11. i giorni prima di natale

ciao a tutti!!!

sono tornata, pubblico l’ultimo raccontino, mando un bacio enooooooooooooooorme a valentina, che spero proprio di vedere per un mohjito (o come diavolo si scriva) in città molto molto presto.

spero siate stati bene con i raccontini delle vacanze.  

(se non capite come mai state leggendo questi raccontini cliccate qui)

Iniziare a lavorare in un negozio durante le feste di Natale è come imparare a nuotare durante un tifone.
Come è successo poi negli anni successivi a tutte le mie amiche e colleghe, mi chiamarono perché conoscevo uno che ci lavorava e mi disse che avevano bisogno di una ragazza per fare i pacchetti.
Accettai volentieri, un po’ di soldi proprio sotto Natale fanno sempre comodo. Il primo giorno mi fecero vedere i sacchetti, le coccarde e la spillatrice. Una cosa da nulla. Dovevo soltanto prendere le camicie che venivano vendute, metterle nel sacchetto, chiuderlo con la coccarda e sorridere. E così feci. I primi trenta secondi. Dopo questo breve momento infatti avevo imbustato e riconsegnato la prima camicia, i commessi stavano servendo alcuni clienti e una coda di gente lunga fino a fuori dal negozio aspettava di essere servita. Io non avevo nulla da fare e la gente mi guardava sospettosa:
– Signorina, posso chiedere a lei?
Io, tutta vergognosa:
– Guardi, non so bene le cose, dovrei fare i pacchetti, è il mio primo giorno qui, ma se vuole ci provo.
– Va bene, senta, volevo sapere, quanto costano le camicie di oxford?”
– Un attimo.
Corro dietro al commesso “storico”:
– Scusa, quanto costano le camicie di oxford?”
– Ritorto o doppio ritorto?
– Boh? Corro dalla signora:
– Ritorto o doppio ritorto?
– Tutte e due…
Dal giorno dopo giravo con un foglietto con i prezzi nascosto in tasca (perché il capo dimostrava già allora il suo sadismo: i prezzi nel negozio non ci sono stati mai prima del 2001), un altro con le taglie del colletto, uno con quelle dei vestiti e li guardavo con l’aria colpevole di quelli che interrogati sbirciano i bigliettini di nascosto.
Durante le feste di Natale la gente non è più buona, è molto più cattiva. Entra in negozio stanca morta e piena di pacchetti e mi fa “senta, devo fare un regalo, mi dia qualsiasi cosa che costi cinquanta o sessanta euro, tanto poi la cambia”. Evviva il Natale…
Tutte le categorie di clienti già descritte entrano contemporaneamente, in una cacofonia bestiale e affascinante di facce, pettinature, vestiti. Entrano signore col loden verde e il cappello bordato di code di visone che farebbe specie a Fred Flinstone, anelli che le cravatte si graffiano da sole quando li vedono e unghie tipo Crudelia Demon. Signore col rossetto sui denti arrivano a coppie di sorelle per scegliere il regalo per il marito di quella che manca, e così se per disgrazia sono quattro sorelle mi vedo sei coppie quasi indistinguibili che entrano a turno per comprare la camicia a uno dei mariti vestite come tante lontre, a pelo lungo, a pelo corto, con le frange o senza. Certi inverni non ha fatto freddo e ho visto signore impellicciate sudare come scaricatori di porto piuttosto che lasciare la pelliccia nell’armadio (o addosso alla legittima proprietaria madame la lontra).
Per alcuni uomini invece avviene l’inverso. D’inverno gli impiegati di banca, i medici, i proprietari di concessionarie, e altre categorie di uomini dominanti tremano come foglie. Il problema è che non escono mai senza l’abito e la giacca dell’abito ha le spalline. Se si comprano un cappotto anche questo ha le spalline e diventano Mazinga Zeta. Se si comprano un giaccone sportivo tipo piumino fanno ridere perché non ci dice un piffero. Allora li vedi a meno cinque gradi col cappotto rigirato sul braccio, in giacca e cravatta che cercano disperatamente la camicia più pesante del mondo. Lavorano poi in posti talmente riscaldati da poterci stare in costume da bagno e quando escono lo scontro con la realtà è notevole.
L’unica consolazione delle feste di Natale sono le coccarde: il capo ne compra una serie: gialle, rosse, blu e scozzese. Le più belle sono le scozzesi, seguono le gialle, le rosse e infine le blu (il sacchetto è di un blu diverso e ci stanno malissimo). Le coccarde diventano la piccolissima rivincita delle commesse bistrattate. Se un cliente è stato gentile si ritroverà con la coccarda scozzese, se è stato fetido con una di quelle gialle, rosse o blu a seconda della gravità della sua colpa. Era molto divertente girare per la via principale della città i pomeriggi che non lavoravo e vedere la gente col sacchetto della camiceria chiuso con uno di questi fiocchi. Bastava un occhiata per vedere che giornata stavano avendo le mie amiche. Branchi di coccarde blu e rosse denunciavano una giornata di quelle terribili e ogni tanto mi veniva da sorridere a placidi signori che sfoggiavano la coccarda scozzese al merito.
A Natale aumenta la percentuale di persone che entrano nel negozio un minuto prima dell’orario di chiusura e ne escono un’ora dopo. Oltretutto sotto le feste la camiceria è aperta anche dopo cena, ma la possibilità di cenare è seriamente messa in discussione dagli eterni indecisi che alle otto di sera (il negozio chiude alle sette e mezzo) ci fanno: “oh! Ma state già chiudendo”?
Verrebbe da dirgli. “No, abitiamo qui, fra i pantaloni e le camicie”!
Alcuni entrano mentre tiro giù la saracinesca e mi fanno: “Meno male! Pensavo di trovarvi chiusi!”
Si arriva al ventiquattro dicembre che si detesta il genere umano e non abbiamo comprato nessun regalo di Natale ma con l’enorme soddisfazione rappresentata dall’apprezzamento del capo che per aver lavorato 11 ore tutti i giorni l’ultimo giorno si avvicina e ti fa: “avvertimi quando esci che ti ho comprato una cosina.” E tu subito pensi: “Però, forse non è così cattivo”. E dopo due minuti arriva e col piglio del monarca che poggia la spada sulla spalla del cavaliere in partenza per la terra santa mi porge un pandoro.

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