1. marito e moglie: variazioni sul tema

(se non capite come mai state leggendo questi raccontini cliccate qui)

La più frequente categoria di persone che entra nel negozio sono le coppie sposate da abbastanza anni da aver stabilito con precisione chi è che comanda.


La maggior parte delle volte (diciamo pure quasi sempre) è ovviamente lei. L’implacabile moglie che attraversa la porta e già parla. Prima col marito, poi con me senza cambiare minimamente il tono della voce, così che lì per lì non so se entro in un discorso che non mi riguarda o se “trascuro il cliente” generando le ire del satrapo proprietario. In ogni caso lei non ha tempo da perdere e mi apostrofa più o meno così: senta signorina sto cercando una camicia per mio marito una da tutti i giorni sa che non costi tanto perché poi tanto lui ci suda e ne cambia una al giorno che poi tocca a me stirarle. Tutto in un fiato, senza virgole.
Rilancio l’amo: “pensava ad un colore e a un modello particolare?” Che tanto lo so che la vuole celeste col collo coi bottoncini, ma prima vorrà di sicuro vedere se ci sono altre cose. Le altre cose ci sono, fra l’altro, ma di sicuro non le piacciono.
E infatti: “Mah…Che colorini avete quest’anno?” Perché la logica pittorica è questa: i colorini sono quelli chiari, i coloroni quelli scuri.
Di colorini ci sono sempre i soliti, ma li ripeto con molto entusiasmo secondo le istruzioni del capo, insistendo su quelli che non si vendono.
“Dunque, abbiamo il bianco, l’avorio, il panna, il rosa, il beige, il grigio perla che quest’anno va molto, il grigio tortora, grigio intermedio e il celeste”.
La signora non ha pietà: “Il grigio perla assolutamente no, perché mio marito quei pochi capelli che ha ce li ha bianchi e il grigio lo sbatte, sarei indecisa fra un rosino e un celestino” (Il suffisso -ino va applicato anche ai colori, qualora esistesse un rosa scuro…).
“Che misura le serve?”
Per una volta mi risponde lui. “41”. Errore, grosso errore.
“41???” Urla lei. “Forse quando ti sei sposato! Adesso ti ci vorrà anche la 43”.
Lui piano “eppure mi sembrava…”
“Senti, le stiro io le camicie, lo so io. Signorina, mi dia una 43 rosa e una celeste.”
Me lo dice col tono di chi non sente ragioni, io guardo quest’uomo magro magro, col collo fine fine, e già mi sembrava tanto la 41…Oso un “Vuole che le misuri il collo?”
La signora: “No, no, al limite si prova la camicia che così si vede come gli sta al viso.”
Ora, se c’è qualcosa che gli uomini di una certa età detestano fare nei negozi è provarsi le cose. Intanto li imbarazza e soprattutto proprio non ne hanno voglia, la considerano una perdita di tempo inutile e quando si arriva a provare la camicia loro hanno già bell’e che esaurita la pochissima volontà di restare in giro per negozi e iniziano a sbuffare come bambini dell’asilo, cosa che manda in bestia la signora.
Prendo le due camicie sperando che non voglia fargliele provare entrambe, a smontare e rimontare le camicie ci vogliono delle mezz’ore.
“Mi apre per favore quella rosa?”
Le apro il lenzuolone rosa, che sicuramente starà largo al poveruomo. Lo sbottono e glielo porgo. Lui tenta l’unica, superinflazionata battuta di spirito che farà in tutto il giorno e la spreca proprio con me. Con un sorriso mi fa: “le ha tolte tutte le spilline, vero? che non vorrei mi pungessero…Ha capito dove eh?”
La moglie lo guarda come un vecchio bavoso, guarda me imbarazzata e io rispondo come al solito da anni. “Penso di sì, comunque stia attento, non si sa mai.” Perché fra l’altro, da tempo, le spilline nelle camicie sono ridotte a due o tre al massimo, ma perché togliergli questa piccola soddisfazione?
La camicia gli sta larga, il rosa lo sbatte, il signore se ne va via contento con la sua solita 41 celeste che porta da venticinque anni, sei mesi e diciotto giorni, da quando cioè è stato assunto come geometra del comune previo interessamento della moglie che conosceva la sorella di un noto democristiano locale.

Esistono poi anche coppie, sembra strano ma è così, dove è lui che comanda. Il maschio dominante si riconosce soprattutto da una cosa: la moglie. La moglie fuma come una disperata. E si attacca a quella Capri con l’avidità di chi da anni non riceve una parola gentile.
Solitamente platinata e lampadata le è toccato in sorte un marito ricco ma spietato, di solito primario d’ospedale, che la considera poco più che un’oca da compagnia. Non compatitela: non solo se l’è cercata ma se ha figli maschi laverà i loro calzini fino a che non compiono cinquant’anni e se ha figlie femmine a quindici anni sono già platinatine e lampadatine, escono col figlio del collega del padre e lanciano risolini ogni tre per due parlando di diete, make up e parrucchieri.
Il maschio dominante entra in silenzio e col passo deciso. Gli chiedo se ha bisogno di aiuto. Mi guarda con un misto fra benevolenza e superiorità, e mi fa: “Semmai la chiamo”. Gira tra gli scaffali velocemente. Se è giovane ha un chewing gum, se è vecchio il sigaro. Sceglie due o tre camicie, di solito in base all’equazione “prezzo alto=camicia bella”. Non se le prova di certo, viene in negozio da quando era adolescente e conosce il proprietario meglio di sua figlia, infatti lo saluta con una pacca sulla spalla e gli chiede come vanno gli affari. Il proprietario sorride e allarga le braccia. Gli rode terribilmente. Il capo detesta chi è molto più ricco di lui.
Intanto la povera moglie gli arranca dietro con i sabot Dolce e Gabbana che le impediscono un’andatura dignitosa, i jeans di Cavalli (anche se ha sessant’anni) con gli strappi e gli strass, e una camicetta che evidentemente non le piace perché per entrare nel discorso che ormai si è fatto intimo tra il marito e il proprietario (moto BMW o fuoristrada per una vacanza davvero avventurosa?) chiede in continuazione senza ottenere risposta: “Ma quando le metti le camicie da donna?”. I due supermaschi non la considerano minimamente e passano al bancone per la scelta finale: le cravatte.
Il primario ha scelto tre camicie quasi identiche, tutte celeste tenue, tutte col collo “alla francese”. I suoi abiti sono tutti o blu notte o antracite; ne avrebbe anche uno nero, comprato in una sera di follia nella quale ha accontentato il desiderio della consorte di svecchiarlo con un Armani ma si è già pentito, non l’ha mai messo e il vestito rappresenta soltanto un ulteriore capo d’imputazione nei confronti della signora.
Le cravatte che si possono abbinare a una camicia celeste chiaro e un abito scuro sono praticamente tutte quelle esistenti sul globo terraqueo, che sono fra l’altro degnamente rappresentate sul bancone della camiceria che ne contiene una quantità tendente a più infinito. L’arte di vendere cravatte però sembra consistere nel far credere che ne esista una e una sola che sia perfetta con ogni camicia, basta avere la pazienza e il tempo di trovarla. In questo modo si possono vendere tre cravatte per tre camicie pressoché identiche invece che una sola per tutte e tre.
Si comincia con una dicendo che potrebbe andare bene, la si annoda e la si adagia con stile sulla camicia, possibilmente prendendo dagli espositori una giacca blu scura per vedere come è l’insieme. A questo punto possiamo decidere varie strategie: se il capo è in zona allontanarsi alla chetichella e lasciar fare a lui che è il maestro supremo nell’arte della descrizione dell’ovvio (esempio: di una cravatta arancione potrebbe riuscire a dire che è molto solare, o perfino anche di una rossa che è molto rossa). Se il capo è lontano si possono seguire le proprie ispirazioni vendendo quelle orribili ai clienti antipatici facendo semplicemente scegliere la cravatta alla moglie: sarà capacissima di comprare quella blu a fiorellini lilla che tra di noi sfottevamo chiamandola “la cravatta di Barbie”. Oppure cercare di capire davvero cosa desidera la persona che ci è davanti e accontentarla, l’unico problema è che chi ci sta davanti non ha la più pallida idea di che cosa desidera.
Tornando al nostro primario, essendo un cliente danaroso è di esclusivo appannaggio del capo che se lo coccola e se lo struscia al massimo del possibile.
Di sicuro il capo sceglierà per la prima delle tre camicie una bella cravatta arancio perché “ora basta col tono su tono, è ora di rompere con una botta di colore”, per la seconda una cravatta blu che riprenda la giacca e per la terza una cravatta “regimental rivisitato” che è un bel modo per vendere fantasie che andavano dieci anni fa.
Il primario chiede il conto, accennando discretamente ad un piccolo sconto facendo capire che non ha bisogno dello scontrino. Il capo scuote la testa lamentandosi che purtroppo non riesce a comprare niente in nero e che deve fare lo scontrino per forza. Glielo fa comunque lo sconto, di pochi euro, ma che basta al primario per sentirsi un cliente speciale.

Sarò romantica, ma i miei clienti preferiti sono quelle rarissime coppie che pur essendo sposate da tempo si vogliono bene. Sembra impossibile, eppure esistono mariti e mogli dai capelli bianchi che entrano in negozio e si sorridono complici, chiacchierano sottovoce tra loro e scelgono le cose con calma. Quando lui si prova una camicia, lei lo guarda orgogliosa, gli passa una mano sulle spalle a stirargli le piegoline della piegatura e soddisfatta mi dice: “Sta bene, vero? Dobbiamo andare al matrimonio di mio nipote e lo vorrei vedere elegante, non è vero che è più bello così?”
Lui arrossisce, perché è anche un po’ timido, ma si vede che è contento come un bambino.
Scelgono poi una cravatta, con il marito che prova a dire che non serve, che tanto poi non se la metterà più, che sono soldi buttati via, ma lei gli sorride e gli fa “Ovvìa, per una volta levati una soddisfazione!” E lui cede subito. Gli scelgo la cravatta più bella e il mio migliore sorriso.

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5 risposte a 1. marito e moglie: variazioni sul tema

  1. Eleonora ha detto:

    Che dolcezza l’ultima coppia. Ce ne fossero…

  2. giorgiorgio ha detto:

    oh mamma, anche io sbuffo alla prima cosa da provare…non ce la fo proprio!!!
    certo che te le sei osservate bene le coppie eh!! ^__^

  3. Paolo ha detto:

    Io solitamente ho le idee molto chiare. So già cosa prendere quindi entro, recupero, eventualmente provo, pago ed esco. Se è la prima volta che vedo/compro quell’oggetto (ad esempio i mobili di casa) mi faccio prima un bel giro sulla rete per vedere che cosa propongono poi, una volta deciso, vado e compro.

  4. Erre ha detto:

    Bella la coppia che ancora si vuole bene…. e direi che il sorriso lo meritano proprio tutto.

    Ciao,

    R.

  5. unodicinque ha detto:

    ci sono punti di osservazione davvero speciali. Grazie per questi racconti (è il primo che leggo ma non mi lascerò certamente sfuggire gli altri)

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