dresda uno: l’hotel figo e la sua tessera

buongiorno!!! rieccomi dal salottino di casa mia (che è salotto, cucina, sala da pranzo, tutto insieme! :) )

sono tornata ai miei riti quotidiani, aspettando di farmene di nuovi, il caffelatte in quantità industriale, le fette di pane con la marmellata e scrivere in questo quadratino.

allora. andiamo per ordine. sono arrivata a dresda verso l’una e sono andata subito in azienda. ho posato la valigia, ho salutato alcuni colleghi di firenze che erano lì (dio li benedica) e sono andata dalla mia nuova capa. che devo dire è stata molto gentile e sorridente. mi ha detto che era contenta di vedermi, mi ha fatto accomodare e mi ha parlato delle mie attività lì dentro. poi piccolo inconveniente: con un sorriso mi ha detto: “visto che prima impari meglio è ti parlerò sempre in tedesco così ti abitui”.

io ero pure un po’ assonnata e stanca del viaggio, ho annuito in preda alla disperazione sperando che lo spirito di hans juergen jagermeister mi seguisse, ma mi sa che non si era sintonizzato bene sulle frequenze di dresda perchè a volte, confesso, non ho capito assolutamente nulla!!!

comunque la giornata è scorsa tranquilla, con emozioni altalenanti, cercavo di guardare fuori dalla finestra e capire cosa provavo. ma dentro era tutto troppo incasinato, assonnato e intedescato per capire bene. unica cosa: una insperata serenità di fondo aiutava a vedere le cose con un sorriso, serentià o sciaguratezza che fosse mi sentivo serena, pronta e sufficentemente solida per affrontare il futuro.

poi sono uscita con i colleghi e siamo andati all’hotel. che è immediatamente sotto la frauen kirche. un hotel che neanche una manager in black come me riusciva a immaginare. mi sono sentita una bambina alle giostre.

intanto, come al solito, mi hanno dato la carta per aprire la porta, al quinto piano. in fondo a un corridoio. arrivo davanti alla porta. metto la tessera, niente. quanto mi mancano le chiavi colossali degli alberghi brutti! dio quanto mi mancano! che giravi la chiave e entravi. poi ti tiravi dietro la porta e uscendo la affidavi alla reception (anche perchè in borsa non c’entravano) e eri sereno, non potevi perderle, ce le avevano loro. entrando te le ridavano. queste sono come un bancomat, spesso hai un codice, e lucine rosse o verdi e ti senti scema, e quando non ti riesce aprire la porta le provi da tutte e quattro i lati, e provi a mettere la tessere e poi spingere, oppure spingere mentre metti la tessera, oppure mettere la tessera, aspettare un poco saltellando e pregando poi riprovare. tutti questi riti li ho fatti tutti prima di arrendermi e andare di nuovo alla reception (ah, scusate, ora si chiama welcome desk, ma fa più cacare di reception!!!).

“scusi, forse sbaglio io, ma non riesco ad aprire la porta.”

la ragazza: “forse è rotta, gliene faccio subito un’altra”

ma l’hostess badessa verosimilmente responsabile della gentile ragazza le fa in tedesco: “accompagnala sù, la chiave funziona benissimo”.

io mi avvio con la novizia in ascensore guardando in terra…

arriviamo alla camera, mette la tessera e io prego che non funzioni. non funziona. a volte anche una tessera può dare soddisfazione!

comunque siamo riusciti ad andare a cena (un particolare en passant… su bordo della vasca avevo una paperella gialla… bellissimo!) e ho visto il centro di notte.

è piccolo ma spettacolarmente bello. sembra di essere nel palco immenso di un teatro. vi metto una foto trovata da internet, che non è come se l’avessi fatta io ma è quello che vedevevo, quindi vale.

ps: spero che questa foto faccia venire voglia di venirmi a trovare a quelle persone care al mio cuore che non hanno mai visto lussemburgo!
dresden_bei_nacht.jpg

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3 risposte a dresda uno: l’hotel figo e la sua tessera

  1. Simona ha detto:

    :D se ti può consolare con quelle tessere malefiche mi capita sempre così!!!
    Baci e a più tardi!!

  2. cristallo nero ha detto:

    Il mio problema è che mi dimentico sempre il codice… ;)
    ps: proprio bella Dresda…

  3. mostrobestia ha detto:

    E’ che a volte i tedeschi sono un po’ “ostrici”, ovvero ci vuole il coltello che ti hanno regalato in Lussemburghio per aprirgli il cervello. Pensano di essere superiori agli altri (a volte lo hanno pensato in grande) ma poi spesso annegano nei mocci.

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