du’ova

gallina

stamani sono passata a trovare le “nane”. le nane sono le galline del mammuth, galline nanine nere e affamate, che si sono precipitate a raspare nella graniglia e a bere l’acqua messa di fresco. fa strano passare dalla città tetesca al pollaio italian,o devo dire.

camminare nell’orto che stasera dovrò annaffiare abbondantemente, pena mia esecuzione capitale da parte del mammuth di ritorno dall’elba domani (mi ha chiamato circa centottanta volte per essere sicura che me ne ricordassi) così diverso dal mio balcone, dove la menta e il basilico fanno quello che possono ma non rendono l’aria di casa con i pomodori, le patate, agli, cipolle, insalate e tutto il corrimidietro.

il vasone di basilico del mammuth fa impressione, una delle sue foglie ha più profumo e colore di tutto il mio vasino.

perchè non può esistere un paese perfetto, perfetto nella sua normalità, dove si possa vivere serenamente con un orto, anche piccolino, con uno stipendio, normale, con un lavoro, sereno e stabile, con un governo vero, con un po’ di giustizia, di amore per le cose belle e buone, perchè non posso vivere in un paese così?

perchè devo provare questa acuta nostalgia di casa e nello stesso tempo il senso di sollievo dell’abitare altrove, perchè per essere riconosciuta per quello che valgo devo vivere a 1600 chilometri di distanza da casa mia? perchè vedo i miei amici annaspare dietro a contratti vergognosi, impossibilitati a vivere serenamente, a comprarsi una casa o a fare un bambino?

perchè questo paese stupendo, dove la strada profuma di rosmarino e erba tagliata, dove il mare benedice le dune  profumate di elicriso e dove le strade delle città medievali portano da un capolavoro all’altro non si può vivere sereni?

cosa ha fatto di così terribile la mia generazione per avere una prospettiva di orizzonte così bassa?

come siamo arrivati a tutto questo?

mentre glielo chiedevo le nane mi guardavano stranite.

e poi mi hanno fatto trovare du’ova.

gentili, le nane.

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14 risposte a du’ova

  1. marco ha detto:

    tutto vero e tutto giusto…vero, si potrebbe avere di meglio, ma non bisogna compatirsi: la generazione di tuo nonno ha dovuto affrontare una, o magari due guerre mondiali, fame, freddo, malattie senza penicillina…e neanche un cellulare per messaggiare a casa “non sono disperso, sono vivo”. Su con la vita.

  2. lucia ha detto:

    proprio per questo mi incazzo! possibile che ora, adesso, qui, aleggi perennemente questo senso di precario, di vago, di non sicuro?
    i miei nonni sognavano per i miei genitori una vita migliore della loro. i miei genitori lo stesso. perchè mi sembra di far parte di una generazione che invece sta pagando il fio di quella che l’ha preceduta?
    e comunque sì, sono sù con la vita, sono in vacanza in toskana, ho un lavoro in germania e giro il mondo.
    ma a volte mi ci andrebbe un orto.
    e du’ova.
    :)

  3. marco ha detto:

    vedi te l’ho gia consigliato un paio di volte… datti all’agriturismo!!! alla vita bucolica! :-)

  4. paleomiki ha detto:

    in germania, in Svezia e nei paesi nordici le cose devono funzionare, con quel clima se l’organizzazione fosse quella italiana la gente scapperebbe via, o si suiciderebbe.
    Da noi siamo depressi per il lavoro, ma poi usciamo di casa, splende il sole e un sorriso ce lo tira fuori comunque.
    Sono convinta che il clima abbia un’enorme influenza sulla percezione della qualitá della vita

    P.S. mi spiegghi come fai a scrivere tutto quello che mi passa paer le testa? a volte mi fai paura…

  5. 4ngel0 ha detto:

    Che abbiamo fatto di così teribBile? PenZo nulla…Ci è capitata. E tutto sommato non ci è andata male…se si capitava a fine ottocento ci si beccava due guerre sulla groppa, prima ci si beccava un’italia divisa e in perenne guerra. Se nascevamo nell’immediato dopoguerra ci saremmo goduti il boom, i moods, il beat e il s’essant’otto…ma ci saremmo anche beccati gli anni di piombo…

    Il destino ci ha voluti figli del Drive-in, del videoclip e del uèb! Occhei…ci siamo beccati il nano e il vecchio nazista…ma siamo sufficientemente giovani per vederli schiattare!

    P.S.
    Frittatyna coi fiori di zuccha?

  6. 1,2,3 stella ha detto:

    dice bene michi, è una sensazione stranissima passare qui e leggere scritto da qualcun altro quello che passa nella nostra testa .. anche io vivo in città ma nei weekend che mi capita di passare in giardino e a contatto con la natura mi rendo conto di quanto questo mi manchi..
    :-)

  7. lucia ha detto:

    un bacio agricolo a tutte allora!
    per angelo: fiori ripieni grazie!

  8. Felipe ha detto:

    La risposta che cerchi è…dentro di te; e però è sbagliata! Opps, scusa: mi sono lasciato trasportare… Volevo dire che la risposta la trovi nel tuo stesso post, quando chiedi “Perché non si può vivere in un paese perfetto”. Non lo sai che la perfezione non è di questo mondo? E poi, non pensi che a lungo andare ti romperesti le palle in un mondo perfetto? Certo che se fosse come il villaggio dei Puffi, io mi ci traferirei subito. Quello sì che è un posto perfetto, dove non esiste il denaro (fonte di molti mali), ma come ho già detto, Pufflandia non è di questo mondo.

  9. valeriascrive ha detto:

    lucia, avrei potuto scriverlo io tanto mi ci riconosco.
    io sono andata via per caso quasi e poi sono rimasta perche’ qui e’ senza dubbio piu’ facile. Tutto e’ piu’ facile. Poi, quando torno in Italia, la scopro meravigliosa, la guardo con gli occhi di una turista e quelli di una figlia, lo amo moltissimo il mio paese. Purtroppo e’ chi rimane li’ che lo ama poco, credo. Questo senso di mancanza che respira con me, che sta sempre qui dentro di me lo odio. Lo odissimo. Porca miseria. Eppure non se ne va.

  10. lucia ha detto:

    già vale… non se ne va.

  11. cugifà ha detto:

    come ci siamo arrivati non lo so.
    è certo vero che al momento sembra proprio che manchino le prospettive, mancano per noi e per i nostri figli, ogni giorno il pessimismo aumenta e con questo aumenta il disagio mentale ed economico di tutti noi.
    ricercare qualcosa di meglio è sempre più difficile, far valere le proprie capacità è sempre più difficile ma non ci rimane altro che tentare di “tenere botta” io adesso vivo a lucca con l’orticello e anche le ova delle galline di nonna Ida ma non ho trovato ancora la tranquillità di un lavoro sereno che mi permetta di far campare con serenità la mia famiglia. speriamo di poter dire quanto prima di stare in pace ma per il momento mi sa che non ci rimane altro che dire: “si stava meglio quando si stava peggio”.

  12. coccobill ha detto:

    L’uomo è sempre vissuto tra malattie, carestie, catastrofi varie e guerre. I nostri genitori sono stati i primi nella storia a vivere in un mondo più o meno in pace dove le necessità materiali sono più o meno soddisfatte e ci hanno allevato facendoci credere che questo era un dato di fatto. Ma ovviamente non lo è. Abbiamo vissuto un’infanzia dorata, con la nostra istruzione e le nostre cure pagate dallo stato. La nostra asticella è troppo alta, perché vogliamo migliorare le condizioni a cui siamo abituati e che erano piuttosto un’eccezione della storia. Insomma secondo me pretendiamo troppo. Il pane, l’incolumità, il dottore e il tetto (dei genitori) ce lo abbiamo quasi tutti (i nostri nonni no). Chi vuole di più e non si accontenta si va a cercare il resto.

  13. raff ha detto:

    Che dire, ti quoto in pieno!
    Vivo a cicli trimestrali il dilemma rimango (stipendio+carriera+casa) o ritorno (co;co;co, gerarchie, figli rimandati)

  14. Nemesis ha detto:

    Quoto tutto… spesso anch’io mi sento a casa quando sono lontano, oltre i confini, dove poter guardare una collina e parlare con le galline. L’unica risposta logica credo sia nel loro sguardo stranito…

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