leggere, scrivere e far di conto

sul blog letteratitudinario di massimo maugeri si parla di scrittura in questi giorni, di come mai gli scrittori scrivono, di come mai i lettori leggono.

vi invito a leggerlo, il pezzo di le clézio sull’ argomento è bellissimo, quando parla della guerra e di lui che impara a scrivere con una matita da falegname sul retro delle tessere del razionamento mi sono commossa. mi ha fatto anche ricordare un libro bellissimo di perec, “w o il ricordo d’ infanzia” (grazie feliciano!) se lo trovate prendetelo e leggetelo.

io sono partita nel mio rimuginio da questa frase di le clézio:

“Se si scrive, significa allora che non si agisce. Che ci si sente in difficoltà alle prese con la realtà, che si sceglie un altro mezzo per intervenire, un altro modo di comunicare, una distanza, un tempo per riflettere”.

per me questa è particolarmente vera.

chiariamo una cosa: io (purtroppo) non sono “uno scrittore”. ma scrivo. su questo blogghino. circa due volte al giorno, come le volte che si dovrebbero dire le preghiere. e voi leggete quello che scrivo. quindi in qualche modo lo sono, anche se di blogghino e invece gli scrittori veri sono di carta vera.

scrivo da tanto tantissimo tempo. qualche anno fa ho ritrovato un libro di poesie di prévert che si vede il mio babbo aveva regalato alla mia mamma e mi aveva chiesto di scriverci qualcosa. io ci avevo scritto, con una scrittura stampatel-tremolina: “alla mia mammona incinta”. e siccome mio fratello è nato che avevo quattro anni, posso dire che scrivo da trenta, con molto, molto piacere.

e anche da piccola, questa frase di le clézio mi assomigliava. sia per leggere che per scrivere.

un giorno la befana mi portò le lettere magnetiche. mi feci dire dalla nonna ogni lettera che suono avesse e così imparai a leggere e a scrivere.

le V erano gialle e antipatiche, le A verdi e buone, il contrario delle V solo con una asta nel mezzo. quando finivo le A usavo sempre una V al contrario, ma si vedeva lontano un miglio che non era la stessa cosa.

la M e la N erano sorelle, la M era più grande, perchè aveva più gambe. e soprattutto era di una simmetria più evidente della N, cosa che me la faceva immaginare più saggia, più anziana.

la S e la T erano invece cugine, perchè nell’alfabeto stanno vicine.

la B era strana. innamorata della A ma diversa in tutto, con tutte quelle curve morbide. spesso andava in giro con la P, sorella menomata.

anche fra la D e la T c’era una misteriosa relazione, dovuta al loro suonare in bocca in posti simili e diversi insieme.

le vocali mi piacevano più delle consonanti. perchè il loro suono era già racchiuso nel loro nome.

per dire L dovevo dire ELLE. invece per dire E bastava dire E.

ero pazza da bambina forse. forse un po’ sola. anzi, più solitaria che sola. amavo la solitudine, mi ci sentivo tranquilla, avevo paura degli altri, specialmente se bambini anche loro. i bambini dicono bugie, sono furbi, ti fanno piccoli dispetti.

e allora io mi fidavo solo degli adulti, più erano vecchi meglio era.

il mio regno perfetto era la mia nonna. sarei stata nel lettone con lei a sentire le sue storie e le sue favole per tutta la vita se avessi potuto.

scrivere era un modo per stare da soli. “lasciami stare, ora non posso, devo finire di scrivere”, dicevo a mio cugino che voleva giocare (ancora me lo rinfaccia, ancora non ha capito che io avevo paura di quei suoi amici con la bicicletta, che venivano il pomeriggio a trovarlo e che mi nascondevo in camera per non stare con loro).

e il mio primo libro fu un libro dei fratelli grimm. che mi portavo dietro quanto giorgio curioso.

glielo ho letto più di una volta. ci piacevano molto le storie dei fratelli grimm.

quel libro era il mio scudo contro le paure. non me ne separavo mai. se qualche bambino mi veniva a cercare io dicevo che dovevo finire di leggere una cosa.

qui in germania me ne sono comprato uno in tedesco. ma non l’ho ancora finito.

perchè adesso è diverso. adesso non amo più solo la solitudine. adesso amo i bambini, e amo anche i grandi come me. e anche i vecchi, anche se la nonna delle favole non c’è più e l’altra mia super wonder nonna la vedo troppo poco (ma ci vediamo a natale, eh nonna).

ma mi è rimasto il rifugio nella scrittura. la voglia, come ho scritto da massimo, di trovare un punto di uscita per parole che non posso dire, per gesti che non posso fare, per situazioni che non posso cambiare.

non posso dire a frau patata quello che penso di lei, ma a voi sì. e questo fa star meglio.

e anche per questo “scrivere” non ha senso se non c’è qualcuno che legge.

non ho mai creduto a quelli che tengono “un diario segreto”. una volta scritta la parola freme per farsi leggere, che sia il giorno dopo o alla fine di tutta una vita. chi scrive brama di farsi leggere, ne ha bisogno, chi scrive dice “guardami, leggimi, ascoltami, dimmi che ne pensi!” e lo dice con insistenza, e si preoccupa se non lo si legge e si torce e si chiede “perchè non mi leggi?”

chi scrive anche legge.

e anche leggere ha un potere salvifico, di prendere e di portarti via. queste notti sono col principe andrej, guardo crescere suo figlio, palpito per il suo allontanarsi e avvicinarsi.

le parole sono delle amiche meravigliose, anche quelle terribili come durchschnittsmasse o wirkstofffreisetzung ci hanno fatto ridere e stare insieme.

le parole sono non a caso l’inizio della storia. e l’inzio del mondo.

“in principio era il verbo.”

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22 risposte a leggere, scrivere e far di conto

  1. unodicinque ha detto:

    che bel post, Lucia. Mi sono chiesto spesso perchè tenere un blog, mi sono chiesto spesso perchè tornare più volte a guardare se ci sono commenti; è perché le parole che scrivi prendono vita solo se qualcuno le legge, non si scrive per se stessi, magari di se stessi, ma è un messaggio che si lascia, come una bottiglia lanciata in mare con dentro un biglietto dove è scritto : sono qui!.
    Bello questo post.

  2. Lorenzo ha detto:

    Bel racconto! Stamperò la parte centrale relativa alle letterine e la userò con i miei nipotini

  3. 1,2,3 stella ha detto:

    è sempre un piacere leggerti, quale che sia l’argomento :-)
    PS: ma il far di conto.. s’è perso per la strada??

  4. Angelo ha detto:

    nono…il fare di conto dopo…quando gli hanno inZegnato a giocare a dadi ed a poker.

    P.S.
    segna eh?

  5. crash ha detto:

    …è bello leggerti…..quando trovo il tempo: il tempo è sempre troppo poco.

  6. emi ha detto:

    Ciao Lucia,
    è tanto che non ti scrivo ma sono ancora presente fra i tuoi lettori. Questo bene/maledetto lavoro mi occupa troppo tempo e non ce la faccio a scrivere e commentare come prima. Oggi ho letto gli arretrati della settimana ed è stato un piacere…quindi volevo mandarti un bacione e spero che ci incontreremo ancora in quel di Dresda o di Berlino!

  7. Kindlerya ha detto:

    Ciao Lucia,
    sono capitata per caso sul tuo blog e non ho potuto fare a meno di leggere tutto d’un fiato, assurta, il tuo ultimo post. E’ incredibile quanto mi ci ritrovo. In tutto!
    Grazie per questa boccata d’aria.
    Tornerò.

  8. lucia ha detto:

    benvenuta allora! e a presto! :)

  9. lucia ha detto:

    per crash: grazie, sono contenta che ogni tanto torni. davvero. senza far torto a tutti gli altri, si intende, ma visto che sei arrivato sull’onda di una discussione animata è bello pensare che ricapiti.

  10. Mana ha detto:

    E’ bello venirsi a cercare, tu che scrivi e noi che leggiamo. A me, ad esempio, piace moltissimo ascoltare, e forse e’ per questo che preferisco leggere…tu mi chiedi “guardami, leggimi, ascoltami” e a me per natura piace fare proprio quello, quindi bingo! :)
    Sul far di conto mi difendo benino, ma per lo scrivere so’ piiiigraaaa! Pero’ e’ un buon modo per vedere le cose nitidamente, un po’ come fare due passi. Dopo ci si sente meglio, eh?

  11. lucia ha detto:

    decisamente! io invece sul far di conto ho sempre fatto dei gran casini, ancora rimane un mistero quanto faccia sette per otto.
    :)
    buongiorno buonanotte mana! un bacio grande!

  12. lucia ha detto:

    per emi: anche io spero di rivederti presto! quando torno dalle vacanze di natale si pensava con la ciurma di krukki di fare un giretto a berlino, così ci si becca!
    spero che il nuovo lavoro proceda bene, lavori lunedì-venerdì o hai anche turni strani?
    uno strabacio!

  13. Megant ha detto:

    Leggere e scrivere sono parte fondamentale della mia vita. Anche io trovavo nei libri quell’amicizia che da piccola non riuscivo a trovare nei coetanei. Scrivere poi ha anche un potere terapeutico per la mente. Tendo istintivamente ad ingigantire i problemi per cui per me è fondamentale riordinarli, dargli il giusto peso mettendo tutto nero su bianco. Addirittura la scrittura è nella mia “carta del cielo” astrologica e non ho mai avuto un ragazzo che non leggesse. Il mio luogo di ritrovo abituale? Ma la libreria naturalmente! E naturalmente quella con la caffetteria.

  14. Simona ha detto:

    è un post bellissimo, tenero, filosofico, e mi rispecchia tanto: anche io da piccola ero molto timida e spesso avevo paura di interagire coi coetanei, poi ho sempre divorato libri di ogni genere,e come dice Megant il mio luogo preferito è una bella libreria accogliente con la caffetteria..
    è anche vero che quando commento qualcosa qui, spesso torno a vedere se qualcuno ha risposto..per proseguire un discorso, o solo per curiosità: è bello che qualcuno lo legga, infatti, altrimenti è un po’ coem se non avessi nemmeno scritto niente.
    Infine, un abbraccio grande, ma grande grande da Simona di oggi alla Lucia piccola che si rifugiava nel libro dei Grimm con Giorgiocurioso.. secondo me saremmo andate d’accordo anche da piccine, però è meglio che prima faccia amicizia con la bimba della foto da adulta, e che piano piano torni piccina per guadagnare la sua fiducia piano piano..la volpe insegna!
    smacche

  15. emi ha detto:

    Lucia, ho anche turni strani! ma il fine settimana se tutto va liscio lavoro dalle 9 alle 17.30 (se lavoro) quindi ci possiamo vedere poi … Cmq dovrebbero darmi i turni a fine mese per tutto il mese successivo. Si vedrà. BACI

  16. lucia ha detto:

    bene, quindi comunque in ogni caso ci si vede! :) uno strabacio!
    ps: quando ci torni a pisam? ;)

  17. lucia ha detto:

    per simona: la lucettina piccina credo ti apprezzerebbe sia da grande che da piccola. :) d’altronde lo fa anche la lucettina grande!
    senti, ma e te invece quando è che torni a livorno invece? (bel trio in fila! luccam, pisam e livornom! eheheheh)

  18. Simona ha detto:

    :) io torno il 22..e te quando vai a casina?

  19. Felipe ha detto:

    Cara Lucia, il tuo rapporto con le lettere dell’alfabeto è unico, diciamoci la verità. Scommetto che anche un grande come Gianni Rodari vorrebbe rinascere per leggere le tue storie (per ragazzi e non).

  20. Maury ha detto:

    Mmmhh, direi che con questo post hai ampiamente commentato il mio!!!
    Grazie Lucia.
    Maury

  21. Amanda ha detto:

    sto divorando il tuo blog…. leggo in fretta in fretta per scoprire cosa stai finalmente facendo ora :))

    (spero che questo commento appaghi il tuo “leggimi leggimi”)

    sto leggendo coî tanto di te in questi giorni che mi sembra già di volerti bene :))

  22. lucia ha detto:

    ma che ganzata! sono cascata dalla sedia! grazie! detto rossa fino alla punta delle orecchie e con un sorriso beota.

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