faber

fabrizio_de_andre.jpg

ieri sera ho visto uno speciale su de andré alla tele. e devo dire che lui è sempre lui. e gli altri intorno… sono sempre gli altri intorno.

fra pochi giorni (3) sarà il decimo anniversario della morte di fabrizio de andré.

e mi manca. mi manca la sua voce e mi mancano le sue parole.

da piccola la mia mamma mi faceva addormentare cantandomi la canzone di marinella.

nella mia testolina di bimba la pazienza del re che non la volle veder morta veniva premiata.

dopo cento anni e un giorno il fiume gli restituiva marinella. e i fiordalisi non sapevo che forma e colore avessero, ma me li immaginavo bellissimi.

album.jpg

a quattordici anni, a casa di mimma, vidi un disco,  col viso di legno di de andré, e con “la canzone di marinella” incisa.

gli chiesi se me lo prestava e feci quello che si faceva sempre, tanti tanti anni fa: mi registrai una cassetta.

e quella cassetta mi aprì un mondo.

ero una ragazza già un po’ bislacca all’epoca, era l’epoca dei grandi cambiamenti, l’impatto col liceo e la città, il sentirsi sempre fuori luogo, la consapevolezza di non entrare bene “nel mondo degli altri”.

e in quella cassetta invece entravo come un vestito.

una canzone dopo l’altra erano canzoni che potevo dire mie, che definivano anche me, che mi aiutavano a trovare il mio posto nel mondo.

poi ne raccattai altre, tutte quelle che potevo.

e poi, nel 1991 mi innamorai anche.

e lo ascoltavamo insieme, lo cantavamo insieme, lo vedemmo insieme.

e anche adesso che sono passati mille anni al mondo, mille ancora, ogni volta che lo sento cantare non posso non pensare a quella ragazzina che muoveva i primi passi nel mondo, innamorata e spaventatissima, buffa, buffa da morire, con gli occhialoni tondi, e che alternava momenti di grande maturità a piccole paure e sciocchezza da bambina.

e che quando aveva di queste paure si nascondeva in camera, prendeva una cassetta logora come una vecchia coperta, la metteva nello stereo e pigiava play.

e a quei due ragazzi che si amavano, al suo concerto.

..

mi ricordo quanto odiai la persona che mi disse “de andré è molto malato, non gli resta molto da vivere”.

era il giorno di santo stefano del 1998.

gli chiesi come lo sapeva, non gli credevo. gli avrei cavato gli occhi. odiai quel modo di darmi una notizia terribile con l’aria di chi semplicemente ti dice una cosa che non sai.

mi guardò con sufficienza e mi disse che lo sapevano tutti.

non gli credetti.

e adesso il mio olimpo pagano vede anche lui, col suo maestro Brassens, magari suonare insieme la chitarra, prendendo un pochino in giro Brel e la sua aria sempre triste da belga in mi minore, Tenco per mano a Dalida, e, naturalmente, Marinella.

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15 risposte a faber

  1. ADBlues ha detto:

    Riconosco che era bravo, il suo modo di fare musica, di trasmettere emozioni, era immensamente migliore di quello di tanti altri cosiddetti cantanti e specialmente di quelli dei nostri giorni.

    Però devo anche ammettere che lo sopporto solo preso a piccole dosi.

    —Alex

  2. lucia ha detto:

    non so perchè ma la cosa non mi stupisce. ;)

  3. ADBlues ha detto:

    PS = il “belga in mi minore” è stupenda!

  4. mimma ha detto:

    A me, fresca maestrina, il dono delle parole e della voce di De Andrè contribuì a chiudere un mondo di ipocrisia e ad aprirne uno nuovo tutto da inventare sulle note di Bocca di Rosa, del Michè, di Carlo Martello che tornava dalla guerra, di Piero che ne morì. Passione, nostalgia, compassione, un modo di stare al mondo che coniugasse cervello e cuore. Sopra un bus pieno di maestre/i e direttori didattici cantai Bocca di Rosa e fui molto felice. Era l’ottobre 1969. Mimma

  5. Simona ha detto:

    bellissimo post, non c’è niente altro da aggiungere. Uno splendido omaggio per una persona che se lo merita veramente..

  6. Donna allo specchio ha detto:

    Ho scoperto tardi Fabbrizio De André, a 21 in un campo del WWF in val Formazza, la più bella vacanza della mia vita. Il nostro capo campo, Andrea, suonava alla chitarra le sue canzoni fino a notte fonda e noi cantavamo. Da allora (era il lontano 1991) de André non mi ha più lasciato.

  7. coccobill ha detto:

    anche a me e alla mia sorella mia mamma cantava come ninna nanna la canzone di marinella !!! buon ritorno in Germagna. Qui a Lussemburgo fa freddissimissimo e ho le lastre di ghiaccio sul balcone.

  8. Lorenzo ha detto:

    Bellissimo post. Ricordo i momenti trascorsi a suonare e cantare le sue canzoni che sembravano catturare sempre l’attenzione delle ragazze.
    Ho il rimpianto di non averlo mai visto suonare dal vivo.

  9. lucia ha detto:

    lorenzo confessa!
    suonavi de andré alla chitarra per baccagliare le phyae!!!
    :D
    hommage à Paul Rouges:
    Quando ero ragazzo avevo dei problemi con tutti…i miei amici mi dicevano: ma tu devi inserirti nella società… devi andare alle feste… se suoni la chitarra cucchi le ragazze, dicono…
    Io andavo alle feste e suonavo la chitarra, e gli altri si cuccavano la ragazza. Tornavo a un’altra festa, suonavo la chitarra, gli altri si cuccavano la ragazza. Una volta che sono riuscito a cuccarmi una ragazza mi han ciulato la chitarra.

  10. Lorenzo ha detto:

    ahahahaha :-)))
    Lucia purtroppo non sono mai stato un playboy
    Suonavo de andrè alla chitarra perchè è stato l’unico cantautore che ho amato sin dai tempi della scuola media e cioè da quando imparai a suonare “un giudice”; mi piaceva farlo, una volta addirittura sono stato baccagliato mentre suonavo “la canzone dell’amore perduto” e ho dovuto alimentare la lunga storia che seguì imparando tutto il repertorio a memoria; ma l’ho fatto con piacere.

    Certamente ho notato che le persone di sesso femminile sono sempre meglio predisposte all’ascolto dei suoi pezzi che sono delle poesie cantate, qualunque sia il tema trattato.

  11. lucia ha detto:

    gli uomini che non amano de andré sono semplicemente gelosi. :)

  12. 1,2,3 stella ha detto:

    ho visto anch’io lo speciale su de andrè, mi ha molto emozionato ed aspetto l’altro, da fazio domenica sera..mi ricorda una persona molto importante..
    tra l’altro ho anch’io un ricordo (un po’ diverso, però..) di una sua tourneé, quella che poi è stata l’ultima: non sapevo che stesse male, c’era il concerto qui a napoli e volevo andarci, invece al mio ragazzo di allora non piaceva ed io non riuscii a convincerlo :-(

  13. mario ha detto:

    Purtroppo ho potuto aggiornarmi sugli ultimi post solo negli ultimi giorni (rientrato in settimana da NY, anche lì tanta, tanta neve!).
    Ho letto i post su De Andrè e mi hanno toccato, mi hanno emozionato.
    Purtroppo non l’ho seguito durante la sua carriera, non ne conoscevo molte canzoni (a parte quelle più famose, quelle che passavano e passano alla radio), ma mi sarebbe piaciuto saperne di più.
    Ebbene, oggi sono passato da Feltrinelli (oddio!!! si potrà nominare sul blog??? O bisogna pagare il copyright???) ed ho visto che c’erano vari sui cd, e per giunta in offerta!!! Mi ci sono avventato come una furia -spaventando commessi e clienti che si trovavano tra me ed i miei obiettivi e ne ho fatto incetta.
    Ora so come trascorrere le ore libere dei prossimi giorni…
    …E grazie ancora Lucia, questi post mi hanno riportato con la memoria al 1999, che per me fu un anno speciale, magico, del quale porto ancora oggi con me i segni, ma anche tanti ricordi indimenticabili…grazie per le emozioni trasmesse con queste righe.

    Ciao Fabrizio!

  14. lucia ha detto:

    bentornato dall’ammerega!
    sì, feltrinelli si può dire. :)
    fino a che non compra anche quella il cainano almeno!

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