi fece impressione.

piccole vecchiette con berretti di lana rosa e pelosa, confezioni di formaggi tristi a guardarsi, con buchi che parevano fatti col pennarello.

scaffali grigi, con sopra cose che non conoscevo,  che non mi dicevano nulla di noto, non c’era nulla di quello che di solito compravo al supermercato.

uscìì con un litro di latte e dei biscotti al cioccolato.

pensai che almeno avrei fatto colazione.

e poi ci sono tornata altre volte, sempre incuriosita di sapere se stava rimanendo sempre così, uno strano fossile commerciale rimasto agli anni settanta della DDR, etichette dalla grafica della mia infanzia, poche verdure appassite e nel retro la classica stanza delle birre, che qui non manca mai, una stanza intera solo di casse e casse di birre, da comprare a casse e da rendere a casse.

credo fondamentalmente campasse di quello. della quantità industriale di birra che i panchabbestia della zona compravano a nastro continuo, portandola fuori con carrettini di legno improvvisati ma perfettamente funzionanti. punk ma pur sempre tedeski.

e anche i commessi erano un po’ pancabbesti. direi più per evoluzione  esistenziale naturale che per scelta consapevole.

erano due, lei aveva le orecchie trapuntate di spilli e i capelli di uno splendido fucsia ma dall’orribile taglio, non si può avere tutto. lui i capelli a caschetto, lisci, un po’ sporchi e schiacciati sulla testa gentile.

era gentilissimo, molto timido, parlava appena. le unghie nere e le mani corrose da non so cosa. passava le cose alla cassa guardando in basso, diceva di corsa il prezzo, mangiandosi le parole, e io per non chiedergli di ripetere guardavo il display che indicava sempre un prezzo minuscolo, anche visto che il massimo che compravo lì era un panetto di burro o un litro di latte.

e stamani c’erano le ruspe.

da tempo mi chiedevo quanto avrebbe retto la concorrenza del konsum che era poco lontano e  che aveva prolungato l’orario fino alle dieci di sera.

non so dove siano i due cassieri più strani del mondo, spero abbiano trovato altro, mi mancherà non il latte o il burro o i biscotti al cioccolato, mi mancherà la timidezza silenziosa del cassiere introverso, il berretto rosa della vecchietta e la stanza della birra dove mi chiedevo “ma saranno tutte diverse?”

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9 risposte a requiem per un despar

  1. cappuccinokid ha detto:

    spero che almeno nel konsum ci siano gli spaghetti!
    ;-)

  2. lucia ha detto:

    certo, marca “miracoli”! (sono seria)

  3. 4ngel0 ha detto:

    Ma dici quello all’inizio di Alaustraße? Ha chiuso?

    MappenZate! La mamma e la binbetta arrrrabbiona ci sono andate a fare la spesa…e i punkettoni si sono messi a fare le smorfie alla jena, che ovviamente ha ricambiato con sorrisoni a CUATTRO dentini…

    Un vero peccato! MA che ci vogliono fare adesso?

  4. Mana ha detto:

    Io illo tempore andavo al Plus. A giudicare dalla descrizione e’ uguale: stessi pancabbesti, stessi commessi, stesse verdure tristanzuole e soprattutto stessa birra. E anche io uscivo con gli immancabili biscotti al cioccolato (i Prince, mi pare). ‘Notte, Luci!

  5. lucia ha detto:

    i prince!!! esatto!!!
    buongiorno!
    per angelo: proprio quello, non ne ho idea di cosa voglianno farci, forse un negozio di scarpe, qui sono così belle! ;)

  6. paleomichi ha detto:

    riemergo dai miei tre giorni di lavoro-matto-e-disperatissimo-che-se-apri-un-blog-ti-vengono-le-fisime-a-calcolare-quanti-articoli-ti-studiavi-nel-frattempo per porti una terribile domanda.
    MA IL BOUDINAGE??????
    che me lo sono perso?

  7. lucia ha detto:

    il boudinage bisogna farselo spiegare dal geotrogolo!
    :D

  8. lucia ha detto:

    la foto del boudinage la trovi qui!
    http://noachis.blogspot.com/

  9. 4ngel0 ha detto:

    Un vorrei essere il solito rompichazzo…ma preferisco il boudinage alla vaniglia…

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