i tedeschi, il trammino e l’empatia

ieri, per la prima volta in un anno sono uscita presto dal lavoro.

molto presto, mi sono presa vacanza e me ne sono uscita.

ho portato il piccolo tommaso a vedere il Blaues Wunder.

e quindi ho preso il trammino quando lo prendevano anche i ragazzi delle scuole.

trammino pieno. come non l’avevo visto mai.

e ho assistito alla perfetta rappresentazione del concetto tedesco di “empatia”.

i tedeschi non possiedono questo particolare sentimento.

non credo sia per cattiveria. sono proprio incapaci di mettersi nei panni del prossimo.

non gli viene.

per esempio se qualcuno fa una foto non è che aspettano. nessuno, neanche quelli “bravi”.

passano, non si accorgono dell’ “altra persona”.

stessa cosa sul trammino.

se il tram è pieno e la gente deve salire nessuno scorre, o meglio, scorre “solo se interrogato”.

se nessuno chiede nulla restano piantati dove sono e poco importa se la gente non può entrare.

ho fatto tutto il viaggio sul trammino fino al ponte blu in una situazione dadaista.

io e tommaso che cercavamo inutilmente di dare meno fastidio possibile, con la gente che guardava nel vuoto davanti a sè in pieno silenzio.

i tedeschi vanno in crisi sui tram affollati, credo venga meno la loro strafottutissima “tistantza”.

il tram era strapieno e non si sentiva volare una mosca, solo un bambino (i bimbi tedeschi sono stupendi, non si capisce davvero cosa succeda ai tedeschi grandi) che si annoiava a morte parlava a voce alta col suo librino di fumetti e cercava di catturare l’attenzione del babbo che guardava fuori per non vedere la signora davanti a sè, non sia mai che le avrebbe dovuto, che so,  fare un sorriso.

mi hanno fatto davvero una pessima impressione, questo gruppo di statue, impietrite, che non si muovevano di un millimetro, che odiavano il vicino perchè gli stava troppo attaccato ma non si spostavano neanche un po’.

come se in una situazione qualsiasi, scema, come quella di un trammino troppo affollato ognuno non fosse capace di vedere il bisogno minimo, poco piú che appena esistenziale, del vicino: trovare un centimetro di spazio per fare il viaggio tranquillo.

mi ha fatto tristezza, mi ha fatto capire come mai patata e gli altri non riescono a non parlarmi sassone, non riescono a capire che sono diversa e che ho bisogno di un minimo sforzo comunicativo da parte loro.

sono sul loro trammino affollato, le mie frau, sono in un mondo che é cambiato loro sotto i piedi e si ostinano a fare finta che tutto il resto non esista, guardano fuori dal finestrino per non incontrare lo sguardo degli altri e per non essere costretti a modificare la propria posizione.

come se cosí io non esistessi. ma io esisto, e sono qui da un anno. e non ho intenzione di scendere dal tram prima di loro.

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29 risposte a i tedeschi, il trammino e l’empatia

  1. Angelo ha detto:

    Vero…quanto li odio quando fanno così…solo che non faccio compliemnti…spintono (educatamente) e mi faccio largo a colpi di bitte. Eccheccazzo!

  2. ADBlues ha detto:

    Mi piace la tua determinazione a non scendere prima di loro! Continua così!

    Comunque devo dire che leggendo il tuo post mi si è scatenata in testa una strana riflessione: i sassoni alla fine non sono così diversi dagli italiani.
    Non pensare che sia completamente impazzito: in realtà anche io penso che ci sia un abisso.
    Però pare esserci almeno un punto comune: la paura dei cambiamenti, del “diverso”.
    Certo, la reazione a questo è diversa; il sassone fa’ finta di nulla e tira dritto, l’italiano invece fa’ casino e vuole evitare il diverso e le novità. Nessuno dei due attori invece fa’ quello che sembrerebbe la cosa più logica: accogliere i cambiamenti come fonte di nuove opportunità ed occasioni e prenderne il meglio per migliorare la propria vita.

    —Alex

  3. Mana ha detto:

    Io ho avuto la stessa impressione quando, poeramme’, feci inavvertitamente qualche passo a piedi su una pista ciclabile a Berlino…se non era per un’amica che mi strattono’ letteralmente sul marciapiede, a quest’ora ero uno degli angeli di Wenders. C’era un tedeschissimo che viaggiava a tutto foco sulla pista, e naturalmente mi aveva vista, ma non che si sia azzardato a farmi un urlo, o una scampanellata. No no, lui mi avrebbe proprio travolta senza pieta’, in barba alla tistantza.

  4. Gaia ha detto:

    Cara Lucia, ma un bel trasferimento, chessò, a Madrid, non è nemmeno in vista???
    In bocca al lupo, cambiare una nazione non è facile, ma te ce la farai! :-)

  5. Donna allo specchio ha detto:

    già te lo consiglio anch’io!
    @mana: qui a Strasburgo hanno la stessa reazione per gl’intrusi sulla pista ciclabile. Non suonano, non avvertono. Il mio biondino dice che è considerato maleducato suonare e dire agli altri di spostarsi. Allora è meglio investirli, no?
    Io preferiscom mille volte sentire una grande scampanellata, piuttosto che uno mi sfiori con la bici facendomi venire un infarto

  6. Mana ha detto:

    @Donna allo specchio: non fa una piega, l’educazione innanzitutto! perche’ spaventare con una scampanellata? tranciamo l’intruso di netto, e’ sicuramente piu’ a modo :)
    firmato, pikkola italiana tistratta

  7. Lilith ha detto:

    Le Piste Ciclabili servono per fare il tiro al bersaglio ovunque!!
    Qui succede lo stesso! Io me lo sento: morirò “arrotata” da un “velocipide” che viene a tutta birra, mentre attraverso (devo attraversarla per forza se voglio andare al lavoro) la pista delle “bicirette”…

  8. Lucykaia ha detto:

    Il problema della gente immobile negli autobus c’è anche qui a Ginevra!
    La prima volta che mi sono accorta di questo assurdo modo di fare ci sono rimasta malissimo.
    Il corridoio dell’autobus rimane praticamente libero e tutti si ammassano vicino alle porte. La gente che deve salire non puó, a meno che non si trasformi in una squadra di rugby. Nessuno, dico nessuno che muova un passo per riempire gli spazi vuoti e liberare quelli sovraffollati!
    Che rabbia, che sensazione di impotenza!
    … Ma come cavolo si fa?

  9. crash ha detto:

    …manca la PASSIONEEE ….vuoi mettere….le scolaresche…qui da noi: abbracci, sorrisi, schiamazzi (contenuti). A volte penso che, contrariamente a ciò che qualcuno può sostenere, i ragazzini sono più educati di certi adulti……

  10. gipo ha detto:

    I tedeschi non so, ma io mi ricordo i parigini in metro…
    prima dell’aipod tutti sprofondati nei libri, anche per due minuti di percorso.
    Poi hanno inventato l’aipod, quindi tutti con cuffie enormi, giusto per scoraggiare un’eventuale conversazione!
    Ma a me, in segno di micro rivolta, piaceva canticchiare per tutto il percorso, perche’ la musica bisogna averla dentro, non nelle orecchie!
    Salutami Tommaso!!
    Ma gli hai messo lo sbarramento a 10000 parole al giorno o sei in trip da discorsi da quando e’ arrivato?

  11. lucia ha detto:

    gipo!!!
    pensa che secondo me qui fischiettare per strada costituisce reato.
    su tommaso: ancora niente bavaglio, ma rischia. ieri l´ho minacciato di morte alla miliardesima volta che mi correggeva (in una lingua a piacere, per altro).
    é un casino, qui ci sono un sacco di re e conti e vassalli e supercazzoli vari e lui non solo li conosce tutti, ma brama dalla voglia di raccontarmeli.
    non sopravviveró.
    un bacio a tutti!

  12. jonuzza ha detto:

    non so some resisti

  13. crash ha detto:

    …”la musica bisogna averla dentro”…è proprio vero! gran belle parole.

  14. Simona ha detto:

    resisti, bella!! noi siamo con te, a dare qualche spintarella alle patate per farle spostare (e siamo in tanti, se no chi la sposta frau patata :D ).
    Qui a Nizza mi ha invece sorpreso la convivialità e l’interazione della gente sull’autobus (sul trammino meno perché è più “automatizzato”): si entra, si saluta l’autista (Lilith: ti immagini se lo fanno a Livorno? :D come minimo ti rispode con un vaff.. perché crede di essere preso in giro!), si scorre fino a un posto a sedere, o dove c’è posto nel corridoio. Se entra qualcuno con un passeggino (e qui in Francia succede in continuazione, ogni famigliola di genitori trentenni ha di solito due-tre figli piccoli..) gli altri lo aiutano a far salire il passeggino e/o l’altro bimbo piccolo che è a piedi per la mano a mamma o babbo, e offrono il posto, così come alle persone anziane o con valigie. Quando si scende dall’autobus, si risaluta e si ringrazia l’autista (secondo me è una cosa bellissima: una delle mie cose preferite di Nizza!), che risponde e riparte.
    Sul pullmino che porta all’Osservatorio (popolato da quelli che lavorano all’osservatorio e non hanno macchina, e abitanti del paesino arroccato sulla montagna dell’osservatorio), addirittura si conoscono tutti e quando si scende si saluta tutto l’autobus.. :)
    L’unica cosa che ignorano praticamente tutti è il cartello “posto riservato ai disabili”: credo di essere l’unica che non si siede in quei sedili…
    Un bacio grande e spingi un po’ sul trammino. così imparano ;)

  15. Donna allo specchio ha detto:

    @simona: si fede che strasburghio è vicina a grande cermania (oltre adessere stata invasa daicrucchi + volte nel corso della storia) e che nizza è vicina a italia.
    In spagna, a valencia, succede + o meno come a nizza, con la differenza che spesso delle vecchiette sconosciute cominciano a raccontarti la loro vita nella loro lingua. E vogliono sapere della tua, chi sei, cosa ci fai li, se sei in vacanza. Se si è in buona è simpatico, senno basta prenderla con filosofia

  16. Simona ha detto:

    è vero Donna allo Specchio: ho un’amica che vive a Parigi da due anni, e mi ha detto che prima, quando veniva a Nizza la trovava molto francese (viveva in Toscana), ora la vede moooooolto italiana rispetto a Parigi…

  17. Lilith ha detto:

    Simona: ahahaha!!! Mi immagino la faccia dell’autista, con ogni passeggero che sale salutando e sorridendo cerimoniosamente!! Gli autisti qui, li chiamano ancora oggi “filibustieri” per due motivi: un po’ perchè prima i bus a Livorno erano “filobus” elettrici e un po’ per la grande educazione e savoir fare che hanno come “nomea” i sopraccitati lavoratori…;-)

  18. 4ngel0 ha detto:

    @Lilith: e scommetto che guidano come se portassero un carro bestiame…

  19. Lilith ha detto:

    Angelo: come hai fatto a indovinare?? ;-)

  20. Lorenzo ha detto:

    Ma almeno usano cedere il posto a sedere alle signore e agli anziani o sono proprio degli automi?

  21. 4ngel0 ha detto:

    @lilith: tutto il mondo è paese…Una volta un nocchiero fece una manovra bruschissima con conseguente caduta dello zaino (+portatile) in terra. Mi incazzai e quello ebbe anche il coraggio di dirmi di curarmi…

  22. Simona ha detto:

    Angelo e Lilith, io a Livorno li vedo spesso guidare mentre parlano al cellulare..e mi fanno un po’ paura, sinceramente..

  23. Felipe ha detto:

    E’ vero: sembra che ai tedeschi (e nella fattispecie ai sassoni) crei più di un problema interagire con un perfetto estraneo, anche solo sorridendo e capisco perfettamente lo stato d’animo di Lucia. Ma cerchiamo di immedesimarci nei loro panni: mettiamo che uno di loro venga in Italia, mettiamo che prenda un autobus o un trammino verso le 7,30 di mattina. Credete che non si sentirebbe inorridire di fronte a “quel gran casino” che fanno gli studenti per andare a scuola? Non si sentirebbe come un pesce fuor d’acqua se una signora anziana ma gentile gli facesse qualche domanda? Forse si chiederebbe anche: “Ma in che posto sono finito? Come si fa a dare così tanta confidenza ad un perfetto estraneo?”. E’, come sempre, solo una questione di punti di vista… e certamente di abitudini.

  24. marco ha detto:

    Sono spietati.
    Io ho smesso di parlare tedesco per non esser vessato dal loro idioma sciorinato senza riguardo per lo straniero.

    Li ho costretti a parlare inglese.

    Che almeno facessero anche loro la fatica di parlare una lingua che non e’ la loro.

  25. lucia ha detto:

    piú li conosco e piú penso che non sia un problema di cattiveria.
    credo proprio che semplicemente non ci arrivino.
    qui non posso “chiedere” l´inglese perché formalmente io sono, ai loro occhi, una “come loro” e da un lato conviene anche a me, ho giá anche troppi problemi di integrazione.
    sono da sola, in mezzo a loro, devo trovare un modo.
    anche se é durissima.
    ma prima o poi conquisteró questa linguaccia!
    oggi ho detto “gedüld” invece di geduld (pazienza) e nessuno mi capiva.
    sono pazzi…
    voglio dire, se qualcuno mi dicesse “porta paziAnza” credo capirei… no?
    mah!
    Sono
    Pazzi
    Questi
    Tedeschi!
    :)

  26. Donna allo specchio ha detto:

    cara lucia e caro felipe,
    io lavoro in ambiente internazionale ed ho dovuto interagire per motivi di lavoro con persone di molte nazionalità diverse. Ebbene, quelli con cui c’è stata una maggiore incompatibiltà sono stati “certi” germanofoni, dico certi perchè non voglio generalizzare completamente e perchè ne ho trovati anche altri molto corretti. E’ vero, è una questione di punti di vista e di abitudini, ma alcuni oltre ad essere durissimi, mancano di elasticità e sono arroganti (gli austriaci peggio dei tedeschi, fra loro non ne ho trovato nessuno facile e dire che ne ho conosciuto un bel numero). Oltretutto pretendono d’imporre la loro lingua e non concepiscono che uno abitando a Strasburgo possa parlare 4 lingue (di cui 3 livello madrelingua) e non il tedesco. A me la cosa manda parecchio in bestia.

    Io potrei abitare oltrefrontiera, dove la vita è meno cara, ma abit

  27. Donna allo specchio ha detto:

    sorry… problemi con la tastiera nuova,
    dicevo potrei abitare in oltrefrontiera, dove la vita è meno cara, ma in germania giammai. (A parte che il biondino, da bravo franco-francese rifiuterebbe di essere sradicato)

  28. Angelo ha detto:

    @lucia: quanto ti capisco…Gedüld o Geduld…cazzo dal contesto si dovrebbe capire…invece nulla! Non ci arrivano.

  29. janess ha detto:

    a me i tedesci piacciono prpprio tanto,spero presto di trasferirmi a vivere a berlino,

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