ti ricordi?

viaggio in macchina con una compagna di studi universitari.

a dire il vero lei era quella brava, quella diligente, quella che era sempre in pari, che faceva anche sport, che era pure intelligente, non di quelle secchione sceme, proprio intelligente e, accidenti a lei, pure simpatica.

io ero ancora nella fase “rospo di natura” e non ci frequentavamo granchè all’università.

ma adesso capita di passare molto tempo insieme e sto scoprendo una persona speciale, che sono felice di avere in qualche modo (ri)trovato.

durante il viaggio il discorso cade sui vecchi professori, sui vecchi compagni di corso, sugli esami bellissimi e terribili, chimica generale, fisiologia generale, botanica, biologia dello sviluppo, anatomia comparata e mille altri.

e ti ricordi quella bassa e pupporona?

e quello che tutte dicevano che era un gran fico e invece la testa suonava a vuoto?

e ti ricordi la coppia di secchioni bravissimissimi?

e quella professoressa che amava le piante e l’evoluzione?

e così mi sono riavvolta un pochino negli anni pisani, dolci e tremendi insieme, fatti di esami spaventosi e di giornate esaltanti passate all’orto botanico o all’istituto di antropologia.

mi sono cullata un po’ fra le pagine del libro di citologia, primo esame in assoluto, che all’uscita trovai furbe furbe mia madre e mia nonna, che, dicevano, “volevano fare un giretto per pisa e  erano capitate lì per caso”.

ho rivissuto l’attesa fuori dall’esame di biochimica, col cuore in gola, che non ne potevi più e desideravi che ti chiamasse e insieme di fuggire e non ragionavi più e il cuore impazziva e ne uscivi spossata come aver scalato una montagna.

e ho ripensato all’ultimo esame dato, anatomia comparata, alla sensazione di “ho finito”, l’incredibile sensazione di sollievo e di tristezza insieme, come a dire “eh, ho finito, ma.. e ora?”

e ho pensato anche che studiare era un lusso stupendo, ad averne avuto prima la consapevolezza piena me lo sarei goduto anche più di quanto ho fatto, ho pensato che studiare mi manca, che mi piacerebbe ritrovare il tempo per aprire un libro dell’università, così, solo per il puro piacere di leggere di nuovo quelle righe che sembravano infinite e invece sono scivolate via come l’acqua di un ruscello.

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14 risposte a ti ricordi?

    • crash scrive:

      Non so che problemi ci siano….ma non riesco a scrivere – direttamente -, devo affidarmi a questo spaccac…i qui sopra…scrivendo in replica….. Bellissima descrizione, bellissima sintesi…dopo un buon caffè bollente leggere una paginetta così mette tutte le cosine a posto…pronti a decollare… ” di ricordi” io sarei un fiume in piena…come – penso – lo sarebbero anche altri commentatori. Sarebbe bello trovarsi attorno ad una tavola imbandita e “”raccontarsi”" per tutta la notte…..ma non se pole….

  1. marcoghibellino scrive:

    e perchè mai dovresti smettere di studiare ? ^__^ io credo che lo fai anche adesso, prendine coscenza e , se ti va insisti, non è necessario che tu studi su argomenti inerenti la tua professione, anzi!, studiare altro rilassa riduce lo stress , fallo su cose che ti appassionano, per esempio, visto che ti piace e sei brava, la scrittura .

  2. giappocrucca scrive:

    Ho iniziato a sentire la mancanza dello studio alcuni anni dopo l’universita’ ma non potrei sopportare di affrontare di nuovo lo stress degli esami!
    Purtroppo il mio lavoro non e’ granche’ interessante e spesso ho la sensazione che a stare in ufficio mi si atrofizzi il cervello.
    Cosi’ dedico molta parte del mio tempo libero all’approfondimento degli argomenti che m’interessano anche se ogni tanto mi mancano il dibattito e lo scambio di opinioni che vivacizzavano le lezioni!

  3. Megant scrive:

    Quanti ricordi. Anche io ho vissuto le stesse sensazioni, amato e odiato gli stessi libri, affrontato gli stessi esami. Non a Pisa ma a Firenze ma la Biologia quella è, con gli esami stupendi che non finiresti mai di studiare e gli scogli infiniti che sono peggio di un parto podalico.
    Eppure lo rifarei, anche se ogni esame era per me una prova di carattere. Ma la cosa che più mi stupiva era il senso di vuoto del “dopo esame”. Fino al giorno prima non vedevo l’ora e appena fatto l’esame sentivo gtià il bisogno di tirare fuori libri e appunti dell’esame successivo!

  4. 4ngelo scrive:

    No, non mi ricordo…

  5. spiessli scrive:

    Ma sai che ne parlavo proprio ieri con una collega? In parte mi piacerebbe fare un master o riprendere un pochino gli studi, ma lavorando non ce la farei mai.
    Anch’io ogni tanto ripenso ai tempi dell’uni e mi rendo conto di quanto eravamo lontani dal mondo “reale”…

  6. stefafra scrive:

    Io ho fatto scienze naturali, ma gli esami sono paragonabili…..eravamo pochi (25 al primo anno), ma una compagnia da far invidia all’armata brancaleone.
    Avevamo la compagna bella e un po’ oca che arrivava in pelliccia (un paio degli eco-warriors piú duri e puri le tolsero la parola…!) e che ci raccontava le sue disavventure da distratta cronica “ho di nuovo buttato via le lenti a contatto col liquido, e mi sono dimenticata di pagare l’assicurazione”, il fighissimo sportivissimo e bravissimo con tutti 30 (di Trento, e lo soprannominammo “Trento e lode” ), che era pure simpatico, la tipa che veniva agli esami scortata dal moroso-poi-marito, da cui era apparentemente inseparabile (hanno divorziato) e il “caso umano” puzzolente che dormiva nei pagliai, non si lavava mai e arrivava a lezione quando voleva lui, appestandoci la stanza coi panini morti e i calzini putrefatti che aveva nello zaino.
    Avevamo pure un pensionato/studente, di cui non capimmo mai le vere intenzioni, studiare finalmente o tentare di rimorchiare le studentesse piú carine del corso con la scusa del ripasso, ma forse tanta gioventú gli aveva fatto partire l’ormone selvaggio.

    Il mio primo esame: botanica. Presi trenta e lode e feci tutta la strada fino a casa saltando come una deficiente, il piacere di studiare qualcosa che veramente mi interessava! Poi andai a sbattere contro chimica e la stechiometria, e mi passó l’esaltazione, ma l’universitá, soprattutto i primi 3 anni, furono il periodo piú bello della mia vita.

  7. Tiziana scrive:

    Anch’io al termine degli studi pensai con sollievo “Ho finito” senza rendermi conto che nel mio campo non si finisce mai, bisogna sempre studiare per mantenersi in esercizio altrimenti son figure di m….E studiare diventa anche un modo per restare con l’animo in quel periodo, con quelle emozioni da esprimere, con quei fremiti da provare. Ogni tanto, appena ho un momento libero, mi concedo un pochino di studio, mi diverte e mi rilassa. Spesso la sera in chat incontro un mio vecchio compagno di conservatorio. In genere il suo approccio è “Quanto hai studiato oggi? Che cosa stai preparando?” Hai voglia di dirgli che non è più tempo di studi, che siamo invecchiati. Risponde sempre “Chi suona è giovane nell’anima” E allora sotto con lo studio…

  8. Simona scrive:

    anche a me mancano gli anni “pisani: il gruppo di compagni a studiare insieme in biblioteca, a soffrire, ma anche a tirarsi sù, motivarsi e spronarsi a vicenda…ora le stesse persone sono sparse per l’Europa e una anche negli Stati Uniti…ci sentiamo e cerchiamo di vederci il più possibile, ma tutti insieme è un’utopia, e devo dire che anche se ora sto benissimo a livello lavorativo e sentimentale, mi mancano.
    Grazie bimba per il flusso di ricordi che mi hani inssecato! e mi ricordo anche che anche per la mia amica-sorella biologa il primo esame è stato citologia…la studiava in biblioteca e io sbirciavo…

  9. Aldo scrive:

    Non so voi, ma per me uno dei ricordi più forti è quello della sempre maggiore “presa di possesso”, nel corso degli anni, delle materie che studiavo: non una cosa da poco per uno che ha fatto ingegneria arrivando dal classico e che, fino all’ultimo momento, è stato incerto fra ingegneria e lettere classiche … Potersi dire “beh, non ho sbagliato a fare questa scelta” è stata una delle soddisfazioni più belle di tutta la mia vita professionale … e scusate l’autoincensamento!

    • spiessli scrive:

      euh, per me non vale molto, nel senso che nella scula di traduzione che ho frequentato ho seguito diversi corsi per avere un’infarinatura in diritto, economia e informatica, senza però arrivare al punto di palleggiare una o l’altra materia. Quando avevi l’impressione di iniziare a capirci qualcosa… fine del corso, si passa ad altro!

  10. Giorgiorgio scrive:

    scommettiamo una bottiglia di vino che indovino chi è il fico con la testa vuota?!? :D

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