Dresda 4: Cattivissimi vecchi

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(attenzione. post politicamente scorretto) 

Aeroporto di dresda. Mi guardo intorno per fare il check in. Lo vedo con un secondo di ritardo. Mi sorpassa a passo di bersagliere una torma di vecchietti dall’età variabile (non scherzo) tra 70 e 90 anni. A passo di bersagliere solo il tempo del sorpasso, perchè una volta effettuato incominciano ad andare a due all’ora. Allora. Io amo i vecchi. Un giorno sarò spero una di loro, il rapporto privilegiato che ho avuto con il mondo degli audulti per tutta l’infanzia e l’adolescenza è stato con mia nonna, adoro i signori dell’unidel (un bacio agli alunni più brillanti che abbia mai avuto) e in generale considero la vecchiaia un momento per dedicarsi a se stessi dopo una vita di lavoro. Vorrei capire però. Visto che io amo i vecchi, perchè invece loro non mi vogliono neanche un po’ di bene? Mi spiego. Alla posta se c’è qualcuno che cerca di passarmi avanti è sempre una vecchietta. Sull’autobus ho sempre ceduto il posto alla gente anziana anche se molti di loro tornavano dal parco a dar da mangiare ai piccioni e io tornavo da una faticosissima giornata di lavoro. Io se incontro lo sguardo di un anziano sorrido. Lui spesso mi fa un ghigno come a dire: se provi a scipparmi ti sventro. I vecchi in questione all’aeroporto di dresda incarnavano precisamente questi luoghi comuni (perchè di tali si tratta, ovvio, come DEL RESTO sono luoghi comuni i loro commenti sui giovani svogliati che non vogliono lavorare, ma questo è un altro post e sto andando come al solito fuori tema) con in più l’aggravante di essere pure francesi, il che aggiungeva la classica aria di spocchia tipo Domeneck il giorno prima della finale (popopopopopo eccetera). Rinuncio a fare il check in normale, faccio il biglietto a una macchinetta e mi avvio all’imbarco. Passo tutti i controlli del mondo, annuso un po’ di fahrenheit (mia droga personale sniffabile in ogni duty free del mondo) e vado a sedere. Dopo un po’ vengo raggiunta dalla turma. Che si siede. Una signora accanto a me incomincia a chiacchierare con il marito. Io cerco di leggere un libro, per altro bellissimo, ma non resisto. Ascolto. La signora è impietosa. Al marito racconta tutte le cose “da rincoglionita” che una delle signore più vecchie ha fatto durante il viaggio. Commentando a ogni perla “certo, non dovrebbe girare nelle sue condizioni”. E io mi sento una merda e ho voglia di cercare la signora in questione e dirle che mi pento di aver pensato tutte quelle cose brutte. Ma resisto e aspetto l’imbarco. Quando annunciano l’imbarco controllo il mio posto. È in fondo all’aereo, ovviamente al finestrino. Ma col solito scatto felino i trenta arzilli vecchietti si mettono in coda tutti in blocco, formando una palla di gente che si guarda in cagnesco e si spintona. Ognuno tira fuori il suo biglietto, cerca chi ha il posto accanto al suo, commenta in caso di accoppiate infelici e progetta scambi di posto che mi fanno gelare il sangue. Visto che tanto sono in fondo alla fila decido di aspettare che l’orda si imbarchi. Mi imbarco anche io e dopo due passi li riincontro. Adesso vanno di nuovo a uno all’ora. Ci avviamo alla porta dell’aereo. Che, non essendo ryanair come sono abituata non ha due porte ma una. Quindi si entra tutti dal davanti. Ogni matusalemme ha qualcosa da dire allo steward. Poi si avvia con la lentezza di una lumaca stanca morta. Per trovare il loro posto ci hanno messo venti ininterminabili minuti. Peggio delle scolaresche di adolescenti. Nessuno è contento, chi ha il finestrino è capitato sull’ala e mugugna. Chi si è già seduto deve rialzarsi per far sedere chi è seduto più lontano dal corridoio. L’aereo partirà con un quarto d’ora di ritardo. Alla fine trovo il mio posto. Non c’è posto per la mia valigia. Tutte le cappelliere piene delle borse titaniche dei signori. Mi siedo con una specie di odio generazionale che mi pervade. Possibile? Sono così stronza? Si. Lo sono. Ma chi potrebbe essere più cattivo di loro? Sono lenti ma ti passano avanti, pensano solo a loro stessi e a rendere il LORO viaggio confortevole alla faccia dei vicini di sedia. Inciospano in continuazione con le lucine, con l’aria condizionata, col sedile reclinabile, fanno impazzire la hostess, si chiamano da una parte all’altra e in fondo, e, neanche fossero vecchietti italiani, applaudono all’atterraggio. A terra si alzano tutti insieme e intasano l’uscita. Ho pensato perfino che in caso di incendio saremmo tutti morti perchè loro avrebbero ovviamente preteso di uscire per primi nonostante la lentezza esasperante. Un signore davanti a me si alza e cerca di mettersi la giacca. Che però è caduta troppo in basso e con il braccio non riesce a pescare la manica. Il senso di colpa mi porta a alzarmi, a reggergli la giacca, a porgergli la manica e a sorridere. Mi sorride anche lui e la moglie si incazza come una iena. All’uscita la signora vittima del gossip della mia vicina di sedia prima dell’imbarco si ferma improvvisamente davanti a me. Dice allo steward che visto che non trova più suo marito il ragazzone tetesko sarà il suo nuovo marito e non sente storie. Mica scema la signora! Nessun tag!

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3 risposte a Dresda 4: Cattivissimi vecchi

  1. Alienor ha detto:

    AhhahaHa! Finale stupendo!! Dalla moglie che s’imbestialisce alla vecchietta che ci prova con lo steward!

  2. Asix ha detto:

    Ciao, adexo *ò ho scritto troppo quindi bye

  3. marianna ha detto:

    fate skifoooooooooooooooo

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