nostalgia

ho cercato una cosa che avevo scritto tempo fa per farla leggere a un amico, l’ho riletta e ho visto che l’avrei potuta benissimo aver scritta ieri.

ve incollo qui, molti voi l’hanno già letta quando l’ho scritta, ma qualcuno no, e adesso è una cosa che mi sento addosso.

ciao!

Luci

Heimweh…maledetti tedeschi…hanno sempre una parola per tutto. Heimweh…cioè “nostalgia”. Ma loro dicono “male-casa”. Perfetto. Cosa aggiungere? Sono a casa. Non è più casa mia. Abito da un’altra parte adesso. Ma ogni tanto torno a casa. Questo fine settimana è stato tutto Heimweh.
Ieri sono stata a trovare mia nonna, al cimitero. Per augurarle buona Pasqua. E lì mi chiedevo dove fosse lei e dove fossi io. Dietro il muro un po’ di resti di un corpo che una volta si chiamava nonna. Un corpo che viveva, parlava, mi coccolava, rideva sgangheratamente come solo lei sapeva ridere. Con allegria e un po’ di cattiveria. Mi prendeva in giro, prendeva in giro tutti. Mi vedeva uscire adolescente degli anni ottanta e mi chiedeva furba dopo avermi visto cotonare i capelli come solo a 14 anni e nel 1989 abbiamo saputo fare: “Ah, esci senza pettinarti?”. Oppure per stigmatizzare una gonna troppo corta: “Sarà costata poco, immagino…” ma poi aggiungeva: “Fai bene, l’avessi potuto fare io!”. aveva delle gambe bellissime da giovane mi dicono. Anche a me dicono che ho delle belle gambe. Grazie nonna. E anche del naso grazie. Perché anche quello è il suo, un po’ più grosso va bene, ma è il suo. “sei dimagrita cocca? Mi sembra ti si veda di più il naso…”. Adesso siamo di qua e di là da  dal muro. E dalla sua parte oltre a lei la mia lacca per capelli, la mia minigonna rosa, i miei orrendi occhiali tondi e il mio apparecchio per i denti. Ma anche la bicicletta con le ruote, il motorino, gli amori di quindici anni fa. I compiti di matematica, le canzoni che faceva cantare a me e a mio fratello in piedi sulla sedia, il quaderno del catechismo, le candele accese in chiesa, l’ombretto verde, gli gnocchi al sugo della domenica.
Stamani sono a casa. Guardo il giardino dove hanno tagliato il platano. Maledetti. C’è un buco nel cielo che prima non c’era. Un pezzo dell’albero è in camera mia. Che stupida feticista della memoria che sono….Onanista sentimentale… Quanto mi piacerà sguazzare nella nostalgia… Ho iniziato presto. Il mio primo ricordo di sega mentale nostalgica risale alla vigilia del mio decimo compleanno: seduta su un poggio davanti casa riflettevo amaramente che dal giorno dopo non avrei più avuto un’età a una cifra, dita delle mani presto drammaticamente insufficienti per definirla. Ancora un anno e poi l’undici avrebbe rovinato per sempre il mio pallottoliere di falangi.  Le avevo viste alzarsi una a una col passare degli anni, un casino fare il numero quattro, non mi decidevo mai se piegare il mignolo o il pollice, un sollievo il numero cinque, la mano aperta senza esitazioni. Col sei l’aiuto necessario della mano sinistra che finalmente riceveva la sua gratificazione. E poi in un volo a riflettere sulla tragedia imminente del numero a due cifre. Da tempo non mi bastano più nemmeno le dita dei piedi…
Guardo la capanna di fronte a casa dei miei  e penso che la vorrei comprare, farmi una casa lì, dove avevo giurato non sarei mai andata ad abitare. Ma non è nostalgia dei genitori quello che mi muove, è la nostalgia di un posto dove ho visto nascere vitelli, nidificare rondini, mungere vacche e uccidere conigli e polli. Che palle! Forse dovrei provare una crema antirughe e farla finita con queste cavolate. Potrei provare a pensare a tutte le volte che da qui sono fuggita, per scappare da una mamma, da un babbo, da un fratello. Per arrivare in una città qualsiasi, Roma, Firenze,  Montpellier, Parigi, Colonia… A tutte le volte che prendendo un treno qualsiasi, per un viaggio piccolissimo o lunghissimo sentivo la leggerezza e la tranquillità di chi davvero vuole andarsene. E poi l’ ho fatto.
E adesso sono seduta sul muro della scala di casa, a guardare una capanna che vorrei comprare, e mi chiedo se mi piace davvero o se cerco una bambina che non posso trovare più, scappata con la nonna quasi sette anni fa.

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3 risposte a nostalgia

  1. Fede ha detto:

    In Rue de Richelieu, a cote del Louvre, c’è l’hotel Montpensier dove si sta bene e si spende poco, mentre in rue de la Huchette c’è il Gatto che pesca dove ho mangiato bene, non è la Tour d’argent, ma tanto a me la sola idea del caneton fa alquanto schifo..Salutami Nicolas,
    baci
    Fede

  2. chiara ha detto:

    ciao!navigando su internet ho trovato il tuo blog..ma stai ancora in lux? io dovrei venirci a stare ad ottobre..posso kiedrti qualche consiglio?’
    ciaaaao

  3. lucia ha detto:

    puoi puoi, diamine! ma ora vivo a dresda. :)
    comunque certo che puoi! ti mando una mail (se hai lasciato la tua) cosí ci si parla!

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